Tempi Moderni

Interviste


INTERVISTA A STEFANIA CASINI,
ANTONELLA PONZIANI E MONICA SCATTINI

Perche' in "Un paradiso di bugie" non hai partecipato alla sceneggiatura?
Casini: "Perche' mi piace fare la regia, semplicemente; poi, secondo me, un regista collabora sempre un pochino alla sceneggiatura, le cose cambiano, si puntualizzano i personaggi: Noi abbiamo fatto delle prove a tavolino, prima di fare il film, ci sono stati dei piccoli aggiustamenti".

Controllo totale sul cast?
Casini: "Si', ho avuto la possibilita' di scegliere chi volevo. Mi ha reso felice, perche' volevo questi attori e sono riuscita ad averli. Quindi, nel bene o nel male, sono io la responsabile".

parad1.jpg (11009 bytes)Non ti sembra che la storia, i personaggi, abbiano un'ingenuita' che sembra presa da un film degli anni 50-60?
Casini: "Mi fa piacere questa cosa, perche' secondo me in Italia non e' cambiato molto in questi 30 anni, si sogna di vincere la lotteria, si comprano i grattaevinci, anzi mi sembra che sia anche aumentato questo delegare alla fortuna la possibilita' di raggiungere i propri sogni. Io credo poi che ci manchino un po' i film di genere; abbiamo registi e attori molto bravi, anche piccoli film molto interessanti ma mancano i film di genere, che poi sono quelli che fanno vivere il cinema, che permettono al pubblico di affezionarsi agli attori italiani. Io amo la commedia, sono felice di avere fatto una commedia, un film d'intrattenimento".
Ponziani: "Io non so se e' una coincidenza successa a me, ma io ho delle amiche che hanno investito tanti soldi in finanziarie poi sparite; ci sono tante ragazze alle quali, davanti ad uno che fa due smancerie, avendo tanto bisogno d'amore, negato per tanti anni, vengono i famosi occhi foderati di prosciutto, che non stanno a pensare se un uomo vuole solo i soldi o il sesso, ma lo amano com'e'. Poi i film, per far ridere, devono esagerare, ma io non li vedo cosi' lontani dalla realta', anche perche' credo che la televisione sia diventata un mito per la massa, comprese le mie sorelle, che fanno un lavoro semplice, si alzano la mattina, tornano a casa la sera, e vedono la televisione, la pelliccia, il brillante, il famoso consumismo. Anna, nella sua stupidita' e' cresciuta credendo a quello che gli ha detto la televisione, che non gli ha spiegato che e' tutto finto, che uno spot serve solo per far vendere la merce, che la realta' e' diversa. Una persona che non ha troppi contatti con la realta' vede la televisione e si puo' illudere".

Un film ambientato a Milano poteva mostrare una realta' meno banale?
Casini:
"Io ho fatto una commedia, mica un film sociale o verista. Poteva essere ambientato in un'altra citta', ho scelto Milano solo perche' offre maggiori spunti, tant'e' che ho preso un'attrice che non e' nemmeno milanese. Io sono milanese, e so che Milano non e' solo quella del film, che ci sono tante sfaccettature all'interno della citta', che ci sono tanti personaggi, in certi casi anche peggiori di quelli che abbiamo rappresentato. E' una Milano inventata, che mi e' servita per la commedia, per incontrare dei gatti e delle volpi che si confrontano con la mia protagonista".

Com'e' avvenuta la scelta della ragazza?
Casini:
"Intanto ho fatto dei provini, perche' nel cinema italiano e' difficile trovare un'attrice giovane; visto che si fanno cosi' pochi film, non si riesce a creare un parco attori sufficiente. Volevo una faccia vera e ho trovato Carlotta in una scuola di danza classica: avendo io fatto danza classica, so che chi vi e' impegnato ha una bella testa, con una grande disciplina. Tutti pensano che il cinema sia una cosa molto facile, mentre invece c'e' bisogno di una grande disciplina, perche' c'e' poco tempo; io poi volevo girare in presa diretta, che e' una complicazione ulteriore. Dopo aver scelto Carlotta, l'ho preparata per un bel po' di tempo, perche' quando si va sul set, e' difficile stare dietro agli attori, ci sono tanti altri problemi che insorgono".

parad2.jpg (13907 bytes)Nel cinema italiano questo tipo di rapporto genitore-figlio e' assai raro. Ricorda "Ladri di biciclette", col bambino che insegna al padre ad essere padre. Non c'e' una tradizione simile nella commedia.
Casini:
"Io ho scritto per tanti anni su un mensile che si chiamava "Moda". Rispondevo a molte lettere di donne con problemi, ed ho conosciuto meglio l'universo femminile grazie a questo continuo scambio. Mi ronzava nella testa questo strano rapporto madre-figlia, con le madri della mia generazione, allevate in maniera diversa, impreparate al ruolo, che a quarant'anni si chiamano ragazze, hanno un'irresponsabilita' che e' pero' anche energia vitale. Allo stesso tempo ci sono delle adolescenti che hanno voglia di autorita', di un rapporto meno sfuggente, piu' stabile. Mi interessava raccontare queste cose, che, poi, sono entrate in un'architettura globale assieme ad altre, ma che ne costituiscono il cuore".

