Tempi Moderni

I film del 1997


INSOLITI CRIMINALI
(ALBINO ALLIGATOR)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Kevin Spacey
Sceneggiatura: Christian Forte
Fotografia: Mark Plummer
Scenografia: Nelson Coates
Montaggio: Jay Cassidy
Prodotto da: Brad Krevoy, Steve Sabler, Brad Jenkel
(USA, 1997)
Durata: 95'
Distribuzione cinematografica: COLUMBIA TRISTAR
Distribuzione home video: COLUMBIA TRISTAR HOME VIDEO

PERSONAGGI E INTERPRETI

Dova: Matt Dillon
Janet: Faye Dunaway
Milo: Gary Sinise
Law: William Fichtner
Guy: Viggo Mortensen
Jack: John Spencer
Danny: Skeet Ulrich
Marv: Frankie Faison
Jenny: Melinda McGraw
Dino: M. Emmeth Walsh
G.D.Browning: Joe Mantegna

 

inso1.jpg (12449 bytes)"Insoliti Criminali" segna l'esordio alla regia dell'attore Kevin Spacey, magnifico villain in "Seven" e "I Soliti Sospetti". La formula narrativa usata dal regista e dallo sceneggiatore Christian Forte è una delle più abusate nel cinema d'azione: polizia contro malviventi, assediati in un luogo dal quale non esiste possibilità di fuga. La storia inizia in modo tragicomico, mostrando degli sprovveduti agenti federali sulle tracce di un grosso trafficante d'armi. In seguito ad alcuni improbabili imprevisti, i federali confondono l'auto del loro uomo con quella di un terzetto di balordi che hanno appena tentato, con esiti disastrosi, un furto in un magazzino. Dova (Matt Dillon) è il capo dei tre, anche se la sua autorità non sempre è rispettata dagli altri, Milo (Gary Sinise) è suo fratello, più simile ad un precettore che ad un criminale, mentre Law (William Fichtner) è uno psicopatico violento dalle azioni imprevedibili. I tre si rifugeranno nel bar "Dino's Last Chance" (nome quanto mai appropriato), circondati dalla polizia in una sorta di tragicomica commedia degli equivoci. "Insoliti Criminali" vanta illustri predecessori, come "Quel Pomeriggio di un giorno da cani" di Lumet o "Killing Zoe" di Avary, ma manca sia della forza drammaturgica del primo sia dell'ironia cartoonistica-splatter del secondo (con il quale condivide, però, almeno una bizzarra idea nel finale). L'assenza quasi totale di ironia minaccia spesso di far crollare la tensione per lasciare il posto all'umorismo involontario, complice anche il prevedibile "colpo di scena" finale, sospeso fra la surrealtà e l'evidente imbarazzo di una conclusione disarticolata e frettolosa. Spacey dirige con tecnica diligenza, senza quei colpi d'ala che lo hanno reso popolare come attore, mentre fra gli interpreti spiccano il bravo Matt Dillon e la riscoperta Faye Dunaway che sta vivendo una seconda giovinezza artistica. Gary Sinise rimane svenuto per circa metà film, mentre per la rimanente parte biascica frasi in stato semi-catatonico, in un'ideale rappresentazione dell'umore del pubblico.

Luigi De Angelis