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INTERVISTA A VAL KILMER
Val Kilmer è un uomo simpatico. Con
quella naturale aria assonnata e assente che ha avuto per tutto il film "The
Doors" di Oliver Stone, risponde alle domande come in trance e chi lo
intervista ha la netta sensazione di avergli chiesto qualcosa cui gli interessa rispondere
solo se può leggere sul suo volto qualche guizzo di una vitalità lontana.
Non ci stupisce che egli si sia trovato così bene in mezzo ai leoni per girare con
Michael Douglas "Spiriti nelle tenebre" e che Joel Schumacher gli abbia affidato
il ruolo dark di Batman dopo Michael Keaton, prima di preferirgli George Clooney
per "Batman 4". Val Kilmer è un uomo che dal film "Il Santo" ha
guadagnato un ingaggio pari a otto milioni di dollari e che pure continua a essere lontano
dallo show business. Trentotto anni, di origine Cherokee, bello, ma meno
massiccio che sullo schermo, Kilmer ha interpretato numerosi ruoli di successo : da
Iceman in "Top Gun" al compagno di Robert De Niro in "Heat",
da Elvis Presley in "Una vita al massimo" all'antagonista di Marlon Brando
in "L'isola del Dottor Moreau".
Mr.Kilmer, quale è stato il lavoro che lei e il regista Philip Noyce avete portato
avanti per rendere più attuale il personaggio del Santo?
Abbiamo cercato di mostrare al pubblico che Simon Templar era appassionato del suo lavoro,
che gli piaceva quello che faceva, anche se era un ladro. Abbiamo voluto adattarlo agli
anni Novanta, costruendogli sopra un elevato numero di personaggi diversi tramite vari
camuffamenti e travestimenti. Simon Templar è, però, un personaggio non violento, e
questo mi piace molto.
Lei si sento più un santo o un peccatore in questa pellicola?
Simon Templar è contemporaneamente le due cose. E' un personaggio contraddittorio, figlio
della nostra epoca. Anche io mi sento un po' santo e peccatore nello stesso tempo. Dopo lo
choc di avere appreso dalla televisione del divorzio da mia moglie (Joan Whalley,
l'attrice della mini serie Tv "Rossella", n.d.r.) posso dire, però, che
la cosa più importante della mia vita sono i miei due figli: Mercedes e Jack.
Che cosa l'affascina di questo personaggio?
La sua possibilità di trasformarsi, il suo stretto rapporto con un mondo nobile e mitico
come quello dei santi e la sua profonda solitudine. Ho provato sempre una grande
attrazione per i ruoli che richiedono una recitazione sopra le righe. Mi divertono e con
Simon Templar mi sono trovato perfettamente a mio agio.
Da cacciatore di leoni a ladro contro la malavita russa. Lei passa con grande
facilità da un ruolo all'altro...
Un uomo è assai più pericoloso di un leone...
Perché ha lasciato il personaggio di Batman?
Non è che io l'abbia voluto fare per scelta. Soltanto che quando ho accettato di girare
"Il santo" non conoscevo i progetti della Warner Bros riguardo a Batman.
Così la Paramount e la Warner si sono parlate per trovare un accordo, ma sa, una
produzione come quella di Batman è assai più influenzata dalle decisioni degli sponsor
che dalla disponibilità dei singoli attori. Così mi sono trovato fuori.
Qualcuno parla di dissapori col regista Joel Schumacher...
Sono voci cui sono sottoposte tutte le persone che lavorano a Hollywood. Io non faccio
eccezione.
Le piaceva recitare Batman?
Sì, anche se io non amo i personaggi che richiedono un'eccessiva introspezione.
Cosa pensa di Marlon Brando?
E' un grande modello, un poeta geniale capace di comprendere a fondo la natura umana. E'
l'espressione di un momento della storia del cinema e della New York di una certa epoca.
Con lui puoi parlare di tutto. Abbiamo perfino pensato di produrre insieme un nuovo
modello di zanzariera.
A cosa sta lavorando?
A un cartone animato prodotto da Jerry Katzenberg della Disney e da quel tipo, come si
chiama...ah, sì Steven Spielberg (ride). Si intitola "Il principe
dell'Egitto". E' il primo progetto della Dreamworks di Spielberg e oltre a me ci sono
numerosi attori famosi a dare la voce ai personaggi del film, come Patrick Stewart (Il
capitano Picard di "Star Trek", n.d.r.)
Le piace fare l'attore?
Sì, molto. E' un lavoro che oltre a darti tanti soldi ti permette di viaggiare. Sono
rimasto così affascinato dall'Africa che penso di girare presto un film ispirato alle
gesta di un esploratore realmente vissuto. Scriverò io stesso la sceneggiatura insieme a
quel mio amico sudafricano che ha ispirato il camuffamento di Thomas Moore ne "Il
santo".
Questo personaggio, però, nella traduzione italiana, poiché era impossibile
tradurre l'accento inglese del Sudafrica, l' afrikaneer, è
stato trasformato in francese. Il risultato ottenuto fa assomigliare Simon Templar più
che a un seduttore, all'ispettore Clouseau di Peter Sellers...
Le confesserò che era proprio quello che volevamo... (scoppia a ridere)
Marco Spagnoli |