NIRVANA
CAST TECNICO ARTISTICO
Soggetto Sceneggiatura e Regia: Gabriele Salvatores
Collaborazione alla Sceneggiatura: Gloria Corica e Pino Cacucci
Fotografia: Italo Petriccione
Montaggio: Massimo Fiocchi
Scenografia: Giancarlo Basili
Costumi: Patrizia Chericoni
Musica: Mauro Pagani e Federico De Robertis
Produttori: Vittorio e Rita Cecchi Gori, Maurizio Totti.
(Italia, 1996)
Durata: 110'
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI
Distribuzione home video: CECCHI GORI HOME VIDEO
PERSONAGGI E INTERPRETI
Jimi: Christopher Lambert
Solo: Diego Abatantuono
Joystick: Sergio Rubini
Naima: Stefania Rocca
Maria: Amanda Sandrelli
Lisa: Emanuelle Seigner
Corvo Rosso: Claudio Bisio


Se
una mattina, uscendo di casa mi trovassi faccia a faccia con un tizio dai capelli blu e
gli orecchini a forma di croce e poi scoprissi che in realta' si tratta del mio vicino,
quello dalle classicissime cravatte a righe ed il vestito blu scuro senza mai una piega,
quello tutto casa e chiesa, rimarrei di stucco. Lo guarderei un po' di sbieco, cercherei
di ricordarmi la data - e' gia' carnevale? - e poi dopo essermi dato un pizzicotto per
rassicurarmi del mio stato di veglia, forse penserei: "Ecco, il mio vicino e'
impazzito."
Cosi', nel ritrovarmi spettatore di un film di fantascienza italiano con Abatantuono nel
ruolo di un personaggio di un video gioco, Sergio Rubini nei panni di un frichettone del
2000 dagli occhi meccanici, Amanda Sandrelli che impersona una prostituta virtuale, e
cosė via, ecco che mi ritrovo un po' spiazzato. Faccio fatica a credere a quello che
vedo. Penso che sono ridicoli. Un video gioco in milanese, ma che siamo pazzi?! Questo e'
il tranello in cui si rischia di cadere nel vedere "Nirvana" di Gabriele
Salvatores. Non cascateci. Molti di voi, come del resto e' capitato a me, ne saranno
tentati, ma se c'e' qualcosa di estremamente positivo in questa operazione
cinematografica, e' l'invito piu' che esplicito di Salvatores ad assumere una visione meno
provinciale non soltanto del mondo in cui viviamo, ma anche del cinema italiano.
("Nirvana" e' ambientato in un ipotetico futuro prossimo nel quale una citta'
italiana, forse Milano, si e' trasformata in un agglomerato multi-etnico. Ma e' anche un
film che si avvale di una formula produttiva internazionale.)
Ricordo che qualche anno fa Ettore Scola ammoniva un gruppo di giovani sceneggiatori
dicendogli di lasciare perdere le loro pittoresche fantasie e di concentrarsi invece nello
scrivere storie legate alla quotidianita'. Mi colpi' la frase: "Parlate del portiere
sotto casa." Il neorealismo dal quale Scola discende e' morto. Cosi' la commedia
all'italiana. E' quello che afferma Salvatores. I giovani d'oggi sono cresciuti con il
cinema americano degli anni settanta. Il mondo sta cambiando. Non esistono piu' culture
eterogenee, viviamo un'epoca di grandi contaminazioni. Dunque la nostra quotidianita' si
allarga, assume forme diverse, anche virtuali che possono sicuramente coinvolgere il
portiere di casa, senza pero' esserne vincolate.
Non fraintendetimi. Non penso che il cinema italiano abbia trovato nella fantascienza una
nuova strada. "Nirvana" rimarra' sicuramente un caso isolato. Penso invece che
il cinema italiano debba incominciare a varcare le nostre frontiere, che abbia un
disperato bisogno di coraggio nella scelta delle idee, che sia vitale uscire dall'odierno
clima di vittimismo ed auto commiserazione per tornare ad un leale e costruttivo confronto
con il mercato mondiale del cinema.
I produttori e anche gli autori italiani si lamentano in continuazione dello strapotere
del cinema americano. Questo e' un fatto. Quale la soluzione? Dovremmo, come suggeriscono
alcuni (Maselli & Co.), chiudere le frontiere, limitare ad un numero chiuso la
distribuzione nazionale dei film americani? Chi deciderebbe quali film censurare? E come
potremmo affermare, in tali condizioni, di vivere in un paese libero? No, e' evidente che
le soluzioni sono di altra natura. "Nirvana" ci da l'occasione per riflettere su
questi temi e ci mostra una strada intelligente e concreta per uscire dal vicolo cieco di
un cinema statico e debole che preferisce piangersi addosso ed invocare diritti a destra e
a manca piuttosto che rimboccarsi le maniche e lavorare per crearsi un futuro.
Qual'e'
questa strada?
1) "Nirvana" e' stato prodotto dalla Cecchi Gori insieme a Maurizio Totti per la
Colorado Film e ai francesi della Davis. E' distribuito dagli inglesi della Capitol.
"Questo ci ha permesso di realizzare una produzione con un budget inusuale per
l'Italia, pur limitando il rischio dei due partner italiani a quello di una produzione
nazionale." dice il produttore Maurizio Totti.
2) Grazie alla formula produttiva di cui sopra, "Nirvana" e' gia' stato venduto
in una quarantina di paesi.
3) A parte Christopher Lambert e Emanuelle Seigner, gli attori sono tutti italiani.
4) Lo stesso vale per il cast tecnico: dal regista all'ultimo attrezzista sono tutti
italiani.
5) Gli effetti speciali e le simulazioni al computer sono fatte in Italia dalla Digitalia
di Milano.
Considerate quanto lavoro ha generato questo film. Considerate le possibilita' offerte a
intere societa' oltre che agli individui coinvolti nel progetto di mettersi in mostra.
Considerate le conseguenze di un eventuale e probabile successo commerciale di
"Nirvana": altre collaborazioni, altro lavoro, altra notorieta' internazionale,
altri film. Aggiungete a tutto cio' che non stiamo parlando di un film demenziale come
"A Spasso Nel Tempo", che "Nirvana", pur presentando alcuni difetti,
e' un film realizzato con onesta' intellettuale. Come non convenire dunque che questo film
va salutato con entusiasmo?
Congedandomi da voi, spero comprenderete e perdonerete la mia seppur lieve provocazione;
non entrare nel merito della critica al film mi e' sembrato un buon modo per tirarmi fuori
dallo sterile dibattito: Nirvana si, Nirvana no. I fatti importanti sono che un regista e'
riuscito a realizzare un film di fantascienza in Italia, che l'ha fatto avvalendosi di una
formula produttiva intelligente e vincente e che per questo solo fatto abbiamo la
dimostrazione concreta che anche in Italia e' possibile fare cinema senza per questo dover
a tutti costi parlare del nostro portiere di casa.