RANSOM
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Ron Howard
Soggetto: Cyril Hume e Richard Maibaum
Sceneggiatura: Richard Price ed Alexander Ignon
Fotografia: Piotr Sobocinski
Scenografia: Michael Corenblith
Costumi: Rita Ryack
Montaggio: Dan Hanley, Mike Hill
Musica: James Horner
Prodotto da: Scott Rudin, Brian Grazer, B. Kipling Hagopian
(Usa, 1996)
Durata: 122'
Distribuzione cinematografica: BUENA VISTA
Distribuzione home video: BUENA VISTA
PERSONAGGI E INTERPRETI
Tom Mullen: Mel Gibson
Kate Mullen: Rene Russo
Sean Mullen: Brawley Nolte
Jimmy Shaker: Gary Sinise
Agente Johnny Hawkins: Delroy Lindo


Diretto da Alex Segal,
interpretato da Glenn Ford, Leslie Nielsen e Donna Reed, "Il ricatto più vile"
(1956) narrava la storia delle peripezie occorse ad un padre nell'affannoso tentativo di
sottrarre il figlioletto ad un gruppo di rapitori: i ruoli vi erano chiaramente delineati,
i buoni ed i cattivi occupavano ciascuno il proprio posto, non sussistevano dubbi
sull'eroismo finale del genitore.
Nel riscrivere, quarant'anni dopo, la sceneggiatura del film per il remake messo in
cantiere dalla Disney, il veterano Richard Pryce (suoi i copioni de "Il colore dei
soldi ", "La notte e la città ", "Clockers" , "Lo sbirro,
il boss e la bionda ") ha - come nel suo stile - reso la vicenda più cupa e
complessa, ricca di motivazioni psicologiche (il ritratto amaro e penetrante dei
"fuorilegge", totalmente assente nella versione precedente) ed impastata di
violenza metropolitana.
La
mano sensibile e sicura di Ron Howard alla regia, poi, ha fatto il resto: così che
"Ransom" è ora diventato un noir intenso ed adulto, dove è difficile tracciare
i confini del bene e del male (il protagonista Tom Mullen, proprietario di una linea
aerea, non ha esitato a corrompere un sindacalista per far cessare uno sciopero) ed il
vilain accampa motivazioni assai sottili a sostegno delle proprie azioni (la telefonata in
automobile, dove Shaker cita H. G. Wells per spiegare il proprio odio di classe, è al
riguardo illuminante).
Poco importa che, in sottofinale, il protagonista divenga una sorta di vigilante-Mad Max;
anche gli inseguimenti, i corpo a corpo, le morti hanno un che di fisico e di dolente che
colloca la pellicola anni luce distante dal cinema effettistico ed ipertrofico imperante
ad Hollywood. Più di un Mel Gibson monocorde e troppo incline alla stupefazione, spicca
la splendida prova recitativa fornita da un Gary Sinise in stato di grazia; quando,
nell'ultima sequenza, egli appare coperto di sangue e crivellato di pallottole, anche al
più legalitario fra gli spettatori forse verrà il dubbio se davvero giustizia sia stata
fatta.