Tempi Moderni

Interviste


INTERVISTA A JAMES MANGOLD, RAY LIOTTA,
SYLVESTER STALLONE

JAMES MANGOLD

Sig. Mangold cosa l'ha spinta a realizzare un film che parla di così tanti poliziotti?
Ho vissuto tutta la mia infanzia in una città dello stato di New York dove le case erano a buon mercato negli anni '70 e qualsiasi poliziotto poteva permettersene una con la propria paga. Molti di questi poliziotti riuscivano a viverci con la propria famiglia e si recavano poi a lavorare nella città di New York. Nello scrivere la sceneggiatura ho pensato al luogo in cui sono nato, ho pensato di realizzare un film che parlasse di questo, all'interno del quale raccontare esclusivamente di poliziotti.

cop1.jpg (13708 bytes)Ha avuto problemi a lavorare con così tanti attori famosi?
Una delle cose più interessanti che ho velocemente imparato è che quando sei al lavoro sul set la differenza tra il trovarti di fronte attori più o meno famosi diventa quasi impercettibile mentre si è completamente assorbiti nel cercare di risolvere tutti i problemi quotidiani.

Dal momento che lei è abituato a scrivere da solo le sceneggiature pensa di avere completa libertà oppure le vengono posti dei vincoli?
Trovo che la parola libertà sia proprio quella giusta. Quando si ha la possibilità di realizzare un film in cui oltre alla sceneggiatura ci si occupa anche della regia ci si ritrova di fronte ad un ruolo che compenetra l'altro. Se ti accorgi che qualcosa non va nella sceneggiatura e ti trovi già sul set e bisogna per qualche motivo apporre delle modifiche la persona interessata in questo caso sono sempre io!

Quali sono i suoi progetti futuri?
Mi sto guardando in giro, ci sono diversi progetti che mi sono stati offerti come regista. In questo momento mi sto occupando di un adattamento di un libro intitolato "Grow Interrupted" per la Columbia Pictures.

RAY LIOTTA

Lei ha recitato in diversi ruoli lontani dallo standard dei personaggi del cinema americano, come li sceglie?
Nella scelta di un mio possibile personaggio la prima cosa che guardo è la storia, poi ci deve essere un bravo regista e dei buoni attori.

Ci parli del suo personaggio in Copland.
Recito la parte di un poliziotto pieno di problemi con un deprecabile stile di vita che decide di tornare sulla retta via.

Per il suo personaggio ha studiato da vicino la vita di veri poliziotti?
No, non in questo film. Mi ero preoccupato di questo aspetto in un mio ruolo precedente "Unlawful Entry" - "Abuso di potere" di Jonathan Kaplan. In questo caso era più importante l'aspetto psicologico che quello tecnico.

Cosa ha rappresentato per lei recitare assieme a Stallone, De Niro e Keitel?
Lavorare con simili attori è sempre molto bello perché si impegnano tantissimo nel loro lavoro, hanno la capacità di recitare con un grande senso di realismo aiutandoti a tirare fuori il meglio e rendendo esilarante l'arte del recitare.

Cosa ha rappresentato per lei l'esperienza lavorativa con Martin Scorsese?
E' un regista che si impegna sempre a fondo ed è particolarmente ossessionato nel voler rappresentare al meglio tutti i dettagli all'interno dei suoi film. Lavorare con lui è stata una grande esperienza.

Quali sono i suoi progetti futuri?
Ho appena terminato di recitare una piccolo ruolo sentimentale in un film intitolato "Phoenix" a fianco di Anjelica Huston e Anthony LaPaglia.

Cosa ne pensa del cinema americano e di quello europeo?
A dire il vero non conosco particolarmente il cinema europeo, l'America ultimamente realizza attraverso canali indipendenti diversi film dove i personaggi hanno un taglio più "europeo" e il cui ruolo è posto più in risalto. Questo peraltro lo si era già capito nella passata edizione della premiazione degli Oscar dove i film indipendenti l'hanno fatta da padrone. Questi film hanno una particolare cura nel raccontare storie che parlano più marcatamente dell'aspetto umano. Sono sinceramente stufo di film unicamente pieni di effetti ed esplosioni!

