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Intervista a Pierce Brosnan
Lei era molto giovane quando è
uscito il primo film di James Bond. Che ricordo ne ha?
Ho visto il mio primo film di James Bond nel 1964. Mi colpí moltissimo. All'epoca non
pensavo che avrei fatto l'attore, ma l'impatto con il personaggio fu fortissimo. Non era
tanto una questione di identificazione con l'eroe, ma piuttosto la sorpresa per un cinema
cosí diverso da quello al quale eravamo abituati. Sono cresciuto in un paesino irlandese
dove c'era un solo cinema e i film che arrivavano erano perlopiù film western in bianco e
nero. Quando arrivò il primo film interpretato da Sean Connery fu incredibile perché si
trattava di qualcosa di totalmente diverso e innovativo, qualcosa che non si era mai visto
prima. Ed è per questo che ne ho un ricordo così intenso.
Com'è cresciuto il personaggio di Bond rispetto a "Goldeneye"?
Purtroppo quando si interpreta un ruolo come quello di James Bond, tutto il mondo ha gli
occhi puntati su di te e sono in molti gli scettici e i cinici che, per invidia o chissà
quali altre contorte ragioni, si augurano che sia un fiasco. Così nel primo film ero in
un certo senso un pò bloccato. La posta in gioco era altissima e la responsabilità mi
schiacciava. Ma dopo il successo di "Goldeneye", che ha superato di gran lunga
le nostre più ottimistiche aspettative, mi sono sentito molto più a mio agio nella parte
ed ho potuto esplorarla nelle sfumature più sottili. Considerando però che non si può
aggiungere a Bond molto di personale, quello che ho cercato di fare è fare emergere la
sincerità e l'umanità del personaggio. Se nel primo film mi ero molto contenuto al
riguardo, in questo ho cercato di esplorarne la psicologia. Sono stato attento però a non
farne un debole, cercando invece di enfatizzare il suo lato umano attraverso il
coinvolgimento emotivo con il personaggio femminile interpretato da Teri Hatcher, ad
esempio, che ad un certo punto muore, procurandogli un forte dolore e lasciandogli dentro
un gran vuoto.
A cura della redazione. |