Tempi Moderni

I film del 1997


IL PAZIENTE INGLESE
(THE ENGLISH PATIENT)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Anthony Minghella
Sceneggiatura: Anthony Minghella,
sulla scorta dell'omonimo libro di Michael Ondaatje
pubblicato in Italia da Garzanti
Fotografia: John Seale
Scenografia: Stuart Craig
Costumi: Ann Roth
Montaggio: Walter Murch
Musica: Gabriel Yared
Prodotto da: Steve E. Andrews, Scott Greenstein,
Alessandro Von Norman, Bob Weinstein, Harvey Weinstein,
Saul Zaentz
(Usa, 1996)
Durata: 163'
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP
Distribuzione home video: CECCHI GORI HOME VIDEO

PERSONAGGI E INTERPRETI

Laszlo de Almasy: Ralph Fiennes
Geoffrey Clifton: Colin Firth
Katherine Clifton: Kristin Scott Thomas
Hana: Juliette Binoche
Caravaggio: Willem Dafoe

 

engl1.jpg (11647 bytes)Alla fine della seconda guerrra mondiale, un uomo gravemente ferito viene condotto da Hana, una infermiera franco-canadese, in un monastero diroccato in Toscana. La donna ritiene che su di lei gravi una maledizione: le sue traumatiche esperienze in guerra l'hanno infatti convinta che chiunque ella ami sia destinato a morire.
Lo shock del decesso accidentale del suo migliore amico l'ha indotta a ritirarsi, per dedicarsi totalmente ad una buona azione: curare il suo paziente e rendergli la dipartita, ormai inevitabile, meno dolorosa e straziante. Ma anche il moribondo, che dichiara di aver perso la memoria, custodisce gelosamente una pena segreta...
Minghella, chi era costui? L'interrogativo paramanzoniano non viene sciolto dalla lettura della biografia del Nostro: al suo terzo lungometraggio, dopo due prove di scarsa o nessuna risonanza, egli ha ottenuto con questo "Il paziente inglese" una messe di tributi (posto che le nominations si trasformino in premi) assolutamente sproporzionata agli esiti.
engl2.jpg (13480 bytes)Percorrendo spavaldamente il campo minato della love story che s'intreccia con i fatti della Storia (simili cose venivano più melense che epiche, più avvincenti che convincenti persino ad un cineasta del calibro di David Lean, come "Il dottor Zivago" o "La figlia di Ryan" ampiamente testimoniano), il film - appesantito da una costruzione a flashback intermittenti, zavorrato da inutili prolissità liricopaesaggistiche - promana ad ogni pie' sospinto un sentore di romanticume criptotanatofilo che finisce per stomacare anche il più paziente e bendisposto degli spettatori.
Codesti ultimi, probabilmente, avranno altresì modo di apprezzare i validi contributi tecnici come le convincenti interpretazioni degli attori: cose che tuttavia ci paiono non bastevoli a guadagnare al film un giudizio sia pur moderatamente positivo.

Francesco Troiano