Tempi Moderni

Interviste


Intervista a Harrison Ford e Wolfgang Petersen

air1.jpg (11086 bytes)Sig. Ford essendo molto più popolare dello stesso presidente degli Stati Uniti è stato difficile per lei interpretare un mero politicante?
Ford: Lei ha detto che sono più famoso e popolare del presidente semplicemente perché il suo lavoro è più difficile. Il mio è viceversa quello di divertire ed è bellissimo farlo, in particolare questo copione era ben scritto. Il fatto di dover impersonare il presidente non è stata la cosa più importante bensì far parte di un film ben costruito. La presenza del ruolo di presidente costituisce sicuramente una forte attrattiva per il pubblico.
Petersen: sono molto felice di essere qui con voi e di essere riuscito a portare il film a Venezia, è la prima volta che questo film viene presentato in Europa e siamo tutti molto eccitati per questo.

Sig. Petersen di recente è stato possibile rivedere la copia restaurata di UBOOT-96 che è un film che soprattutto denuncia l'assurdità e l'inutilità della guerra, un'idea che sembra accomuni anche questa nuova fiaba spettacolare che è "Air Force One".
Petersen
:
A sedici anni di distanza da quella pellicola realizzare un dramma sulla violenza e sulla guerra ambientata in un ambito così ristretto come un aereoplano è stato molto interessante. In questo nuovo film ho tentato nuovamente di trasmettere il senso di claustrofobia e di tensione molto forte tra i personaggi. Una situazione drammatica perfetta. Io cerco in tutti i miei film di unire uno stile cinematografico forte e visuale e l'obbiettivo è quello di combinare questa esperienza visiva molto forte concentrandomi nel contempo sulla psicologia dei personaggi. Anche se le trame sono molto diverse esiste quindi un parallelo tra questi due film.

I dettagli con i quali ci viene mostrato l'aereo sono corretti oppure è stato raffigurato nei suoi interni inventando di sana pianta?
Petersen
:
Abbiamo avuto la possibilità di visitare l'aereo ma solo in parte. Clinton ha invitato sia me che Harrison al suo interno e ci siamo ritrovati ad osservare senza poter scattare fotografie quelle zone del velivolo non "classified", il resto per motivi di sicurezza nazionale non poteva essere mostrato. In molti mi hanno chiesto dell'esistenza di una capsula di salvataggio così come si vede nel film ma non ne abbiamo potuto avere ufficialmente conferma. Una persona che ha lavorato per i servizi segreti mi ha detto in via del tutto confidenziale che esiste tale capsula e che rispetto al film in realtà non contiene al suo interno un solo posto ma bensì due.

Sig. Ford ritiene giusto che un certo cinema americano e quindi una parte di quello che viene portato qui a Venezia inciti alla violenza?
Ford
:
La violenza è purtroppo una parte disdicevole della nostra vita e da sempre fa parte della drammaturgia cinematografica. Penso che in quanto modo di intrattenere il pubblico possa essere giudicata male e credo che comunque bisogni essere sempre consapevoli di cosa può rappresentare e quanto possa influire nella nostra società. In generale io comunque cerco sempre di evitare di partecipare a film che cercano in qualche modo di celebrarla e in "Air Force One" la violenza viene comunque considerata come un fallimento disdicevole.

Sig. Petersen come mai un nuovo film dedicato al presidente USA e cosa pensa del fatto che diverse case cinematografiche si stiano preparando a girare film molto simili a questo? Come mai la scelta per il vicepresidente è ricaduta su Glenn Close?
Nel precedente "In the Line of Fire" il presidente era protetto da Clint Eastwood ed era una figura molto passiva e devo dire che in generale preferisco realizzare dei film che si muovono nel mondo della politica perchè penso che Washington al suo interno contenga così tante storie particolarmente affascinanti soprattutto per un tedesco, un europeo come me. Clinton a parer mio è una persona che funziona bene con i mezzi di comunicazione, ha sex appeal ed è quindi facile pensare che possa ispirare altre sceneggiature. Glenn Close è una delle migliori attrici che si possano avere e mi piace poter combinare cose spettacolari con la realtà delle persone e dei personaggi e ho pensato che sia la Close che Gary Oldman siano tra i più grandi attori al mondo degni di lavorare assieme a Ford.

Un regista europeo a Hollywood, un regista che in patria ha già realizzato film importanti e ambiziosi. Qual'è la sua esperienza e quale controllo ha sui suoi film?
Sono ormai dieci anni che vivo negli Stati Uniti. All'inizio non avevo in mente di stabilirmi lì, pensavo di fare un film e tornarmene in Germania, dove, all'epoca, probabilmente lo ricorderete, si realizzavano film come "U-Boot 96" o "La Storia Infinita", e così... Ma venni letteralmente risucchiato nel mondo di Hollywood, mi piacque terribilmente. Eppure, all'inizio non fu semplice, perché, anche se hai diretto un film del calibro di "U-Boot 96", questo non vuol dire necessariamente che il giorno dopo ti si offra la possibilità di fare film altrettanto grandi, e così ho dovuto affrontare molte battaglie, piccole e grandi, ma a poco a poco, parlando, lavorando con alcune persone, specialmente con scrittori che sentivo diversi da quelli tedeschi, con cui era possibile e anche divertente confrontarsi, cambiare le propie idee, decisi, per farla breve, di rimanere e diressi il mio primo film negli Stati Uniti, che non ebbe troppo successo, e in seguito "Nel Centro Del Mirino", che invece andò benissimo. Più successo equivale a più stima da parte della critica e, soprattutto, maggiori possibilità economiche, così mi fu possibile realizzare prima "Virus letale" e ora "Air Force One", che in America ha incassato talmente tanto da mettermi in una posizione ottima, che mi consente, tra l'altro, di avere l'ultima parola creativa, il final cut, e quindi di controllare i miei film, che per un regista è il massimo.

