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INTERVISTA A CLAUDE CHABROL: 5O film divertendosi.
C'è un trucchetto curioso nel film: tutte le vicende s'incastrano tra loro. E' per questo d'altronde che Isabelle Huppert cambia per tutto il film personaggio. La vediamo con varie parruche, con nomi diversi. Per gran parte del film ha un nome russo e tutto il film è costruito come delle matrjoske russe una dentro l'altra. Questo mi ha permesso di fare un film drammatico ma al tempo stesso leggero. Spero di esserci riuscito. C'è una cosa che mi affascinava molto ed era quella di realizzare un film dove i rapporti tra i due personaggi principali fossero molto forti ma anche originali, vale a dire che esistesse tra loro un rapporto di complicità, quasi cameratesco, al di fuori di qualsiasi aspetto sociale e morale. I due protagonisti infatti sono leggermente ai margini della società. Quello che mi diverte è che vedendo il film il problema maggiore è capire che tipo di relazione ci sia tra il personaggio interpretato da Serrault e quello della Huppert. Quando ho fatto il film mi sono posto con insistenza questa domanda e ancora oggi non so dare una risposta precisa. Ognuno ha le sue teorie. Si potrebbe scrivere una sceneggiatura sul loro primo incontro. Mia moglie ad esempio ha un'idea interessante. Sostiene che Isabelle fosse orfana e sia stata adottata dal fratello della madre, Serrault, che l'ha cresciuta e l'ha fatta saltare sulle sue ginocchia quando era piccola. Altri pensano invece che Serrault sia un vecchio porco che si è innamorato di una ragazzina. Io non penso nulla di tutto questo. Per me è importante che il loro legame sia forte dal punto di vista narrativo perché permette agli spettatori di immedesimarsi ai due protagonisti e di essere soddisfatto quando alla fine tutto andrà piuttosto bene per loro. Ho sempre problemi con la musica da film. Di meno ora che mio figlio la compone per i miei lavori! Trovo però che spesso la musica sottolinei le immagini che sto mostrando e che diventi ridondante. Allora può essere interessante utilizzare della musica già esistente perché si può costruire un'immagine sulla base musicale, che funga quindi da contrappunto a quello che la musica racconta. E' quello che ho fatto nel film con "La Tosca". Devo dire poi che adoro quella musica proprio come il cattivo del film. Tutto il trucco in quella scena è stato mostrare agli spettatori come li manipolavo, vale a dire che prima ho fatto ascoltare la fine della Tosca, che sottolinea l'unica scena drammatica del film, poi quando finalmente la musica termina il cattivo chiede di riascoltarla e io ho messo in scena altre immagini e la combinazione da un'altra sensazione allo spettatore.
Personalmente non ho mai capito che cosa s'intendesse per "nuovelle vague". Penso che si voglia indicare il periodo tra il 1957 e il 1958, quando la Francia ha cambiato Repubblica. Effettivamente ci fu un'esplosione di giovani registi e allo stesso tempo arrivarono nuove scoperte tecniche: il Nagra per la presa diretta e l'utilizzo dei flous, che ora è stato abbandonato ma che all'epoca era considerato rivoluzionario. Allora pensavo che la nouvelle vague fosse stata caratterizzata da un modo di utilizzare le nuove scoperte tecnologiche a scopi politici, volendo dimostrare che la nuova Repubblica coincideva con il nuovo cinema. Questa era la mia opinione ma ora che, dopo 40 anni, si parla ancora di nouvelle vague devo ammettere che forse qualcosa di rivoluzionario deve esserci stato in questo fenomeno culturale. Penso che la cosa più importante sia stata quella di dimostrare che fosse possibile girare dei film in poco tempo e con pochi mezzi, in maniera più dinamica, senza essere legati agli studi ma con la possibilità di girare tutto in esterni veri. Penso che l'apporto della nouvelle vague sia stato positivo e devo dire che noi giovani fummo accolti molto bene anche dai nostri colleghi più anziani come Becker, Clouzot, e Renoir, che erano aperti alle nostre idee, a differenza di molti altri che si comportarono in modo ripugnante. C'è una cosa che ritengo molto importante quando si gira un film e cioé di realizzare un'atmosfera di festa quotidiana sul set. E per questo che preferisco il momento delle riprese a tutte le altre fasi creative del mio lavoro. Io parto da un principio molto semplice ed è che non si è mai sicuri del successo di un film, dunque che senso ha creare un'atmosfera da incubo sul luogo di lavoro se poi magari il film sarà un fiasco? Molto meglio divertirsi e creare un clima gioso tra la troupe e gli attori. Quello che mi rattrista di più è vedere registi come Jean-Luc Godard che una volta si divertivano sul set e adesso creano un'atmosfera terrorizzante. Io non guardo mai niente: non ho le mie vecchie sceneggiature, non conservo nessuno dei miei film in cassetta. Ho girato con Orson Welles 25 anni fa, ci siamo molto divertiti insieme e alla fine delle riprese mi ha scritto una lettera dove mi spiegava che era stato felice di lavorare con me, che aveva imparato molte cose (ma questo sono sicuro che l'aveva scritto per farmi piacere!) e che mi accordava il diritto di continuare a fare film! Mi ha lasciato un certificato "di buona condotta sul set". Sono molto fiero di questo. |
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