Tempi Moderni

I film del 1997


PROFUNDO CARMESI'

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Arturo Ripstein
Soggetto e sceneggiatura: Paz Alicia Garciadiego
Fotografia: Guillermo Granillo
Scenografia:Macarena Folache
Costumi: Monica Neumaier
Montaggio: Rafael Castanedo
Musiche: David Mansfield
Prodotto da: Miguel Necoechea, Paolo Barbachano,
Martin Karmitz
(Messico, Spagna, Francia, 1996)
Durata: 114'
Distribuzione cinematografica: LUCKY RED
Distribuzione home video: LUCKY RED

PERSONAGGI E INTERPRETI

Coral: Regina Orozco
Nicolas: Daniel Gimenez Cacho
Irene: Marisa Parades
Vedova Ruelas: Patricia Reyes Espindola
Juanita: Julieta Egurrola
Vedova Morrison: Rosa Furman
Rebecca: Veronica Merchant

 

profundo.jpg (12262 bytes)Non avevo mai visto niente di Arturo Ripstein prima di "Profundo carmesi'", e non posso che rammaricarmene. C'è da dire che in Italia, almeno, devo essere in folta compagnia visto che proprio niente è arrivato nelle nostre sale di questo barocco cineasta messicano nato nel 1943 e attivo già dal 1965. Le recriminazioni sono ovvie - perché poi far uscire questo film, che meritava essere messo attentamente in luce e tra l'altro tanto premiato a Venezia, nel periodo in cui per il pubblico vige il "tutti al mare" e le distribuzioni scoperchiano i fondi dei loro magazzini con uscite deludenti e indiscriminate - , ma qui si tratta soprattutto di precisare le ragioni del proprio stupore, e di un'adesione entusiasta e completa.
Il punto di partenza deriva dai fatti di cronaca che ispirarono anche "I killers della luna di miele" ("The Honeymoon killers", 1970), di Leonard Kastle, a cui il film rende omaggio - è dedicato al regista ed anche ai due assassini! - , anche se Ripstein dichiara di essersi interessato a quella storia prima che il progetto di Kastle avesse buon esito. Le cronache degli Stati Uniti l'8 marzo 1951 poterono finalmente mettere la parola fine alla storia dell'ex infermiera Martha Beck e di Raymond Fernandez, gigolo, ambedue freddamente giustiziati sulla sedia elettrica.
Ripstein e la sua compagna e sceneggiatrice Paz Alicia Garciadiego, ricollocano i due sanguinari amanti nella cornice polverosa, a loro familiare, del Messico, salvaguardando l'epoca - evidentemente si è ritenuto indispensabile il riferimento all'immaginario dei primi anni '50, sottolineato con precisione dai numerosi riferimenti al cinema di Charles Boyer e dei film come "La Porta d'oro" ("Hold back the dawn", 1941, di M. Leisen), ambientato in Messico, che vede Boyer e Paulette Goddard declinare in commedia l'inferno dei protagonisti di "Profundo carmesi'". Coral infermiera di un obitorio grassa e con l'alito che sa di morto fantastica di avventure cinematografiche leggendo gli annunci rosa. Nicolas è invece il gigolo che si spaccia per sosia di Boyer e in più dal fascino spagnolo, seduttore con parrucchino di stupide e preferibilmente ricche ingenue da alleggerire. Sono due figure grottesche, tenute costantemente in scacco dai loro sproporzionati desideri, normale che si incontrino. Da quel momento la follia ritenuta e fosca che stava già dietro le prime immagini gradatamente esplode. Coral è la stratega della coppia. Con accecata determinazione abbandona i suoi due figlioletti per costringere Nicolas ad accettarla, poi lo guida nelle loro nuove macchinazioni. Siamo in pieno melodramma, con un tocco di noir cremisi, i sentimenti sono i più estremi, la passione rende ciechi. Ripstein avvolge i due squallidi amanti in un'atmosfera maleodorante e irrespirabile; la morbosità non proviene solo da un retaggio di chiusura cattolica - il secondo omicidio viene eseguito fracassando la statua di una Madonna sul cranio dell'almodovariana, e qui perfetta, Marisa Paredes, quel che si dice bunueliano... - ma diventa lampante, una sensazione fisica. Non c'è circolazione d'aria, l'ossigeno non arriva al cervello, sia negli interni grondanti sudore che negli esterni desolati e infuocati, e le tre donne vengono infatti assassinate senza premeditazione - a parte quella di sfilargli il patrimonio - ; i tre omicidi costituiscono solo una ripetizione disordinata, i due sono i serial-killers del colpo di sole, il calore dei sentimenti essendo raddoppiato da quello atmosferico. Ripstein pur amandoli prende le distanze dai suoi personaggi, a parte l'episodio evidente della vecchia anarchica unica a capire i loro raggiri, li guarda sempre senza pietà, chi disperarsi per la perdita del parrucchino, chi ingelosirsi per le attenzioni di una vedova attempata. Insomma, siamo alle prese con una insolita mescola di romantico e grottesco e l'adesione ai personaggi si attiva sui loro lati nascosti, imbarazzanti, sui momenti più goffi, il resto è terrore. Poi coerente alle regole del melodramma e alla sua riflessione sulla "betise" umana, Ripstein, regista "morale", inesorabile osservatore che ama Fritz Lang, fa eseguire la coppia di amanti da un gruppo di sceriffi troppo annoiati per rispettare la legge; Coral tremante si slancia e afferma: "questo è il più bel giorno della mia vita", quindi si abbatte, sempre insieme a Nicolas, su una pozzanghera fangosa che può finalmente riflettere la loro immagine pura.

Alfonso Iuliano