Tempi Moderni

I film del 1997


PECCATO CHE SIA MASCHIO

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Rolf Silber
Sceneggiatura: Rolf Silber, Rudi Bergmann
Fotografia: Jurgen Herrmann
Scenografia: Agnette Schlosser
Costumi: Christina Schnell
Montaggio: Inez Regnier
Musica: Peter W. Schmitt
Prodotto da: Gerd Huber, Renate Seefeldt
Durata: 105'
Distribuzione cinematografica: ISTITUTO LUCE
Distribuzione home video: ISTITUTO LUCE

INTERPRETI

Christoph M. Ohrt
Carin C. Tietze
Tim Bergmann
Oliver Stokowski
Rudolf Kovalski
Daniela Ziegler

Titolo stiracchiato, non c'e' che dire. Per fortuna i sessi sono solo due e i nostri distributori non potranno divertirsi a proseguire. Per fortuna, va aggiunto, che il film in questione non e' niente di eccezionale. A voler essere magnanimi, poi, e' davvero un peccato che sia maschio. O, forse, e' una bella fregatura che l'altro sia etero. Spiegazione: un poliziotto in gamba viene sbattuto fuori di casa dalla sua compagna, decisa a rifarsi di anni di trascuratezze con un uomo tutto bicipiti. Al poveretto non resta che accettare l'ospitalita' di un ragazzo gay, col quale ha passato una notte di cui pero' non ricorda nulla. La convivenza e' complessa, il pensiero di quella notte e' ossessivo e l'altro, che ormai e' completamente innamorato, non conduce una vita del tutto onesta: passi un poco di droga, ma il traffico delle auto rubate non e' un'attivita' compatibile con un agente che si occupa proprio di questo. Le voci, poi, fanno presto a correre e, strada facendo, perdono il contatto con la realta'; si rischia cosi' il proprio buon nome, anche di fronte alla collega tanto antipatica che diventa col tempo tanto adorabile, ma con la quale qualcosa, chissa' perche', non funziona.
Sembra, senza troppa fantasia, di assistere ad un clone di un altro film nordeuropeo, filo-omosessuale ma non troppo, di questa stessa stagione cinematografica, "Tutti lo vogliono"; l'obiettivo e' simile, la resa pure. In questo caso si e' cercato di essere piu' seri, di eliminare qualche luogo comune, ma la differenza e' davvero irrilevante. Anche qui si ride poco, a meno che non si sia di bocca buona e sufficientemente digiuni di cultura gay, specie cinematografica, il che incomincia ad essere difficile, vista tutta l'ultima ondata di film sul tema. In questo, inoltre, la storia si contorce sempre di piu', e nel secondo tempo e' lecito aspettarsi di tutto, tranne la parola "fine". Nella palude generale, pero', e' trattata con discrezione e con una certa originalita' la curiosa doppia educazione di cui e' vittima il protagonista: da un lato il rapporto inatteso con l'amico gay, che gli mostra l'aspetto umano e positivo dell'omosessualita', senza scadere nel patetico; dall'altro l'amore che nasce lento, ma corrisposto, per la sua collega, che lo affronta a viso aperto, duramente, ma con schiettezza. Una strigliata complessiva, fatta di continui ripensamenti, al termine della quale un uomo fatto, adulto, dalla mentalita' quasi animalesca, riesce, come per miracolo, a trasformarsi in un essere pensante, capace di condurre tutta la sua forza cieca ed il suo coraggio sbruffone in una direzione cosciente. Sarebbe auspicabile allora che un film cosi', in tutta la sua semplicita', fosse visto da un pubblico simile a come e' il poliziotto della storia. Chissa' che il miracolo non si ripeta.

Marco Medelin