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Intervista a Ivan Reitman
Produttore di "Space Jam"
Alto, dinoccolato, faccia vagamente assomigliante a quella di Bugs Bunny, Ivan
Reitman è, senza dubbio, uno dei registi più importanti ed affermati ad Hollywood.
Da "Animal House" a "Gemelli" (prima commedia ironica di Arnold
Schwarzenegger), dai due Ghostbusters a "Un poliziotto alle elementari", Reitman
è un regista che ama sfidarsi continuamente e puntare sempre più a raffinare il suo
umorismo e la sua capacità di dirigere commedie gustose, eleganti, intersecate da
frammenti di cultura americana anni Novanta. Così, da uno spot della Nike ecco nascere
"Space Jam", film e progetto di cui Reitman è il vero fulcro, come produttore e
come "regista in seconda" alle spalle del quasi esordiente Joe Pytka.
Mr.Reitman,
da dove nasce l'idea di Space Jam?
La Warner Bros aveva pensato di dare come un seguito ideale al successo degli spot che
vedevano Micheal Jordan insieme ai Toons. Così sono venuti da me degli uomini di punta
della casa di produzione e mi hanno chiesto se io avessi per caso qualche idea su come
mettere insieme in un film giocatori di pallacanestro e personaggi dei cartoni animati.
Solo due anni fa non saremmo stati in grado di girare questo film, perché non avevamo la
tecnologia così sofisticata per farlo. "Chi ha incastrato Roger Rabbit?" era
stato un esempio quasi dieci anni fa su come potere realizzare un film del genere, ma
"Space Jam" è assai più accurato. Di fatto noi abbiamo lavorato su tre set
diversi. Il primo è quello "classico" con le persone e gli oggetti, il secondo
è fatto di cartoni animati ed il terzo era dato dagli effetti speciali generati dal
computer. Coordinare le tre cose non è stato davvero facile e noi stessi, in fase di
montaggio, siamo rimasti vagamente sorpresi da quello che riuscivamo a vedere "tutto
insieme".
E'stato difficile girare con campioni del basket NBA?
Sebbene io sia un pessimo giocatore, adoro lo sport ed in particolare la pallacanestro e
questo ha reso tutto molto più facile.
In tutti i suoi film si trova un aspetto quasi "fanciullesco". Che cosa la
affascina, personalmente, dei toons come Bugs Bunny, Gatto Silvestro, Titti, Duffy?
Ho sempre pensato che essi fossero i cartoni animati con il maggiore senso dell'umorismo.
Credo che siano cartoni animati "da adulti" e non da bambini. Quando ero
piccolo, non li capivo così tanto come oggi. Sono originali, ironici, pieni di senso
dell'umorismo e, soprattutto, sono molto attuali. Questi toons non faranno mai il loro
tempo.
Qual è la differenza principale tra l'umorismo del suo film e quello di "Chi
ha incastrato Roger Rabbit?"
Ci sono molte differenze "meccaniche" tra le tecniche e le storie dei due film.
Generalmente non mi piace fare paragoni e del resto in film del genere è diverso
sezionare la decostruzione dello humour.
E' vero, però, che Robert Zemeckis, il regista di "Chi ha incastrato Roger
Rabbit?", l'aveva fortemente sconsigliata di girare questo film?
Sì, assolutamente. Un giorno mi ha telefonato e mi ha detto : "Ivan, lascia stare,
odierai ogni minuto del tuo lavoro". Per persone come noi abituate a girare commedie,
con tempi tecnici e battute veloci, i film d'animazione sono lenti e di una noia mortale.
Lei ha girato solo commedie. Che cosa la affascina di questo genere di cinema?
Il fatto che nella commedia la tua sfida principale è quella contro il tempo. In un film
veramente comico devi sapere quando respirare e quando tacere e devi essere cosciente del
fatto che molto spesso è proprio il silenzio a fare ridere. Poi, sono sedotto dal fatto
che quello che c'è nei miei film di divertente, di romantico, di stupido viene
direttamente da dentro di me e da dentro gli attori che lavorano con me: la commedia e la
comicità sono cose molto personali .
Lei
ama molto le sfide: "girare Ghostbusters" è stato difficile. Nei due Beethoven
si è trovato alle prese con un set pieno di cani. In "Un poliziotto alle
elementari" ha diretto i bambini di un' intera classe dell'asilo. Adesso "Space
Jam" pieno di alieni cartoni animati. Perché ama tanto complicarsi la vita?
