Tempi Moderni

I film del 1997


LOVE, ETC.

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Marion Vernoux
Soggetto: Dal romanzo "Talking it over" di Julian Barnes
Sceneggiatura: Marion Vernoux, Dodine Herry
Fotografia: Alexandre Desplat, Eric Gautier
Scenografia: FranÁois Emmanuelli
Costumi: Pierre-Yves Gayraud
Montaggio: Jennifer Auge
Musiche: Didier Sain
Prodotto da: Serge Boutleroff
(Francia, 1996)
Durata: 105'
Distribuzione cinematografica: ISTITUTO LUCE

PERSONAGGI E INTERPRETI

Marie: Charlotte Gainsbourg
BenoÓt: Yvan Attal
Pierre: Charles Berling

love.jpg (3727 bytes)Come film "Love, etc." è un esempio abbastanza strano di riuscita valida per poco meno della metà della sua durata. Si inizia con due amici sui trent'anni dal carattere opposto, Benòt e Pierre, uno timido l'altro libertino. Subito iniziano le prime magagne perché ambedue sono stilizzati in maniera fin troppo approssimativa e soprattutto il secondo, come seduttore, sembra appena uscito dallo spot di un villaggio vacanze. Quando Benòt incontra Marie, una giovane e seria restauratrice, complice un annuncio di giornale, per i due sembra amore ed è sicuramente matrimonio, non fosse, però, che gradualmente anche Pierre scopre di essere innamorato della moglie del suo migliore amico...
Interni borghesi sin troppo lindi, frasi fatte, battute che spesso non fanno proprio ridere, situazioni che invece che simpatiche o tenere risultano imbarazzanti. Lasciamo perdere il "che ci ricorda?", il film soffre evidentemente della volontà perseguita nella maniera più facile di voler apparire simpatico e moderno, e poco male se questo "Love, etc." non si conserverà indelebile nella memoria. Andiamo dunque al pezzo forte del film, che è a suo modo un classico francese: lo sfogo del cornuto e geloso, cioé di Benòt. Qui, a parte l'incongruità delle rivelazioni retrospettive, il film sembra cominciare davvero: è un bel impasto di tragico, grottesco e patetico, un cataclisma sentimentale improvviso che dà spessore al film. Benòt si libera finalmente da quell'aria dimessa da cane bastonato che lo aveva finora immobilizzato, Pierre non è più solo uno stupido, Marie, presa dal panico, acquisisce una presenza più viva. Il teatrino morale dell'amore si mostra nel rinnovato triangolo in tutta la sua lacerante limitatezza, finalmente si insinuano tra le pieghe degli interni ovattati delle ferite aspre e sincere. Peccato, allora, per il finale, che più che al desiderio di continuare comunque a vivere, amare e sperimentere, ci riporta allo stile "aperitvo sulla spiaggia", come nella prima parte.

Alfonso Iuliano