air3.jpg (11498 bytes)Che problemi avete avuto per ottenere la partecipazione nel film di Glenn Close?
Avere Glenn Close nel film è stato semplice, grazie all'interessamento del presidente Clinton, che ci ha aiutato a formare il cast in breve tempo, quasi lo spazio di una cena, nel Wyoming, dove avevamo invitato Glenn Close ed Harrison Ford, il quale sapendo che la mia prima scelta era stata quell'attrice, all'inizio era un pò preoccupato. In seguito, invece, con Clinton seduto in mezzo a noi, è stato proprio lui a chiedere a Glenn: "Vuoi essere il mio vice presidente?". Clinton era eccitatissimo dall'idea, e così tutti e due hanno tanto insistito, che lei, a un tratto, ha detto: "Se due presidenti mi vogliono, probabilmente vorrà dire che devo accettare".

Crede che un giorno saranno computer e tenologia i veri divi? Qual'è stato il loro apporto a Air Force One?
Grandissimo. Credo che in tutti i film ci sarà sempre più bisogno del lavoro di CGI, perché questo semplifica le cose e simulare la realtà diventa anche meno costoso. Nel nostro caso, per esempio, noi abbiamo moltissime battaglie aeree, scontri, incendi: molte degli oggetti che si vedono nel film sono reali, lo stesso Air Force One é un vero 747, che abbiamo dipinto e adattato per farlo sembrare esattamente quello. Ma per molte scene complicate con l'aereo, abbiamo avuto bisogno di ricrearlo con il computer. Oppure di lavorare con un grande modellino che avevamo costruito. Lo stesso per molti degli F15 delle scene nel cielo di notte: alcuni ricreati al computer, altri veri, mescolati adeguatamente gli uni con gli altri. Realtà, modellini e CGI: mi affascina moltissimo l'idea di usarli alternativamente e credo che lo farò ancora, visto che ciò che ci spinge ad adoperarli in questo modo è unicamente il desiderio di ricreare la realtà. Io non sono il tipo che cerca soluzioni alla "Blade Runner" o "Alien" o strani mondi simili, tutti un'invenzione visiva di qualcosa d'altro, immaginazione o fantasia; no, io cerca la realtà, e in questa ricerca credo che la CGI possa aiutare davvero molto.

Avevate previsto finali alternativi in sede di sceneggiatura?
No. Non ho mai pensato ad un finale alternativo nella sceneggiatura, è stato sempre e solo quello che si vede nel film. E' strano, forse, perché molti film ad Hollywood hanno almeno due o tre versioni tra le quali scegliere. Noi, invece non abbiamo mai girato nulla d'altro, perché quella era l'unica versione che volevamo.

In "Air Force One" vengono cancellate perfino le ceneri del comunismo: Lei crede ancora nel pericolo rosso, piuttosto che in altri, ad esempio quello mediorientale?
Lo sceneggiatore nella nostra storia parla di tutta la situazione della Russia e crede forse ancora possibile il pericolo che una nuova ondata nazionalistica cresca in qualche parte del paese. Io credo che ci siano dei segnali che questo possa succedere e che sia una situazione simile a quella del nostro film. Non abbiamo voluto sovraccaricare questo aspetto, perché quello che ci interessava era creare una situazione dove il presidente degli Stati Uniti potesse realmente divenire uomo d'azione, sfidando un terrorista in una scontro quasi personale. D'altra parte era anche necessario fornire alla vicenda un retroterra storico, o, propriamente politico, che si verificasse una situazione per cui si potesse credere che le cose fossero quantomeno possibili; una situazione di miseria, di disperazione, che favorisse il piano di un terrorista che sogna una nuova forte Russia, di nuovo unita, non in democrazia, ma sotto il comunismo: uno scenario assolutamente possibile. Speriamo che questo non accada, ma in un film siamo spinti a guardare molto in là nel futuro e a dire ciò che un giorno potrebbe accadere.

Qual'è il sogno della sua vita?
I sogni della mia vita si concentrano sempre intorno al fare cinema. Non sogno di andarmene per due anni in vacanza su una grossa isola da qualche parte, no, lavoro, lavoro, sperando che il film successivo riesca ancora meglio del precedente. Noi cerchiamo sempre la luce alla fine del tunnel, come se ci fosse una luce alla fine del tunnel, ossia il film migliore, il capolavoro, l'unico e solo. Forse non sogno un film così, ma magari un piccolo film importante e profondo che vinca tutti gli Oscar e che tutti nel mondo vogliano andare a vedere, un film che io ami e che tutti amino.

Claudio Pofi e Marco Medelin