RAGAZZE
(CAREER GIRLS) CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Mike Leigh
Sceneggiatura: Mike Leigh
Fotografia: Dick Pope
Montaggio: Robin Sales
Scenografia: Eve Stewart
Musica: Marianne Jean-Baptiste, Tony Remy
Prodotto da: Simon Channing Williams
(G.B., 1997)
Durata: 87'
Distribuzione cinematografica: BIM
Distribuzione homevideo: MONDADORI
PERSONAGGI E INTERPRETI
Hannah: Katrin Cartlidge
Annie: Lynda Steadman
Claire: Kate Byers
Ricky: Mark Benton
Evans: Andy Serkins
Adrian: Joe Tucker

Hannah ed Annie si ritrovano - dopo aver condiviso, per lungo tempo e sino a
sei anni prima, un appartamentino all'epoca dell'Università - al fine di trascorrere
assieme un week-end all'insegna dei ricordi.
Timide ed insicure, entrambe sono diventate career girls (è il titolo originale del
film), rigorosamente single, afflitte più o meno dagli stessi problemi di un tempo:
Hannah continua a mascherare le proprie carenze affettive dietro una facciata di
aggressività, Annie ad essere introversa e rincantucciata in se medesima.
Nel corso del fine settimana, reincontrano persone che durante la loro convivenza erano
state importanti: c'è chi si è adeguato alle cose con cinica superficialità, chi fa
jogging con aria soddisfatta, chi si è perduto negli incunaboli del dolore e della
follia.
Ma non ci sono spiegazioni finali all'insegna della confessione straziata, neppure aspri
rimproveri o grandi rivelazioni: il merito principale di "Ragazze" - ultima
fatica registica del britannico Mike Leigh, assurto a meritata notorietà internazionale
dopo il grande successo, di pubblico e di critica, del bellissimo "Segreti e
bugie" - è quello di mantenere un tono sommesso, non esclamativo, raramente
inficiato dal gusto della tragedia o della magniloquenza drammatica.
Ciò detto, e lodate senz'altro le interpretazioni di Katrin Cartlidge
(qualcuno la ricorderà nel celebrato "Le onde del destino") e dell'esordiente
Lynda Steadman, il film presenta purtroppo limiti e difetti: nella caratterizzazione dei
personaggi (segnatamente quello di Annie, troppo caricato sul versante segnico) come negli
sviluppi narrativi (la riproposizione della figura di Ricky risulta veramente fastidiosa,
onusta com'è di pietismo e di facile commozione), Leigh dà l'impressione di non aver
saputo ritrovare quel perfetto equilibrio tra tenerezza e crudeltà fondamento delle sue
opere migliori.