IL MATRIMONIO
DEL MIO MIGLIORE AMICO
(MY BEST FRIEND'S WEDDINGS)CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: P.J.Hogan
Sceneggiatura: Ronald Bass
Fotografia: Laszlo Kovacs
Costumi: Jeffrey Kurland
Musica: James Newton Howard
(USA,1997)
Durata: 105'
Distribuzione cinematografica: COLUMBIA TRISTAR
Distribuzione home video: COLUMBIA TRISTAR HOME VIDEO
PERSONAGGI E INTERPRETI
Julianne Potter: Julia Roberts
Michael O'Neal: Dermot Mulroney
Kimmy Wallace: Cameron Diaz
George Downes: Rupert Everett
Amici per la pelle sin
dai tempi del college, Julianne Potter e Michael O'Neal sono legati da un patto: se,
compiuti i ventotto anni, non avranno incontrato l'anima gemella, si sposeranno fra loro.
A pochi giorni dalla scadenza, Michael annuncia a Julianne le proprie imminenti nozze: con
un'altra persona, però.
Punta sul vivo, la ragazza fa di tutto per mandare a monte il matrimonio: mette la futura
sposa in imbarazzo costringendola - stonatissima com'è - ad esibirsi in un karaoke bar
davanti al futuro coniuge, per suscitare gelosie in quest'ultimo si crea un inesistente
fidanzato nella persona di un amico gay, arriva addirittura - ma in maniera non del tutto
volontaria - a causare il licenziamento di Michael con una menzogna... Alla fine,
trionferà l'amore: non vi diremo come, limitandoci a sottolineare che nel procedere verso
la conclusione "Il matrimonio del mio migliore amico" - debutto statunitense ed
opera seconda dell'australiano J.P.Hogan, dopo il sulfureo e fortunatissimo "Le nozze
di Muriel" - annacqua un po' i veleni copiosamente sparsi nella prima parte, percorsa
da una cattiveria febbricitante e da un sarcasmo per nulla indolore. Pur contaminato da
questa sorta di buonismo di riporto, il film ha momenti irresistibili (la scena del pranzo
in cui tutti i commensali intonano "I say a little prayer for you" è da
antologia, il numero di Rupert Everett semplicemente strepitoso) e dialoghi spesso
esilaranti (assai brava Cameron Diaz, che surclassa una spaesata Julia Roberts): l'idea di
rivitalizzare la commedia sofisticata innervandola di umori acri e feroci ribalderie può
produrre fertili sviluppi, purché si abbia il coraggio di condurla fino alle estreme
conseguenze. In definitiva, una pellicola convincente solo a metà, ma che lascia
presagire un brillante futuro per il regista se saprà liberarsi da pastoie e
condizionamenti tipici del cinema hollywoodiano.