Tempi Moderni

Interviste


INTERVISTA A VALERIA GOLINO
e LICIA MAGLIETTA

acro6.jpg (11983 bytes)Valeria Golino la conosciamo tutti, a soli ventinove anni può vantare un carnet considerevole di interpretazioni italiane e hollywoodiane, da "Piccoli fuochi" a "Rain man", da "Puerto Escondido" a ""Fuga da Los Angeles". La trovo in forma, elettrica ed esuberante come mi aspettavo: è una donna mediterranea che ha alcune caratteristiche leggermente trasformate rispetto al "genere", un calore diventato effervescenza, una intelligenza saltellante ma più pragmatica, caratteristiche dovute probabilmente alla sua biografia apolide. Di Licia Maglietta almeno i cinefili sapevano certo meno. La colpa, perché di colpa evidentemente si tratta quando un'attrice di questa levatura viene impiegata così poco al cinema e da molti magari ignorata, ciò che dovrebbe sollecitare una riflessione di più ampio respiro su quell'inesauribile riserva di attori che possiamo considerare il teatro, senza credo far torto a nessuno, serbatoio che poi, come in questo caso, riserva sorprese gradevolissime, dicevamo la colpa deve essere di quel sistema cinematografico - non disgiunto ovviamente da chi lo compone - responsabile di privilegiare le solite poche facce insterilte dalla sovraesposizione ma delle quali d'altronde chi scrive spesso non saprebbe dire niente di male, e colpevole nel negare al cinema la forza di uno star system che dovrebbe prevedere proprio e soprattutto la continua ricerca di talenti. Ritornando all'attrice, Licia Maglietta è una donna di singolare sensualità. Anch'essa di nascita partenopea, è un miscuglio di passionalità e freddezza unite a uno sguardo molto intenso. Caratteristiche che la rendono perfettamente credibile nel ruolo di Elena, nel film la donna del Nord. Il viso è un ovale non perfetto, leggermente triangolare le dona una apparenza poco decifrabile, sfumata tra dolcezza e durezza. Di consolidata esperienza teatrale, ha lavorato nel cinema coi film di Mario Martone. Del suo monologo "Delirio amoroso", tratto dalle poesie di Alda Nerini, che porta ancora attualmente in scena, ora mi accorgo, stolidamente, di non averle chiesto nulla.

I personaggi che interpretate hanno a dispetto di una psicologia essenziale degli aspetti simili: una comune sensibilità scoperta, una sorta di pelle mostrata al vivo, esposta senza veli alle ferite della vita.
Golino
:
E un personaggio che in effetti ho trovato diverso rispetto a tutti quelli che ho interpretato precedentemente. Ma il malessere che prova è quello che a un certo punto della nostra vita tutti noi proviamo. Quindi se per certi versi non capivo bene lo stato generale del personaggio, ero comunque invogliata a cercare di interpretarlo. In alcune scene ho avuto difficoltà a entrare nella parte proprio per l'estrema ansiosità che lo caratterizza; singolarmente, in alcuni momenti mi sono sentita così pacificata con me stessa da essere disturbata, quasi impossibilitata a tormentarmi quel tanto che poteva bastare, e questo non mi era mai successo in nessun altro film.
Maglietta: La difficoltà maggiore che ho avuto era nell'interpretare un personaggio molto raccolto in se stesso, che non viene raccontato da nessun altro personaggio e non ha neanche le parole per dirsi. Elena potrebbe avere una vita perfettamente serena mentre in realtà vive circondata da una specie di vuoto. Man mano durante il film, grazie anche al fatto che esso è stato girato completamente assecondando la cronologia reale, la situazione è migliorata dal mio punto di vista e via via che riuscivo ad aggiungere delle caratteristiche al mio personaggio mi sono sentita decisamente più a mio agio.

In questo senso vi siete adoperate per costituire un background psicologico al personaggio?
acro3.jpg (9658 bytes)Maglietta: Quello che ha aiutato sono state soprattutto le serate che passavamo in albergo nella stessa camera con Valeria e Silvio a discutere dei personaggi a volte senza seguire neanche molto la sceneggiatura. È un lavoro che ho amato molto perché significava assecondare giorno per giorno quello che il film stava diventando. Anche se poi le battute sono rimaste le stesse, il modo di dirle e tante altre piccole sfumature che cambiano con il lavoro sul personaggio rappresentano il tipo di lavoro a cui sono più profondamente interessata.
Golino:
La maniera in cui Maria è raccontata è dovuta secondo me al fatto che Silvio si identifica maggiormente con Elena, la donna del Nord. Anche se ci sembra di avere più elementi per capire il malessere di Maria, essa, secondo me, rimane un personaggio che si avverte quasi come estraneo all'interno del film, almeno inizialmente.

acro2.jpg (10693 bytes)Tra le due donne si realizza una alchimia, qualcosa che le porta a creare quel bel legame che ci porta fino alla fine del film...
Maglietta
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Credo che l'incontro funzioni soprattutto perchè le due donne in qualche modo si somigliano. Nella voglia di guardare altrove, un po' al di là di quello che era stato il loro mondo, un desiderio che si avvera per caso o per destino e in cui la fatalità vuole che le due donne si riconoscano, e nel sentimento di riconoscere la propria insoddisfazione e finalmente di potersela dire. Insieme cercano di concedersi un tempo che non c'è mai stato, è una cosa che trovo molto bella, e loro riconoscendo la disponibilità dell'altra hanno la possibilità di avere fiducia in quella persona che sainno che le capisce.
Golino: Sono perfettamente d'accordo, in più aggiungerei che questi momenti di malessere siano in fondo anche molto utili, sono degli stati d'animo che ci possono permettere di desiderare qualcos'altro, un cambiamento magari positivo. Lo slogan potrebbe essere: ben venga l'insoddisfazione!

Alfonso Iuliano