Ricorda qualche particolare divertente durante le riprese di Copland?
Nulla di particolarmente divertente ma sicuramente interessante è stato lavorare con uno Stallone con un grande fascino e un carattere molto forte come in Rambo o Rocky ma contemporaneamente con una personalità differente.

SYLVESTER STALLONE

cop2.jpg (14623 bytes)Sig Stallone sono in molti a credere che la sua interpretazione in "Cop Land" rappresenti uno dei suoi ruoli migliori come quelli del passato fra cui ricordiamo F.I.S.T e Paradise Alley. Lei come si sente a questo punto della sua carriera?
Stallone: Ho semplicemente sentito che per me era arrivato il momento per lavorare in un film come questo. Il ruolo che ho avuto è qualcosa che desideravo fare già dieci anni fa e l'occasione finalmente è arrivata. Il mio è stato un passaggio importante, una scelta che mi ha consentito di uscire dalla "intossicazione" di un certo genere di cinema degli anni passati.

Perché la scelta è ricaduta proprio su quella di un "loser", di un perdente?
Stallone: L'importanza del mio ruolo ricade proprio nel fatto che è sicuramente più vera e decisamente molto meno "fisica". Il ruolo di sceriffo di provincia mi ha consentito di ritrovare in un certo senso la mia infanzia perduta, la parte che mi è stata data non lasciava sicuramente compromessi, consentendomi di esprimere pensieri più intimi. Persone che si trovano nella mia stessa condizione nel film lasciano spesso presagire a un certo tipo di superficialità anche se in realtà è la mancanza di convinzione a creare la maggior parte dei problemi.

Lei è stato anche regista e sceneggiatore cosa ne pensa della qualità degli attuali script? Ha qualche progetto per il futuro come regista?
Mi piacerebbe tornare dietro la macchina da presa se ne avessi l'opportunità. Non so se ho ancora la capacità di affrontare il grande impegno di dirigere un film e poi sono passati diversi anni da "Rocky IV", l'ultimo film che ho diretto. Per quanto riguarda le sceneggiature sto attualmente lavorando a due o tre contemporaneamente anche se non so se tutto questo sarà portato a termine, comunque è molto difficoltoso crearne di buone. La probabilità di trovare un buono script su cui lavorare è di una su migliaia, dipende molto anche dalla fortuna.

Cosa ha rappresentato per lei l'incontro sul set con De Niro?
Lavorare con lui è stata una benedizione, l'opportunità di recitare fianco a fianco con uno dei migliori attori. Più passi del tempo a lavorare con lui e più ti rende migliore.

I personaggi interpretati nella sua carriera sono sempre stati bene o male degli eroi comunque positivi, non le piacerebbe passare anche una sola volta dalla parte dei cattivi?
Mi è sempre piaciuto pensare di recitare in un ruolo che potesse analizzare il lato oscuro della natura umana ma le persone intorno a me mi hanno sempre sconsigliato di rimanere coinvolto in qualcosa del genere perché dicono che stravolgerei l'idea che la gente si è fatta di te. Prima o poi capiterà...

In passato lei ha affermato che le persone sono il riflesso della società in cui vivono. Pensa di essere riuscito a dimostrarlo con i personaggi che ha portato sullo schermo?
Penso che questo sia vero anche se i miei recenti ruoli da supereroe sono solo mitologia moderna senza una base nella realtà. In un film come "Cop land" troviamo invece il classico "eroe per caso", una situazione che potrebbe accadere a chiunque ed è per questo che ho amato molto il mio personaggio. In questo caso si tratta di un uomo qualunque che si trova a fare qualcosa di straordinario e guardando dentro il suo cuore sente di non avere alcuna particolare abilità se non il proprio rigore morale. Questo per me è un eroe!

Marco Medelin e Claudio Pofi