Tempi Moderni

I film del 1997


OVOSODO

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Paolo Virzì
Sceneggiatura: Paolo Virzì, Francesco Bruni, Furio Scarpelli
Fotografia: Italo Petriccione
Montaggio: Jacopo Quadri
Musica: Battista Lena and Snaporaz
Prodotto da: Vittorio e Rita Cecchi Gori
(ITALIA, 1997)
Durata: 90'
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP
Distribuzione homevideo: CECCHI GORI HOME VIDEO

PERSONAGGI E INTERPRETI

Piero: Edoardo Gabriellini
Piero a 13 anni: Malcolm Lunghi
Piero a 7 anni: Matteo Campus
Ivano: Alessio Fantozzi
Nedo: Pietro Fornaciari
Bianca: Barbara Scoppa
Mara Monica Brachini
Tommaso Marco Cocci
Lisa Regina Orioli

 

Dopo le prestazioni non proprio liete degli altri film italiani in concorso al Festival di Venezia, un'ora e mezza di commedia divertente, con alcune scene e battute memorabili, che non tradisce le aspettative, ma che su ogni possibile aspettativa futura sembra calare un definitivo sipario. Virzì questo è: un autore intelligente, non troppo curato nella realizzazione, ma con un ritmo sempre buono, non un perfezionista con gli attori, ma mai colpevole di pessime scelte, e soprattutto una buonissima penna, che però non vuole sforzarsi più di tanto. Questo ancora di più al suo terzo film, dopo "La bella vita", debutto semplice, ma ben costruito, con un discreto spessore, nonostante fosse semplicemente una questione di corna, e dopo "Ferie d'agosto", che gli ha segnato la via per il successo. "Ovosodo" è la storia di Piero, bambino, ragazzo e, finalmente, giovane uomo, nato e cresciuto a Livorno, nel quartiere che da il nome al film; un padre dentro e fuori la galera, una madre persa assai presto e Mara una ragazza che si occupa di lui, del fratello maggiore, un ritardato sopravvissuto contro qualsiasi diagnosi medica, e della sorellina piccola (in attesa che babbo esca, giusto per il tempo di ingravidarla ancora ed allargare la famiglia); una professoressa delle medie che sa gratificarlo, consigliarlo ed essergli amica, e della quale lui non si dimenticherà; Tommaso, un amico straccione e ganzo, che è in realtà il rampollo di uno degli uomini più importanti della città; e infine, come in ogni film generazionale che si rispetti (e come ogni commedia facile delle nostre parti), le ragazze: la vicina di casa, un bizzarro primo amore che non mancherà di tornare, e la bella e ciancicona cugina di Tommaso, Lisa, con un accento periferico-progressista come non si sentiva da tempo. Con un passaggio attraverso le varie età di Piero, tornando talvolta indietro a ripescare i pezzi, e sempre con la sua voce fuori campo a commentare ulteriormente la storia, si giunge al momento della crescita, in cui ovosodo è diventato quel peso sullo stomaco che non va né su, né giù, e che costituisce una morale d'emergenza in dotazione ad una storia che altrimenti, tolte le risate, andrebbe alla deriva. Il film avrà probabilmente successo, e glielo auguriamo, ma resta un nobile incompiuto, un ripescaggio nella nostra ricca tradizione, ammodernato con cura, ma lasciato tristemente a metà. Stupido sparargli addosso, stupido non tentare di fare (e di volere) di meglio, stupido, ancora, metterlo in concorso, bizzarro il Gran premio della giuria. Ma chiunque sia riuscito a capire come deve essere un film in concorso, è pregato di farcelo sapere, con parole sue.

 Marco Medelin