PECCATO CHE
SIA MASCHIOCAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Rolf Silber
Sceneggiatura: Rolf Silber, Rudi Bergmann
Fotografia: Jurgen Herrmann
Scenografia: Agnette Schlosser
Costumi: Christina Schnell
Montaggio: Inez Regnier
Musica: Peter W. Schmitt
Prodotto da: Gerd Huber, Renate Seefeldt
Durata: 105'
Distribuzione cinematografica: ISTITUTO LUCE
Distribuzione home video: ISTITUTO LUCE
INTERPRETI
Christoph M. Ohrt
Carin C. Tietze
Tim Bergmann
Oliver Stokowski
Rudolf Kovalski
Daniela Ziegler

Titolo stiracchiato, non c'e' che dire. Per fortuna i sessi sono solo due e i nostri
distributori non potranno divertirsi a proseguire. Per fortuna, va aggiunto, che il film
in questione non e' niente di eccezionale. A voler essere magnanimi, poi, e' davvero un
peccato che sia maschio. O, forse, e' una bella fregatura che l'altro sia etero.
Spiegazione: un poliziotto in gamba viene sbattuto fuori di casa dalla sua compagna,
decisa a rifarsi di anni di trascuratezze con un uomo tutto bicipiti. Al poveretto non
resta che accettare l'ospitalita' di un ragazzo gay, col quale ha passato una notte di cui
pero' non ricorda nulla. La convivenza e' complessa, il pensiero di quella notte e'
ossessivo e l'altro, che ormai e' completamente innamorato, non conduce una vita del tutto
onesta: passi un poco di droga, ma il traffico delle auto rubate non e' un'attivita'
compatibile con un agente che si occupa proprio di questo. Le voci, poi, fanno presto a
correre e, strada facendo, perdono il contatto con la realta'; si rischia cosi' il proprio
buon nome, anche di fronte alla collega tanto antipatica che diventa col tempo tanto
adorabile, ma con la quale qualcosa, chissa' perche', non funziona.
Sembra, senza troppa fantasia, di assistere ad un clone di un altro film nordeuropeo,
filo-omosessuale ma non troppo, di questa stessa stagione cinematografica, "Tutti lo
vogliono"; l'obiettivo e' simile, la resa pure. In questo caso si e' cercato di
essere piu' seri, di eliminare qualche luogo comune, ma la differenza e' davvero
irrilevante. Anche qui si ride poco, a meno che non si sia di bocca buona e
sufficientemente digiuni di cultura gay, specie cinematografica, il che incomincia ad
essere difficile, vista tutta l'ultima ondata di film sul tema. In questo, inoltre, la
storia si contorce sempre di piu', e nel secondo tempo e' lecito aspettarsi di tutto,
tranne la parola "fine". Nella palude generale, pero', e' trattata con
discrezione e con una certa originalita' la curiosa doppia educazione di cui e' vittima il
protagonista: da un lato il rapporto inatteso con l'amico gay, che gli mostra l'aspetto
umano e positivo dell'omosessualita', senza scadere nel patetico; dall'altro l'amore che
nasce lento, ma corrisposto, per la sua collega, che lo affronta a viso aperto, duramente,
ma con schiettezza. Una strigliata complessiva, fatta di continui ripensamenti, al termine
della quale un uomo fatto, adulto, dalla mentalita' quasi animalesca, riesce, come per
miracolo, a trasformarsi in un essere pensante, capace di condurre tutta la sua forza
cieca ed il suo coraggio sbruffone in una direzione cosciente. Sarebbe auspicabile allora
che un film cosi', in tutta la sua semplicita', fosse visto da un pubblico simile a come
e' il poliziotto della storia. Chissa' che il miracolo non si ripeta.