PROFUNDO
CARMESI' CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Arturo Ripstein
Soggetto e sceneggiatura: Paz Alicia Garciadiego
Fotografia: Guillermo Granillo
Scenografia:Macarena Folache
Costumi: Monica Neumaier
Montaggio: Rafael Castanedo
Musiche: David Mansfield
Prodotto da: Miguel Necoechea, Paolo Barbachano,
Martin Karmitz
(Messico, Spagna, Francia, 1996)
Durata: 114'
Distribuzione cinematografica: LUCKY RED
Distribuzione home video: LUCKY RED
PERSONAGGI E INTERPRETI
Coral: Regina Orozco
Nicolas: Daniel Gimenez Cacho
Irene: Marisa Parades
Vedova Ruelas: Patricia Reyes Espindola
Juanita: Julieta Egurrola
Vedova Morrison: Rosa Furman
Rebecca: Veronica Merchant


Non avevo mai visto niente di Arturo Ripstein prima di "Profundo
carmesi'", e non posso che rammaricarmene. C'è da dire che in Italia, almeno, devo
essere in folta compagnia visto che proprio niente è arrivato nelle nostre sale di questo
barocco cineasta messicano nato nel 1943 e attivo già dal 1965. Le recriminazioni sono
ovvie - perché poi far uscire questo film, che meritava essere messo attentamente in luce
e tra l'altro tanto premiato a Venezia, nel periodo in cui per il pubblico vige il
"tutti al mare" e le distribuzioni scoperchiano i fondi dei loro magazzini con
uscite deludenti e indiscriminate - , ma qui si tratta soprattutto di precisare le ragioni
del proprio stupore, e di un'adesione entusiasta e completa.
Il punto di partenza deriva dai fatti di cronaca che ispirarono anche "I killers
della luna di miele" ("The Honeymoon killers", 1970), di Leonard Kastle, a
cui il film rende omaggio - è dedicato al regista ed anche ai due assassini! - , anche se
Ripstein dichiara di essersi interessato a quella storia prima che il progetto di Kastle
avesse buon esito. Le cronache degli Stati Uniti l'8 marzo 1951 poterono finalmente
mettere la parola fine alla storia dell'ex infermiera Martha Beck e di Raymond Fernandez,
gigolo, ambedue freddamente giustiziati sulla sedia elettrica.
Ripstein e la sua compagna e sceneggiatrice Paz Alicia Garciadiego, ricollocano i due
sanguinari amanti nella cornice polverosa, a loro familiare, del Messico, salvaguardando
l'epoca - evidentemente si è ritenuto indispensabile il riferimento all'immaginario dei
primi anni '50, sottolineato con precisione dai numerosi riferimenti al cinema di Charles
Boyer e dei film come "La Porta d'oro" ("Hold back the dawn", 1941, di
M. Leisen), ambientato in Messico, che vede Boyer e Paulette Goddard declinare in commedia
l'inferno dei protagonisti di "Profundo carmesi'". Coral infermiera di un
obitorio grassa e con l'alito che sa di morto fantastica di avventure cinematografiche
leggendo gli annunci rosa. Nicolas è invece il gigolo che si spaccia per sosia di Boyer e
in più dal fascino spagnolo, seduttore con parrucchino di stupide e preferibilmente
ricche ingenue da alleggerire. Sono due figure grottesche, tenute costantemente in scacco
dai loro sproporzionati desideri, normale che si incontrino. Da quel momento la follia
ritenuta e fosca che stava già dietro le prime immagini gradatamente esplode. Coral è la
stratega della coppia. Con accecata determinazione abbandona i suoi due figlioletti per
costringere Nicolas ad accettarla, poi lo guida nelle loro nuove macchinazioni. Siamo in
pieno melodramma, con un tocco di noir cremisi, i sentimenti sono i più estremi, la
passione rende ciechi. Ripstein avvolge i due squallidi amanti in un'atmosfera
maleodorante e irrespirabile; la morbosità non proviene solo da un retaggio di chiusura
cattolica - il secondo omicidio viene eseguito fracassando la statua di una Madonna sul
cranio dell'almodovariana, e qui perfetta, Marisa Paredes, quel che si dice bunueliano...
- ma diventa lampante, una sensazione fisica. Non c'è circolazione d'aria, l'ossigeno non
arriva al cervello, sia negli interni grondanti sudore che negli esterni desolati e
infuocati, e le tre donne vengono infatti assassinate senza premeditazione - a parte
quella di sfilargli il patrimonio - ; i tre omicidi costituiscono solo una ripetizione
disordinata, i due sono i serial-killers del colpo di sole, il calore dei sentimenti
essendo raddoppiato da quello atmosferico. Ripstein pur amandoli prende le distanze dai
suoi personaggi, a parte l'episodio evidente della vecchia anarchica unica a capire i loro
raggiri, li guarda sempre senza pietà, chi disperarsi per la perdita del parrucchino, chi
ingelosirsi per le attenzioni di una vedova attempata. Insomma, siamo alle prese con una
insolita mescola di romantico e grottesco e l'adesione ai personaggi si attiva sui loro
lati nascosti, imbarazzanti, sui momenti più goffi, il resto è terrore. Poi coerente
alle regole del melodramma e alla sua riflessione sulla "betise" umana,
Ripstein, regista "morale", inesorabile osservatore che ama Fritz Lang, fa
eseguire la coppia di amanti da un gruppo di sceriffi troppo annoiati per rispettare la
legge; Coral tremante si slancia e afferma: "questo è il più bel giorno della mia
vita", quindi si abbatte, sempre insieme a Nicolas, su una pozzanghera fangosa che
può finalmente riflettere la loro immagine pura.