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INTERVISTA A ADRIAN LYNE
Il suo ultimo film, "Lolita", non
verrà distribuito, almeno per il momento, in America e in Inghilterra. Come mai?
Per quanto riguarda l'Inghilterra posso dirle sin d'ora che il film uscirà a Gennaio,
dopo le solite polemiche legate al tema della storia. In America è successa una cosa
molto strana: quando "Lolita" era in fase di post-produzione, abbiamo ricevuto
un numero enorme di richieste da parte dei distributori, addirittura superiore a quello di
miei film precedenti che erano, in un certo senso, più "commerciali". Una volta
ultimata l'opera una famosa società produttrice di whisky, titolare anche di una grande
catena di distribuzione, si è tirata indietro dichiarando che i temi trattati nel film
potevano nuocere all'immagine della loro azienda. La cosa sembrava avere un'importanza
marginale ma, lentamente, tutte le altre case di distribuzione si sono accodate,
trasformando una palla di neve in una valanga. Attualmente non so dire se e quando il film
uscirà negli Stati Uniti.
Inizialmente il romanzo omonimo di Nabokov da cui è tratto il suo film doveva avere
un'ambientazione moderna. Come mai ha poi deciso di rispettare l'ambientazione originale?
Trasportare la storia di Lolita ai nostri giorni avrebbe significato ridurre sensibilmente
i costi di produzione e i tempi di lavorazione e, in tutta onestà, ero deciso a seguire
questa strada. L'aver rispettato, alla fine, l'ambientazione originaria deriva da una
semplice considerazione: l'arrivo del professor Humbert, intellettuale europeo,
nell'America del 1947 scatena una certa curiosità e riverenza da parte della popolazione
locale; lo stesso evento trasportato ai nostri giorni verrebbe senz'altro preso in minor
considerazione, non avrebbe lo stesso effetto sulla comunità e tutti i presupposti della
storia ne risulterebbero snaturati.
In cosa si distingue la sua trasposizione di "Lolita" da quella,
celeberrima, di Stanley Kubrick?
Il mio film è molto più fedele al romanzo di quanto non lo fosse quello di Kubrick, che
peraltro ammiro e considero un capolavoro. Qualcuno ha parlato di "trasposizione
letterale" e io sono sostanzialmente d'accordo. Inoltre, ho sempre pensato che il
film di Kubrick fosse più incentrato sulla figura di Quilty che su quella di Humbert,
mentre io ho cercato di fare esattamente l'opposto, secondo quello che è il vero spirito
del libro.
Ritiene che il tema di "Lolita" sia ancora attuale?
All'epoca in cui uscì il romanzo non si parlava del tema della pedofilia così come se ne
parla oggi. Naturalmente il tema del romanzo va oltre il concetto di pedofilia, in quanto
Humbert è sempre cosciente del fatto che le sue sono azioni aberranti, riconosce di
sbagliare ma non riesce a fermarsi. Alla fine comunque dimostrerà di provare per Lolita
del vero amore e non solo una mera attrazione fisica o una perversione sessuale. Quando la
vede invecchiata, prostrata dagli eventi e "contaminata", per usare le sue
parole, dal seme di un altro uomo che l'ha resa gravida, Humbert si accorge di amarla
ugualmente, desidera starle vicino comunque. In un certo senso nel finale del romanzo
Humbert si redime completamente dai suoi peccati. Nabokov è comunque uno straordinario
giocoliere e la sua opera è sempre attualissima: riesce a farti ridere e a scandalizzarti
nello stesso tempo, a farti provare odio e compassione per i suoi personaggi.
C'è un tema o un particolare aspetto ricorrente in tutte le sue opere?
Alcuni direbbero che il sesso è la mia ossessione, ma non è così. Le numerose persone,
critici e giornalisti, che affermano ciò sono evidentemente interessati in prima persona
alle situazioni morbose. Io ho fatto un film al quale sono molto legato dal titolo
"Allucinazione Perversa" ("Jacob's Ladder") che non ha nulla a che
vedere con il sesso o l'erotismo, eppure sono in pochi a ricordarlo o a citarlo durante le
interviste. I rapporti interpersonali, le relazioni fra gli uomini, questo è senz'altro
il mio tema ricorrente.
A cura di Luigi De Angelis |