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INTERVISTA A GABRIELE SALVATORES
Quello che segue e' il resoconto dei momenti piu'
interessanti della conferenza stampa che si e' svolta al cinema Quirinale di Roma in
occasione della presentazione di "Nirvana". Il film di fantascienza firmato da
Gabriele Salvatores e' in uscita nelle sale italiane in questi giorni.
Salvatores, lei ha dipinto uno scenario dell'Italia del futuro. Il futuro
per lei e' un pretesto per parlare d'altro? Ha lasciato vagare liberamente la sua
fantasia? Oppure lei crede veramente che quello che abbiamo visto nel suo film potrebbe
avvicinarsi alla realta' del nostro futuro?
Io credo che il futuro sia sempre un pretesto. Per tutti i film di fantascienza. La mia
ricerca non si e' rivolta tanto verso l'esterno (i pianeti, le stelle ecc...) quanto verso
l'interno dell'uomo. Il viaggio e' a livello di microchirurgia, di biologia genetica.
Quindi credo che la fantascienza sia sempre un pretesto per parlare di noi, delle nostre
paure, i nostri bisogni.
Nonostante questo c'e' una nuova corrente della fantascienza che si chiama Cyberpunk che
ipotizza un futuro molto piu' vicino al presente. Questo nel senso che magari a tavola si
continua a mangiare le lasagne piuttosto che gli hamburger mentre e' possibile trapiantare
la memoria di un uomo nella testa di un altro. In questo senso il mio film ha qualcosa di
reale. Per esempio l'agglomerato, la citta' multi-etnica, i quartieri protetti ecc... sono
sicuramente vicino a quello che ci aspetta. Qui a Roma ne avete gia' un esempio con il
bellissimo quartiere africano.
Se "Nirvana" e' un pretesto per parlare d'altro, e' un pretesto per
parlare di che cosa?
Beh, una delle cose che ci aspettano e' quella della ridefinizione della realta', credo.
Che cosa e' reale e che cosa non lo e'? I mondi paralleli, i diversi piani di conoscenza -
l'amore spesso si vive in un mondo parallelo - queste cose verranno fuori in maniera molto
piu' evidente nel prossimo futuro. E l'angoscia di accorgersi a volte di essere dentro ad
un gioco che non sei tu ad avere creato.
Voi avete aperto un sito Internet dedicato al film e avete anche creato un CD-ROM.
Come mai?
Per quanto riguarda il sito Internet credo che e' una cosa che faranno altri adesso visto
che abbiamo a disposizione la rete. Noi abbiamo avuto 8.500 contatti al giorno dall'inizio
di Gennaio. Questo e' molto interessante per quanto riguarda il cinema perche' e' un
ulteriore canale di discussione, di confronto e di approfondimento. Stessa cosa con
l'operazione Cd-Rom che, ci tengo a precisare, non e' un gioco nel senso che non si spara
ecc.. Il Cd- Rom di Nirvana e' un'espansione del film. Comincia dove finisce il film e
permettera' a chi ci entra di approfondire determinati temi... intendo anche temi
filosofici. E' molto difficile, ma e' possibile risolverlo. Credo sinceramente che sia
piu' un'operazione culturale che non un'operazione di merchandising. E' un secondo momento
di fruizione del film. Io credo che questo film chieda agli spettatori in sala di essere
come nella caverna di Platone e scambiare quello che si vede per la realta', di
immedesimarsi, e poi attraverso il Cd-Rom di distaccarsi e dunque approfondire alcune
tematiche.
I personaggi del suo film ricordano un po' i "Sei Personaggi in cerca
d'autore" di Pirandello eppure sono molto distanti, non crede?
