IL PAZIENTE
INGLESE
(THE ENGLISH PATIENT) CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Anthony Minghella
Sceneggiatura: Anthony Minghella,
sulla scorta dell'omonimo libro di Michael Ondaatje
pubblicato in Italia da Garzanti
Fotografia: John Seale
Scenografia: Stuart Craig
Costumi: Ann Roth
Montaggio: Walter Murch
Musica: Gabriel Yared
Prodotto da: Steve E. Andrews, Scott Greenstein,
Alessandro Von Norman, Bob Weinstein, Harvey Weinstein,
Saul Zaentz
(Usa, 1996)
Durata: 163'
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP
Distribuzione home video: CECCHI GORI HOME VIDEO
PERSONAGGI E INTERPRETI
Laszlo de Almasy: Ralph Fiennes
Geoffrey Clifton: Colin Firth
Katherine Clifton: Kristin Scott Thomas
Hana: Juliette Binoche
Caravaggio: Willem Dafoe
Alla
fine della seconda guerrra mondiale, un uomo gravemente ferito viene condotto da Hana, una
infermiera franco-canadese, in un monastero diroccato in Toscana. La donna ritiene che su
di lei gravi una maledizione: le sue traumatiche esperienze in guerra l'hanno infatti
convinta che chiunque ella ami sia destinato a morire.
Lo shock del decesso accidentale del suo migliore amico l'ha indotta a ritirarsi, per
dedicarsi totalmente ad una buona azione: curare il suo paziente e rendergli la dipartita,
ormai inevitabile, meno dolorosa e straziante. Ma anche il moribondo, che dichiara di aver
perso la memoria, custodisce gelosamente una pena segreta...
Minghella, chi era costui? L'interrogativo paramanzoniano non viene sciolto dalla lettura
della biografia del Nostro: al suo terzo lungometraggio, dopo due prove di scarsa o
nessuna risonanza, egli ha ottenuto con questo "Il paziente inglese" una messe
di tributi (posto che le nominations si trasformino in premi) assolutamente sproporzionata
agli esiti.
Percorrendo
spavaldamente il campo minato della love story che s'intreccia con i fatti della Storia
(simili cose venivano più melense che epiche, più avvincenti che convincenti persino ad
un cineasta del calibro di David Lean, come "Il dottor Zivago" o "La figlia
di Ryan" ampiamente testimoniano), il film - appesantito da una costruzione a
flashback intermittenti, zavorrato da inutili prolissità liricopaesaggistiche - promana
ad ogni pie' sospinto un sentore di romanticume criptotanatofilo che finisce per stomacare
anche il più paziente e bendisposto degli spettatori.
Codesti ultimi, probabilmente, avranno altresì modo di apprezzare i validi contributi
tecnici come le convincenti interpretazioni degli attori: cose che tuttavia ci paiono non
bastevoli a guadagnare al film un giudizio sia pur moderatamente positivo.