Tempi Moderni

I film del 1997


PENSIERI SPERICOLATI
(HIGH SCHOOL HIGH)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Hart Bochner
Sceneggiatura: David Zucker, Robert LoCash e Pat Proft
Fotografia: Vernon Layton
Scenografia: Dennis Washington
Costumi: Mona May
Montaggio: James R. Symons
Musica: Ira Newborn
Prodotto da: David Zucker, Robert LoCash, Gil Netter
(USA, 1996)
Durata: 89'
Distribuzione cinematografica: COLUMBIA

PERSONAGGI E INTERPRETI

Clark: Jon Lovitz
Victoria: Tia Carrere
Signora Doyle: Louise Fletcher
Griff: Mekhi Phifer
Natalie: Malinda Williams
Paco: Guillermo Diaz

high1.jpg (12310 bytes)Un tempo c'erano i fratelli Zucker che assieme a Jim Abrahms - i famosi ZAZ - riscuotevano validi ed enormi successi, con la saga degli "airplane", prima di tutto, ma di cui ricorderete sicuramente anche il buon "Top secret".
Da qualche anno invece i tre lavorano separati: Abrahms firma i vari deludenti "Hot shot", gli altri due, dopo il mélò "Ghost" immediatamente parodiato, hanno avuto miglior vita, ma non troppo, con la serie nata da "Una pallottola spuntata", con quel bravo mattacchione che è Leslie Nielsen.
Il divorzio insomma non ha portato grandi risultati, tutti sembrano aver perso lo smalto fiammeggiante dei bei tempi. Qui la regia è firmata da Hart Bochner (con David Zucker produttore e sceneggiatore), ma sembra solo un dettaglio visto l'evidente richiamo al modello dei più famosi progenitori. Quel che conta è che il meccanismo parodico dà qui risultati assai poco effervescenti, sembra spento e si mette in mostra soprattutto nella sua evidente meccanicità e legnosità; gli ingranaggi della risata sembrano non ben oliati.
Il film di riferimento - il bersaglio - è principalmente lo sfortunato "Pensieri pericolosi" - e con evidente richiamo questo "High school high" in Italia è prontamente diventato "Pensieri spericolati" - , film "socialmente impegnato", incentrato sulle tensioni che corrono violente intorno a certe scuole dei ghetti Usa... E i realizzatori hanno probabilmente ceduto al richiamo - o al ricatto? - dei temi "forti", così almeno si spiega la mancanza quasi totale di quella fresca verve e vivace anarchia che volenterosi ci aspettavamo. Gli interpreti vogliono la loro parte; ma anche Jon Lovitz qui si dimostra valido soprattutto come spalla - ricordate "Scappo dalla città" - e insufficiente a reggere il peso del protagonista di questa parodia dalle risate contate e dagli sbadigli involontariamente ben più cadenzati.

Alfonso Iuliano