Noi non abbiamo in Italia una tradizione di fantascienza - anche se parlare di
tradizioni culturali oggi e' veramente difficile. Negli ultimi trent'anni le cose sono
passate da un continente all'altro con una velocita' impressionante e sono ora parte della
nostra cultura. Onestamente posso dire di essere cresciuto con le musiche dei Beatles e
dei Rolling Stones e non con quelle di Modugno. Quindi quelli fanno parte di me. Pero'
siamo italiani, o almeno siamo europei e questo significa che certe cose le andiamo a
ricercare nel nostro vissuto culturale. Dunque sono contento che lei veda Pirandello... ma
si ricordi anche "Miracolo a Milano", non e' forse un piccolo film di
fantascienza? Sono due mondi che s'incontrano. Noi ci siamo appoggiati sui nostri punti di
riferimento. Con Giancarlo Basili, lo scenografo, e con le costumiste siamo andati a
riferirci visivamente con delle cose nostre. Per esempio, per quanto riguarda la
scenografia, per ricostruire l'agglomerato (che e' tutto ricostruito al computer), ci
siamo riferiti ai quadri di Sironi.
Lei ha visto "Strange Days" di Katherine Bigelow e se l'ha visto,
che cosa c'e' di quel film in "Nirvana"?
Si l'ho visto. Vorrei che ci fosse la tecnica di ripresa della Bigelow. Vorrei
che ci fossero tante cose... onestamente e' molto difficile per me fare dei paragoni,
pero' la mia sceneggiatura risale a due anni prima dell'uscita di "Strange
Days"... quello che c'e' in comune e' tutta quella fantascienza che parla della mente
e cioe' delle droghe e del cervello. Le idee come droghe, le emozioni come droghe. Le
paranoie come droghe. C'e' un venditore di paranoie nel film, questo e' simile in entrambi
i film, ma credo che il pubblico sia piu' in grado di vedere le similitudini e le
differenze...
Lei ha definito il suo film piu' psichedelico che non di fantascienza. Cosa intende
per "psichedelico"?
Si e' vero, ma e' una definizione piu' affettiva che altro, collegata ad un
periodo di vita, di musica e di esperienze che ho vissuto e che tra l'altro sta anche
tornando in voga. C'e' una neopsichedelia in giro per il mondo, anche a livello musicale.
Psichedelico va inteso come apertura della psiche, un po' quello che si diceva prima: piu'
che un viaggio nei mondi extraterrestri e' un viaggio all'interno della mente dei
personaggi. Dunque psichedelico non tanto per i colori psichedelici. Se lei pensa, c'era
un famoso libro che si chiamava: "Le porte della percezione" (The Doors of
Perception). Oggi, se lei apre un computer ci sono le windows, delle finestre. Il concetto
rimane quello di aprire la propria mente ad altre dimensioni.
Il suo film presenta varie forme di contaminazione, da quella culturale, a quella
intellettuale. Ce ne puo' parlare?
E' molto vero che il film e' contaminato cosi' come siamo contaminati tutti noi e
lo saremo sempre di piu'. Io credo che i due temi del terzo millennio saranno da una parte
il sincretismo culturale, religioso o comunque la contaminazione e dall'altra parte
l'anarchismo inteso non come anarchia ma come concetto filosofico di anarchismo vero e
proprio. In questo senso il mio film corrisponde a questa immagine. La piu' forte
contaminazione viene dalla realta'. Io ho gia' detto molte volte che l'idea di questo film
e' nata a Benares vedendo dei ragazzini sulle scale che scendevano al Gange mentre
giocavano ai videogame. Purtroppo noi associamo la parola contaminazione a qualcosa di
malato, di corrotto. Ecco forse dobbiamo togliere questo schema mentale e forse inventare
un'altra parola.
Ha pensato questo film in funzione di un certo tipo di pubblico? Che reazioni si
aspetta?
Quando si comincia a pensare ad un film non e' giusto pensare al tipo di pubblico che lo
vedra'. E' evidente pero' che il cinema costa ed e' una forma d'arte industrializzata.
Quindi è da tenere in considerazione. Non quando scrivi pero', neanche quando giri e
teoricamente neanche durante il montaggio. Comunque ogni autore ha dentro di se piu' o
meno porzioni di pubblico. Quelli che ne hanno tanti fanno un certo tipo di cinema, quelli
che ne hanno pochi fanno il cinema in maniera difficile, solitaria. Personalmente penso
che abbiamo piu' bisogno dei secondi che non dei primi.
