HAMLETCAST
TECNICO ARTISTICO
Adattamento e regia: Kenneth Branagh
Fotografia: Alex Thomson
Scenografia: Tim Harvey
Costumi: Alex Byrne
Musica: Patrick Doyle
Montaggio: Neil Farrell
Prodotto da: David Barron
(GB, 1997)
Durata: 240 '
Distribuzione cinematografica: MEDUSA
Distribuzione home video: MEDUSA
PERSONAGGI E INTERPRETI
Amleto: Kenneth Branagh
Ofelia: Kate Winslet
Gertrude: Julie Christie
Polonio: Richard Bryers
Orazio: Nicholas Farrell
Ambasciatore inglese: Richard Attenborough
Il becchino: Billy Cristal
Reynaldo: Gerard Depardieu
Priamo: John Gielgud
Attore Re: Charlton Heston
Claudio: Derek Jacobi
Marcello: Jack Lemmon
Osric: Robin Williams
Ecuba: Judy Dench

Otto sono i film " scritti " da William Shakespeare tra il 1995 ed il
1996: "Othello" di Oliver Parker, "Riccardo III" di Richard Loncraine,
"Riccardo III - Un uomo, un re" di Al Pacino, "A midsummer's night
dream" di Adrian Noble, "La dodicesima notte" di Trevor Nunn, "Tromeo
and Juliet" di Lloyd Kaufmann, "Romeo e Giulietta" di Baz Luhrmann ed ora
questo "Hamlet" di Kenneth Branagh (mentre in California, giusto per cambiare,
si sta girando una nuova versione del "Sogno di una notte di mezza estate").
Che dire? D'accordo, il Bardo è sempre stato considerato dal cinema il miglior
sceneggiatore del mondo, per di più fuori diritti da qualche centinaio d'anni: tanto
insistere in un così breve lasso di tempo pare però sottolineare l'abissale crisi d'idee
che sta affliggendo da qualche stagione i territori della settima arte.
Venendo a Branagh, comunque, la domanda da farsi è: ha senso proporre una ulteriore
versione di un testo ipersfuttato in celluloide, restando certosinamente fedeli alla
pagina scritta certosina ed allestendo il tutto nella maniera più tradizionale possibile?
Fofi
scriveva nel '63 che l'"Amleto" (1948) di Olivier appariva datato (allora!) e
mostrava " i suoi notevoli limiti ": e stava parlando , badate bene, di una
lettura comunque assai personale dell'opera, di una interpretazione psicanalitica che
vedeva il protagonista bloccato nei suoi atti dal complesso di Edipo.
Il meno che possa dirsi dell'operazione odierna, quindi, è che si tratti di pura
retroguardia: ad un passo dalla pacchiana belluria del kolossal patinato in 70mm (pur
essendo il grande formato uno dei pochi dati all'attivo della pellicola), il film di
Branagh oscilla tra il filologico e l'accademico senza risultare mai intrigante; al più,
è possibile lodare gli eccellenti contributi tecnici, che peraltro non bastano a salvare
lo spettatore dal tedio e dalla stanchezza (di "disputa emorroidaria" ha,
giustamente, parlato certa critica anglosassone).
Quanto alle interpretazioni (per inciso, dispiace veder adoperati in banali "cameo
roles" molti eccellenti professionisti, da Jack Lemmon a Gerard Depardieu), Kate
Winslet è una Ofelia strepitosa, Julie Christie efficace come sempre: di Branagh, si può
dire che quando il suo personaggio esorta gli attori della compagnia a non gigioneggiare,
viene spontaneo alle labbra di chi siede in platea un "de te fabula narratur", o
- ancor meglio - un "medice, cura te ipsum".