Tempi Moderni |
I film del 1997 |
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| COMPLICE LA
NOTTE (ONE NIGHT STAND) CAST TECNICO ARTISTICO Regia e sceneggiatura: Mike Figgis PERSONAGGI E INTERPRETI Max: Wesley Snipes
Un film dalla struttura tanto complessa, nonostante la semplicità del tema: l'occasionale notte d'amore tra un uomo, Max, che perde l'aereo al momento giusto, e Karen, la donna che lui salva da un'aggressione, sempre al momento giusto. I due si rincontreranno esattamente un anno dopo, in quella che Billy Wilder chiamerebbe coincidenza fuori tempo, ma stavolta nel posto sbagliato, cioé al capezzale di Charlie, amico di Max, malato terminale di AIDS, che scopriamo essere il cognato di Karen, fratello del marito di lei. Lo scopriamo noi e lo scoprono nello stesso istante i due, che nel frattempo non hanno smesso di pensare alla notte trascorsa insieme. La situazione è insostenibile: sono in gioco carriere, famiglie, affetti, e dall'altra parte un sogno pericoloso a portata di mano, e nel dubbio un aiuto fondamentale giungerà proprio dall'amico malato: "La vita è un'arancia". Figgis rischia moltissimo, intreccia la storia d'amore con quella di morte e confonde testo e sottotesto, parla di una e intende l'altra, sottrae gli occhi al gioco delle parole e drammatizza ulteriormente con un continuo accompagnamento musicale che spazia dal quartetto d'archi di Beethoven alle più impudiche atmosfere jazz. Satura l'insaturabile con stacchi aggressivi, macchina a mano, una fotografia dalle mille sfumature e, non pago, conclude il film con il quarto d'ora più discutibile del festival, quasi a voler buttare via un'ora e mezza di grande cinema, scherzando sopra di esso e, forse, anche sull'angosciante film realizzato prima di questo. Ma i sonori, incontrastati fischi presi in sala restano poca cosa davanti al silenzio inquietante di tutti quelli che hanno amato e odiato questo film, che scherza sulla morte e sulla malattia, e in realtà la svela nella sua completezza, che non intende limitarsi ed offre allo spettatore la possibilità di emozionarsi e, soprattutto, di giocare insieme fino all'ultimo. I due attori, nella loro evidente, indissolubile diversità, si integrano benissimo, ma cedono il passo all'interpretazione sopra le righe di Robert Downey jr., l'amico che combatte contro la morte con l'unica cosa che c'è a New York, l'umorismo. E quando Max gli chiede cosa voglia dire "la vita è un'arancia", risponde prontamente che non ne ha la più pallida idea. Marco Medelin |
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