LE MANI FORTICAST
TECNICO ARTISTICO
Regia: Franco Bernini
Soggetto e sceneggiatura:Franco Bernini
con la collaborazione di Maura Nuccetelli
Fotografia: Paolo Carnera
Costumi: Cinzia Lucchetti
Scenografia: Paola Bizzarri
Montaggio: Esmeralda Calabria
Musica: Dario Lucantoni
Prodotto da: Domenico Procacci
(Italia, 1997)
Durata 90'
Distribuzione cinematografica: MIKADO
PERSONAGGI E INTERPRETI
Claudia: Francesca Neri
Tancredi: Claudio Amendola
Giulio: Enzo Decaro
Giudice Consoli: Toni Bertorelli
Prof. Sembriani: Massimo De Francovich
Capitano Landino: Bruno Armando
Avvocato difesa: Paolo Maria Scalondro
Una
giovane psicologa, durante il proprio tirocinio, ha in cura un giornalista che le
racconta, sconvolto, una strage cui ha assistito in Bosnia. La ragazza coglie notevoli
affinita' tra il fatto di sangue che l'uomo le descrive ed uno avvenuto venti anni prima
in Italia, in cui lei perse la sorella. Il sospetto cresce sempre piu' e sara' avvalorato
da alcune inquietanti scoperte: l'uomo non e' affatto un giornalista e qualcuno ascolta di
nascosto le loro sedute. Dispiace stroncare senza appello film che hanno il coraggio di
trattare temi cosi' scomodi come il terrorismo e le stragi; dispiace attaccare un cinema
che affronta la realta', ma gia' "La mia generazione", che qualcuno aveva
provato a candidare agli Oscar e che e' stato prontamente rispedito indietro, ci era
sembrato difficile da sopportare (alla credibilita' noi abbiamo rinunciato); certo e' che
il film della Labate, paragonato a questo debutto alla regia dello sceneggiatore Franco
Bernini, andrebbe forse rivalutato, se non altro per la presenza di Silvio Orlando, che
magari non sara' Alec Guinnes, ma davanti a Claudio Amendola e Francesca Neri puo' farcelo
credere. La recitazione di questi e' un fastidioso repertorio di denti digrignati e occhi
strabuzzati, che cercano di farsi passare per sofferenza e straniamento: l'unica
sofferenza che richiamano alla mente e' quella di chi, la sera prima, si e' abbuffato con
un'impepata di cozze. Il cinema impegnato civilmente, che qualche anno fa veniva chiamato
neo-neo realista, e che ha prodotto buone pellicole, tra cui l'ottimo "Un eroe
borghese" di Michele Placido, sembra ormai essersi ripiegato su se' stesso, con uno
sfruttamento continuo degli stessi temi ed un riciclaggio dei soliti attori.
Qualche
emozione puo' ancora essere comunicata, anche a queste condizioni, ma solo se davanti alla
macchina da presa c'e' la sensibilita' di un Bentivoglio, e, dietro, quella di un
Pozzessere. Ma, nel caso di Amendola e della Neri, e' evidente, se mai sono stati
all'altezza, quanto adesso siano consumati e privi di stimoli. Il resto del film e' un
freddo videoclip, un prodotto buono per il dossier televisivo, con luce azzurrognola,
inquadrature approssimative, e qualche trovata da antologia dell'umorismo. La struttura
narrativa ricorda quella dell'insuperato "Ilona arriva con la pioggia", per
l'estrema liberta' d'invenzione del tutto priva di complessi, nel genere dei film campati
in aria. Per opporsi, adesso, al filone italiano delle commedie leggere, sulla scia del
"Ciclone", che vanno sempre piu' involvendosi e svuotandosi di significati, c'e'
bisogno di una strada piu' solida di quella tracciata dal presuntuoso impegno delle
"Mani forti": del niente, tutto sommato, e' sempre meglio ridere che piangere.