Con "Nirvana" lei taglia con il passato, con quelli che sono state
definite "le piccole storie italiane". E' un taglio netto oppure questo film
rappresenta soltanto un punto di passaggio nella sua carriera di regista?
"Nirvana" e' sicuramente un film-svolta. Sentivo il bisogno di un cambiamento e
credo che quando hai la sensazione che fai abbastanza bene certe cose, e' arrivato il
momento di farne delle altre. Perche' se no muori... Non e' pero' un taglio con i piccoli
film. Quando ho incominciato a fare cinema, io venivo dal teatro, ho cercato le radici
alle quali potevo attaccarmi. Le radici del cinema italiano sono il neorealismo e la
commedia all'italiana, che dal neorealismo nasce. Per mia indole, le radici alle quali
potevo attaccarmi erano quelle della commedia all'italiana, ma io sono cresciuto con il
cinema americano degli anni settanta, con il cinema francese degli anni a seguire. Per cui
la prima cosa che mi e' venuta spontanea e' stata quella di contaminare queste con la
commedia italiana. Da li' nascono "Marakesh Express" contaminato col road-movie,
"Tournée" col melo', "Mediterraneo" con il cinema di guerra e cosi'
via. Non ne potevo piu'! Credo che la commedia all'italiana sia morta. Credo che non e'
piu' in grado di raccontare la realta'. Questo non vale per la comicita' in se, intendo la
commedia all'italiana nella sua struttura logica. Per me e' cosi'. Non ho piu' da tirarci
fuori niente. In questo senso e' veramente una svolta. Non con i film piccoli. Un film
come "Trainspotting" e' un film piccolo con un gruppo di amici, pero' tocca
certe cose, pero' e' forte, per cui non e' un problema di film piccoli, e' un problema di
storie da raccontare.
Per uno spettatore che ama Rene' Clair e "I Magi randag", un film come il
suo appare molto distante nel linguaggio e nelle tematiche. Come fare per colmare questo
vuoto che poi e' anche generazionale? Qual'e' la sua direzione in qualita' di uomo e
artista?
Anche io amo Rene' Clair. Il problema e' che io non sono in grado di fare "I
Magi Randagi" e non sono Rene' Clair. Dove sto andando... Mi piacerebbe saperlo.
Forse potremmo incominciare andando insieme a bere un caffe' per parlare insieme a lei.
Come regista, ho intrapreso questa nuova strada e devo vedere dove mi portera'. Io credo,
come dicevo prima che anche a rischio di sbattere la testa contro il muro, quando pensi di
aver fatto quello che dovevi fare, e' ora di andare avanti e fare altro. Questo e' quello
che ho cercato di fare. Si puo' ancora raccontare la realta' con un'inizio, uno
svolgimento ed una fine? Sicuramente si. Pero' probabilmente c'e' anche un'altra maniera
di raccontare questo mondo in cui viviamo che non prevede la consecutio temporis. I tempi
si stanno mischiando in maniera impressionante. Questo crea malessere e confusione. Io
dove vado? Vado nella confusione. Sa, io non credo che questo film sara' la locomotiva del
nuovo cinema italiano. Credo che ognuno debba seguire una sua strada. La locomotiva e' la
voglia di continuare a fare cinema e la voglia del pubblico di continuare a vederlo.
Grazie al cielo ci sono film diversi. Ecco, credo che la cosa importante e' che ci siano
film diversi tra loro. Se qualcuno dice: bisogna fare il cinema cosi', allora abbiamo
veramente chiuso... C'e' un'altra cosa che vorrei dire. Tutto quello che avete visto e'
italiano. Non si tratta di nazionalismo, ma gli effetti speciali sono stati creati in
Italia dalla Digitalia Graphics. Ce ne sono tanti e di forme diverse. Quelli piu' belli
sono quelli che non si vedono, come a volte succede per il miglior montaggio.
A cura di Sebastiano Tecchio |