TERRA DI
MEZZOCAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Matteo Garrone
(Italia, 1997)
Durata: 80''
Distribuzione cinematografica: PLAYBILL
INTERPRETI
Pascal, Barbara, Tina, Euglen,
Gertian, Ahmed Mahgoub


Nel
primo episodio, tre prostitute nigeriane passano le giornate nella squallida campagna
romana nelle contrattazioni con i clienti, rigorosamente anziani, che spesso neanche
consumano fino in fondo. Nel secondo, un gruppo di giovani immigrati albanesi aspetta,
sempre su un'assolata strada della campagna ai limiti del G.R.A., che si presenti qualcuno
a fornire lavoro, adeguatamente sfruttato, e trovatolo lo svolge come può. Il terzo
episodio vede un anziano immigrato attendere a una pompa di benzina di un quartiere
periferico e confrontarsi con la varia umanità di quella notte. Questo ennesimo esordio
stagionale, nell'ambito non proprio entusiasmante dell'attuale cinema italiano, ci pone di
fronte una promessa di talento concretizzata in uno sguardo che mi sembra finalmente
accingersi a recuperare uno dei nostri patrimoni più indecorosamente perduti, o per lo
meno molto trascurati; la purezza rosselliniana. Quello di Matteo Garrone è un occhio che
attende il reale e lo sollecita appena, attento quasi a non disturbarlo, accettando per di
più il confronto con una delle categorie estetiche oggi più compromesse, quella del
realismo. È anche suo, quindi, quello sguardo morale che nonostante i rischi del
materiale trattato riesce nell'improba impresa di non essere mai moralistico. Certo qui
questo attendere non va verso una possibile rivelazione, nessuno degli esseri più o meno
abietti che vediamo viene toccato dalla grazia, e sembra di assistere più che altro a una
cronaca fredda, sorda persino ai compiacimenti della compassione, a quella paccottiglia
che a molti avrebbe finito per rovinare (in questo senso, però, il terzo episodio sembra
il meno riuscito con il refrain in videocamera del racconto penosamente menzognero che
della sua vita fa il protagonista), ma non ad un umorismo che serve da distacco. Sapendo
di non poter far recitare i suoi attori, il regista, abilmente, non fa altro che
riprenderli assecondandoli nelle loro mansioni abituali. Ne viene fuori un colpo d'occhio
preciso e attendibile, un documentario che si incide sulla Roma d'oggi, in cui gli
ambienti e le cose ci parlano con la stessa solennità impietosa e impassibile dei volti,
e in cui pur non succedendo quasi niente tutto, ugualmente, ci impone rispetto.