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Interviste


Intervista a Russell Crowe

la1.jpg (12391 bytes)Russel Crowe, australiano, trentaduenne, lo ricordiamo protagonista di "Skinheads e accanto a Sharon Stone in "Pronti a morire". In "L.A. Confidential" di Curtis Hanson interpreta il celebre detective Bud White, creato dallo scrittore americano James Ellroy.

Dopo averlo interpretato, cosa pensa di Bud White?
Durante un giro di conferenze di James Ellroy in Australia, ho passato un'intera giornata insieme a lui, alla fine della quale mi ha detto che di tutte le persone oscure e negative che ha creato scrivendo, se c'è uno che ha una possibilità di diventare un eroe questo è Bud White. Ho capito così che l'autore aveva una passione particolare per quel personaggio e per me è diventato fondamentale recitare seguendo i suoi dettami.

Come definirebbe Bud da un punto di vista morale?
La prima volta che ho letto il copione ho avuto la sensazione che Bud White fosse una persona assolutamente immorale. Abusa della sua posizione, ha una sua agenda del tutto personale, ma una volta che ho cominciato a guardare a fondo il personaggio usando il libro come fonte primaria ho cominciato a vederlo diverso, come un uomo morale, perché lui è assolutamente convinto di conoscere la differenza fra il bene e il male e sa combattere e morire per quello in cui crede. Per l'altro protagonista, Ed Exley, il discorso è diverso: egli è un animale politico ed è questa la sostanziale differenza tra Ed e Bud. Le reazioni di Bud vengono dal cuore, dallo stomaco; Ed invece prende una decisione solo dopo avere esaminato se ne possono derivare benefici.

Che tipo di preparazione ha svolto per interpretare questo ruolo?
Ho fatto un periodo di ricerca molto lungo e laborioso, durato circa due mesi a Los Angeles. Il lavoro è cominciato con lo studiare attentamente una serie di fotografie che mi ha mostrato il regista. Curtis Hanson aveva una visione molto precisa di quello che voleva per il film, sia per quello che riguardava i personaggi, sia per l'aspetto che doveva avere la città, sia per le musiche. Quando c'è un regista che ha una visualizzazione così precisa del suo lavoro anche quello dell'attore diventa più semplice. Naturalmente ho visto molti film dell'epoca, in particolare quelli diretti da Don Siegel e Stanley Kubrick, quelli interpretati da Bogart e anche molti documentari su quel periodo e su come si è poi sviluppata la città di Los Angeles. Anche la polizia di Los Angeles, che è da sempre abituata a stare sotto la luce dei riflettori, ha collaborato con noi e abbiamo potuto vedere dei film degli anni 40 sull'addestramento delle reclute. Avere due mesi per prepararsi è comunque una cosa molto insolita e ti permette una preparazione davvero vasta. Spesso i registi dopo solo cinque minuti che ti hanno affidato una parte ti chiedono di recitare!

la3.jpg (12977 bytes)Come si è trovato in un film dal cast così stratosferico?
Sulla carta potrebbe sembrare un gruppo quanto mai variegato di zingari riuniti e lo straordinario talento di Curtis Hanson è stato anche individuare il filo comune che unisce tutti questi attori, cioè il desiderio di approfondire ogni dettaglio grazie alla collaborazione comune. Può sembrare, in effetti, un cast di attori di livelli diversi che vengono da posti altrettanto differenti, ma ogni persona che lo compone ha un' etica altissima e generalmente anche una notevole esperienza teatrale alle spalle. Per queste e per altre ragioni posso dire di non esser stato intimidito da questo gruppo così straordinario, composto da persone che amano profondamente il loro lavoro. Sono diventato molto amico di Danny De Vito, anche se nel film l'unica scena che facciamo insieme è quella in cui lo prendo a pugni. Certo con altre star americane non posso dire di avere avuto lo stesso rapporto.

Adotta per la recitazione una tecnica particolare?
La mia famiglia, anche se in ruoli diversi, è nel cinema da tre generazioni, io sono il primo ad aver il coraggio di stare davanti ad una macchina da presa. Già da adolescente ho svolto piccoli ruoli e ho avuto la mia prima parte da protagonista all'età di venticinque anni. Per quello che mi riguarda posso dire che non può bastare una sola tecnica per fare il mestiere di attore ed è necessario un lavoro di immersione totale come quello svolto così bene da Robert De Niro in "Toro scatenato". Mi piace interpretare ruoli assolutamente diversi tra loro: dalla vergine battista all'idraulico gay, skinheads neonazisti, gesuiti e quant'altro.

Per lei che viene dall'Australia ci sono analogie tra la Hollywood di ieri e quella di oggi?
Tutto il film è basato sull'immaginario e in realtà non c'è modo migliore di descrivere Hollywood di cui tutti abbiamo un immagine che ci viene per lo più dai film che abbiamo visto. Hollywood è tutta nella nostra testa ma Los Angeles è una città senza cuore differente da tutte le altre, da Parigi a Napoli, città reali fatte di persone reali.

Alfonso Iuliano