Tempi Moderni

I film del 1997


PERVERSIONI FEMMINILI
(FEMALE PERVERSIONS)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Susan Streitfeld
Soggetto: liberamente tratto dal libro "Female perversions: the temptations of Emma Bovary"
Sceneggiatura: Susan Streitfeld e Julie Hebert
Fotografia: Teresa Medina
Scenografia: Missi Stewart
Montaggio: Curtiss Clayton, Leo Trombetta
Musiche: Debbie Wiseman
Prodotto da: Mindy Affrime
(USA, 1997)
Durata: 116'
Distribuzione cinematografica: LUCKY RED
Distribuzione home video: LUCKY RED

PERSONAGGI E INTERPRETI

Eve: Tilda Swinton
Madelyn: Amy Madigan
Renee: Karen Sillas
Emma: Laila Robins
John: Clancy Brown

perver4.jpg (13658 bytes)Tratto da un saggio della psicologa-freudiana-femminista (e Dio sa quante altre cose) Louise J. Kaplan sul comportamento delle donne in relazione alla sfera della sessualità, "Perversioni femminili" presenta tutti i caratteri di una dimostrazione, le deprecabili argomentazioni costruite a puntino del film a tesi. La protagonista è una donna in carriera - avvocato, prossima a giudice - con il suo edificio di sicurezze scricchiolante in più di un punto. In pratica noi la vediamo sempre molto attenta a curare nevroticamente il look, ne scorgiamo le fantasie erotiche - da cui si intuisce proverbiale invidia del pene - , e insomma la vediamo, immersa in luci molto fredde, sempre ai limiti del masochismo. Sua sorella, invece, si sta laureando in filosofia, non si trucca affatto ma viene arrestata perché cleptomane, da cui incontro- scontro tra le due. Le figure femminili del film si dividono essenzialmente in due gruppi: col rossetto e senza, normali o perverse, oppure seguendo il ridondante messaggio del film: normalmente perverse e perversamente normali, relativizzazione dei modelli e banalizzazione che ricorda l'antipsichiatria di Laing in voga negli anni '70. Quindi una normalità (auto)imposta e, nonostante gli sforzi, impossibile da accettare fatta con i segni esteriori del maquillage caro alla seduzione tipica del femminile. E come al solito, dove c'è femminismo e alienazione si nega le potenzialità del femminile di seduzione, di sfida e quindi di reversibilità di un ordine - e per finirla con il Baudrillard di "Della seduzione" (pag. 28): "In questa visione c'è un disprezzo profondo, lo stesso che si nutre nei confronti delle masse cosiddette alienate, che si suppone non siano mai state capaci di essere qualcosa di diverso da un gregge mistificato". Deplorevole poi la costruzione del film che sacrifica ogni ricognizione sul visibile e sua conseguente bellezza a una costruzione di flashback tendenti a svelare, con la concettosità e la pesantezza di una dimostrazione, la presunta nuda verità del desiderio sessuale femminile, anzi femminista.

Alfonso Iuliano

Intervista a Tilda Swinton e Susan Streitfeld