Da "Lontano da dove" ad oggi, quali altri tentativi di fare film?
Casini:
"Nessuno. Dopo quel film, sono stata convinta da Francesca Marciano a tornare in Italia, mentre io volevo restare in America. Mi sono messa a fare l'attrice di teatro, poi la giornalista, poi ho fatto sei film per la televisione, due libri. Non ho sentito l'esigenza di fare un altro film, forse perche' e' cosi' faticoso, perche' tanto lavoro viene vanificato in una giornata; ci si mettono tante energie e poi tutto finisce in un week-end e ci si sente stremati, vuoti".

Monica Scattini, dopo tante caratterizzazioni, per le quali sei giustamente famosa, cosa ti piacerebbe fare?
Scattini:"Vorrei fare finalmente una protagonista, magari in una commedia, ma non necessariamente. Sai com'e' succede in Italia: vieni fuori in un ruolo e poi sei costretta a fare sempre quello, perche' viene meno la fantasia, la voglia di rischiare. Mi piacerebbe fare, non so, "Irma la dolce", un personaggio cosi'. L'ho detta grossa?

L'evoluzione di Stefania Casini, da un personaggio trasgressivo a regista di un film gradevole, femminile, sognatore.
Casini: "Il mio percorso e' simile a quello di tutte le donne un po' trasgressive che crescono. Dalle tette al vento ad altre cose, insomma. Io sono stata aiutata moltissimo dal giornalismo, perche' ho avuto sempre un grande amore ed una grande paura per il cinema. Ci sono arrivata con Germi, ma proprio nel momento in cui iniziava la crisi, che dura ormai da piu' di vent'anni. Inoltre la paura del cinema era anche paura di una vita futile: non avevo personaggi troppo interessanti, facevo solo e sempre le spalle dei protagonisti; ho cominciato cosi' a percorrere altre strade, che mi hanno permesso di non restare prigioniera della mentalita' dell'attrice, di viaggiare molto, non per vacanza, ma per lavoro, di superare le paranoie di invecchiare, di non lavorare, di scoprire, infine, le cose piu' importanti nella vita, e perfino il grande amore per la regia. Ricordo che sono stati molto pochi i registi che mi hanno aiutato a costruire un personaggio: Bertolucci, Germi e pochi altri. E' importante la direzione degli attori, che sono bestie meravigliose e delicatissime, hanno bisogno di molte attenzioni, di energie, di sentirsi parte di un progetto".

Antonella, anche tu hai lavorato alla regia per alcuni cortometraggi. Hai intenzione di andare avanti in questa attivita'?
Ponziani: "Sono d'accordo con quello che ha detto Stefania. Io ho cominciato a vent'anni a fare l'attrice; prima facevo il liceo artistico, amavo la musica, la pittura e mi sembrava che il cinema le riassumesse tutte. Mi sono resa conto, poi, di cosa vuol dire fare l'attrice: lavorare sei mesi e poi non avere niente da fare per un anno. Il modo di essere attrice in Italia, e' una cosa che non si adatta alla mia personalita', che ha bisogno di stimoli continui. L'aspetto, che e' molto importante per un'attrice, mi mette molto in soggezione; non mi va di stare a pensare che devo essere sempre bella, appetitosa, affascinante; non mi va di stare sempre appresso all'aspetto, mi scoccia. Cosi' mi e' stato detto: "La Ponziani e' sciatta, spettinata". Si', e' vero, diciamolo. Io odio andare dal parrucchiere, odio tutte quelle cose da femmina; io adoro recitare, mi piace mettermi nelle mani di un regista, lasciarmi dirigere totalmente, dare tutto quello che posso. Sono una persona che ha i suoi conflitti interiori; ho l'esigenza di capire quali sono i miei canali, di persona, a prescindere dal sesso e da tutto quanto il resto, in cui mi posso esprimere, dare una senso alla mia vita, sentirmi utile, creativa. Ho tentato con la musica e con la regia. Penso che una cosa non escluda l'altra, e quando mi propongono un film bello, quando ci tengono a lavorare con me, io corro e do' il massimo come attrice e basta. Quando, poi, ho periodi di inattivita' mi comincio a cimentare in altre cose. Ho fatto tre corti ed al terzo mi sono resa conto di quanto sia impegnativo e difficile fare la regia, trovare i soldi, trovare un'idea, girarlo. E' difficile, quando esce, cercare di farlo vedere, di fare in modo che non sparisca. Pero' forse proprio perche' e' cosi' difficile e duro, ti fa tanto crescere, e' una sfida. Brava Stefania, che ci e' riuscita".

Marco Medelin