LOLITACAST
TECNICO ARTISTICO
Regia: Adryan Lyne
Sceneggiatura: Stephen Schiff,
dal romanzo omonimo di Vladimir Nabokov,
edito in Italia da Adelphi.
Fotografia: Howard Atherton
Scenografia: John Hutman
Costumi: Judianna Makovsky
Montaggio: Julie Monroe
Musica: Ennio Morricone:
Prodotto da: Mario Kassar, Joel B. Michaels
(USA, 1997)
Durata: 133'
Distribuzione cinematografica: MEDUSA
Distribuzione homevideo: MEDUSA
PERSONAGGI E INTERPRETI
Humbert Humbert: Jeremy Irons
Lolita: Dominique Swain
Charlotte Haze: Melanie Griffith
Quilty: Frank Langella

Nel suo fondamentale
"Amore e morte nel romanzo americano" (1960), Leslie Fiedler afferma che
"Lolita" è " l'estrema bestemmia contro la mitica innocenza della donna e
della bambina, bestemmia più che sufficientemente sacrilega agli occhi di un periodo
tormentato dalla paura che, dopo tutto, una simile innocenza possa essere esistita, e che,
sotterrata chissà mai dove, possa esistere ancora": è questo il motivo, secondo il
geniale saggista, dello scandalo provocato nella sonnacchiosa America degli anni '50
dall'uscita del libro (che, ricordiamolo per inciso, nessuno negli Stati Uniti volle
pubblicare e venne infine edito nel 1955 a Parigi dall'Olympia Press).
A
giudicare dalle isteriche reazioni causate dalla nuova versione cinematografica (la prima,
firmata da Stanley Kubrick, risale al 1962) in patria ed anche da noi, i tempi non sono
poi troppo cambiati: la pedofilofobia imperante ha generato intolleranza fino al punto da
voler mettere la mordacchia a chiunque voglia trattare certi temi.
Si tranquillizzino, comunque, i moralizzatori di professione: nel trasporre sullo schermo
lo straziante rapporto d'amore fra il maturo professor Humbert e l'inquieta adolescente
(nel libro ha dodici anni, nel film quattordici all'inizio, diciassette alla fine) Dolores
detta Lolita, il regista Adrian Lyne ha adoperato la mano leggera, lasciando le sequenze
sessuali all'immaginazione dello spettatore e mettendo la sordina all'acerba seduttività
della sua ninfetta (assai ben interpretata, comunque, dalla giovanissima Dominique Swain).
Ne risulta una pellicola corretta quanto anodina, di frigida descrittività ed elegante
impaginazione, un po' come "L'amante" della Duras in versione Jean-Jacques
Annaud: il divieto ai minori di 14 anni suona financo eccessivo, la trasgressione non
abita davvero più qui.