Tempi Moderni |
Interviste |
|
INTERVISTA A JAMES MANGOLD, RAY LIOTTA, JAMES MANGOLD Sig. Mangold cosa l'ha spinta a realizzare un film che parla di così tanti
poliziotti?
Dal momento che lei è abituato a scrivere da solo le sceneggiature pensa di avere
completa libertà oppure le vengono posti dei vincoli? Quali sono i suoi progetti futuri? RAY LIOTTA Lei ha recitato in diversi ruoli lontani dallo standard dei personaggi del cinema
americano, come li sceglie? Ci parli del suo personaggio in Copland. Per il suo personaggio ha studiato da vicino la vita di veri poliziotti? Cosa ha rappresentato per lei recitare assieme a Stallone, De Niro e Keitel? Cosa ha rappresentato per lei l'esperienza lavorativa con Martin Scorsese? Quali sono i suoi progetti futuri? Ho appena terminato di recitare una piccolo ruolo sentimentale in un film intitolato "Phoenix" a fianco di Anjelica Huston e Anthony LaPaglia. Cosa ne pensa del cinema americano e di quello europeo? A dire il vero non conosco particolarmente il cinema europeo, l'America ultimamente realizza attraverso canali indipendenti diversi film dove i personaggi hanno un taglio più "europeo" e il cui ruolo è posto più in risalto. Questo peraltro lo si era già capito nella passata edizione della premiazione degli Oscar dove i film indipendenti l'hanno fatta da padrone. Questi film hanno una particolare cura nel raccontare storie che parlano più marcatamente dell'aspetto umano. Sono sinceramente stufo di film unicamente pieni di effetti ed esplosioni! Ricorda qualche particolare divertente durante le riprese di Copland? Nulla di particolarmente divertente ma sicuramente interessante è stato lavorare con uno Stallone con un grande fascino e un carattere molto forte come in Rambo o Rocky ma contemporaneamente con una personalità differente. SYLVESTER STALLONE
Stallone: Ho semplicemente sentito che per me era arrivato il momento per lavorare in un film come questo. Il ruolo che ho avuto è qualcosa che desideravo fare già dieci anni fa e l'occasione finalmente è arrivata. Il mio è stato un passaggio importante, una scelta che mi ha consentito di uscire dalla "intossicazione" di un certo genere di cinema degli anni passati. Perché la scelta è ricaduta proprio su quella di un "loser", di un perdente? Stallone: L'importanza del mio ruolo ricade proprio nel fatto che è sicuramente più vera e decisamente molto meno "fisica". Il ruolo di sceriffo di provincia mi ha consentito di ritrovare in un certo senso la mia infanzia perduta, la parte che mi è stata data non lasciava sicuramente compromessi, consentendomi di esprimere pensieri più intimi. Persone che si trovano nella mia stessa condizione nel film lasciano spesso presagire a un certo tipo di superficialità anche se in realtà è la mancanza di convinzione a creare la maggior parte dei problemi. Lei è stato anche regista e sceneggiatore cosa ne pensa della qualità degli attuali script? Ha qualche progetto per il futuro come regista? Mi piacerebbe tornare dietro la macchina da presa se ne avessi l'opportunità. Non so se ho ancora la capacità di affrontare il grande impegno di dirigere un film e poi sono passati diversi anni da "Rocky IV", l'ultimo film che ho diretto. Per quanto riguarda le sceneggiature sto attualmente lavorando a due o tre contemporaneamente anche se non so se tutto questo sarà portato a termine, comunque è molto difficoltoso crearne di buone. La probabilità di trovare un buono script su cui lavorare è di una su migliaia, dipende molto anche dalla fortuna. Cosa ha rappresentato per lei l'incontro sul set con De Niro? I personaggi interpretati nella sua carriera sono sempre stati bene o male degli
eroi comunque positivi, non le piacerebbe passare anche una sola volta dalla parte dei
cattivi? In passato lei ha affermato che le persone sono il riflesso della società in cui
vivono. Pensa di essere riuscito a dimostrarlo con i personaggi che ha portato sullo
schermo? |
||