Tempi Moderni

I film del 1997


CI SARÀ LA NEVE A NATALE?
(Y'AURA T'IL DE LA NEIGE A NOEL?)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Sandrine Veysset
Soggetto e sceneggiatura: Sandrine Veysset,
coadattato con Antoniette de Robien
Fotografia: Hélène Louvart
Scenografia: Jacques Dubus
Costumi: Nathalie Raoul
Montaggio: Nelly Quettier
Prodotto da: Humbert Baisan
(Francia, 1996)
Durata: 90'
Distribuzione cinematografica: ISTITUTO LUCE

PERSONAGGI E INTERPRETI

La Madre: Dominique Raymond
Il Padre: Daniel Duval
I Bambini: Jessica Martinez, Alexandre Roger,
Xavier Colonna, Fanny Rochetin,
Flavie Chimènes, Jeremie Chaix, Guillame Mathonnet

Una madre con sette figli in una Francia rurale di epoca moderna ma indefinita (probabilmente ante anni '70 allorché oltralpe si generalizzò la pratica della contraccezione). E c'è anche un padre naturalmente che però è il "padrone" oltre ad avere un'altra famiglia, quella riconosciuta, nelle campagne a qualche chilometro di distanza. "Ci sarà la neve a Natale?" deve il suo interesse alla particolarità di questa relazione atipica che per buona parte del film non si esplicita chiaramente lasciando perplesso lo spettatore a un passo dal 2000. La madre, pur essendo degnissima e amorevole, nutre ancora una passione fisica per l'uomo dispotico padre dei suoi sette figli. Tra padre e prole le cose vanno invece peggio, poiché il genitore ha impostato la relazione con loro esclusivamente sull'autorità e il possesso, che dai più grandi viene ostilmente rifiutata e dai piccoli impudentemente elusa, con la gaiezza dell'età. Il vago stupore attonito che ci coglie nello sdipanarsi del film (si potrebbe parlare anche di suspense) proviene insomma dalla indecifrabile morale attorno alle relazioni tra i protagonisti di questa famiglia. Padre e madre (non hanno un nome al contrario dei bambini) sembrano come le due facce opposte della campagna: l'una brutale e umiliante, l'altra dolce e avvolgente. Il film è una fiaba, un canto di Natale dove tutto sembra precipitare irrimediabilmente ma poi si risolve grazie alla forza di una speranza arrivata sulla Terra quasi per caso. I colori e lo stile sono quelli di un realismo che attinge la sua matrice dalla terra e dal perpetrarsi delle stagioni (il film è stato girato rispettando l'andamento cronologico di estate, autunno e inverno), riuscendo comunque a trovare le corde di un lirismo, una leggerezza e una tenerezza che ci riportano ai Renoir e ai Truffaut; con un inizio solare e un proseguio sempre più buio, chiuso tra le mura del casolare, con l'inverno che assedia la campagna. La regista esordiente Sandrine Veysset, fuori dalla consueta cornice parigino-metropolitana, ci porta ai margini di una campagna oscura, primordiale, dimenticata dal tempo; racconta una storia con spunti autobiografici, tra padri orchi, madri fate e bambini nani, riuscendo a serbare intatto il mistero che cinge il ventre della madre terra e mantenendo un equilibrio tra realismo e fiaba che connota la sorpresa dello spettatore lungo tutto il film. Inizio e fine lo avvolgono nelle atmosfere di un sogno, tra una soggettiva dei bambini che giocano in un labirinto di balle di paglia e il finale natalizio che sospende ogni realtà; un sogno che, come quello poetico raccontato dalla madre ai bambini davanti al focolare, ha la tristezza di un sacrificio e la gioia di un atto d'amore.

Alfonso Iuliano