Sono un masochista. Mi piace fare le scelte riguardo al mio lavoro pensando a cose che amo
fare e non mi importa quanto sarà difficile realizzarle. L'essenziale è volerle fare. Io
desidero lavorare solo a cose che mi interesserebbero se fossi uno spettatore qualsiasi.
Cosa pensa di Micheal Jordan come attore?
Ha un talento naturale, è un bell'uomo, con occhi espressivi e grandi capacità di
mimica. Credo che potrebbe pensare seriamente di lavorare nel mondo del cinema, è davvero
molto bravo.
Alcune previsioni dicono che tra diritti sul merchandising e tra gli incassi al
box-office Michael Jordan ricaverà oltre cinquanta milioni di dollari da "Space
Jam"...
Mi sembrano previsioni molto azzardate e molto esagerate... Una cifra del genere potrebbe
essere guadagnata solo da qualcun'altro tra coloro i quali hanno partecipato alla
lavorazione di "Space Jam"...
E chi è?
Bugs Bunny.
Bill Murray è un attore che lei utilizza spesso. Che cosa le piace del suo modo di
recitare?
Bill è una sorta di "filosofo visionario" che commenta con grande umorismo le
cose della vita. Ha una bella voce e mi ricorda molto Bugs Bunny e il suo modo di stare in
disparte sereno e rilassato facendo battute irresistibili.
Lei lavora spesso con gli stessi attori: Bill Murray, Arnold Schwarzenegger, Danny
de Vito, Dan Akroyd, Sigourney Weaver. Perché?
Mi piace lavorare di nuovo con le persone. E' molto confortevole e, in un certo senso,
più facile e divertente. Ci si conosce già e si può tentare di portare alle estreme
conseguenze le capacità artistiche dei singoli attori. Nonostante questo, però, mi piace
lavorare anche con attori con i quali non ho mai avuto a che fare prima. Da qualche mese
ho finito di girare "Fahter's day" con Billy Crystal e Robin Williams e tra un
po' inizierò a girare "6 days/7 nights" con Harrison Ford. Tutti attori questi,
con i quali non ho mai lavorato.
Cosa deve un attore per lavorare con lei?
Mi piace trovare nelle star hollywoodiane chi ha dentro di sé un "nocciolo
duro" di comprensione e sensibilità umane, capaci di "toccare", commuovere
e divertire il pubblico di un cinematografo .
Negli ultimi mesi Internet è stata al centro di alcune polemiche perfino per quanto
riguarda il cinema. Per esempio, la sceneggiatura di "Star Trek 8: Primo
Contatto" è stata stampata su carta rossa per evitare la possibilità che venissero
fatte delle fotocopie illegali e che lo stesso soggetto del film finisse sulla rete, come
il precedente "Generazioni", cosa che poi è puntualmente accaduta. Del resto
"Space Jam" ha uno dei siti più divertenti e meglio realizzati tra quelli
riguardanti i film. La rete ha cambiato in qualche maniera l'approccio del movie businness
alla produzione di un film, soprattutto per quanto riguarda la possibilità di avere un
riscontro immediato e on line del gradimento degli spettatori riguardo gli sviluppi di una
determinata pellicola?
Ho sentito anch'io e sono rimasto molto impressionato dalla storia delle "pagine
rosse" di Primo Contatto. Devo dire, però, che non ci sono state modifiche alle
nostre modalità di lavoro che dipendano da Internet. Certo a Hollywood c'è una paura
diffusa che la gente possa avere accesso troppo presto a del materiale "rubato"
e farsi così un'idea del film quando questo è ancora in produzione. E' anche vero,
però, che sono principalmente film come quelli di Star Trek ad attirare la gente che ha
dimestichezza con Internet e con i computer, quindi la maggior parte delle pellicole sono
"al sicuro". Per quanto riguarda il mio lavoro, io non sono interessato a quello
che la gente potrebbe dire tramite sondaggi di opinione on line. La chiave del mio
successo e la mia modalità di lavoro si basa sulla messa a fuoco di quello che voglio e
che in nessuna maniera potrebbe venire modificato dai capricci e dai gusti
"momentanei" del pubblico. Nel nostro lavoro è molto difficile non rimanere
confusi da idee del tipo: "ehi questa scena funziona in Germania, ma in Italia non
piace...", si tratta, però, di un equivoco. E' meglio, infatti, avere una linea di
lavoro che viene fuori dalla propria anima, evitando di fare troppo caso alle indagini di
mercato effettuate con qualsiasi strumento.
A cura di Marco Spagnoli |