FUOCHI
D'ARTIFICIO CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Leonardo Pieraccioni
Fotografia: Roberto Forza
Soggetto e Sceneggiatura: Leonardo Pieraccioni, Giovanni Veronesi
Scenografia: Francesco Frigeri
Costumi: Nicoletta Ercole
Musica: Claudio Guidetti
Montaggio Avid: Jacopo Quadri
Prodotto da: Vittorio e Rita Cecchi Gori
(ITALIA, 1997)
Durata:100'
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP
Distribuzione home video: CECCHI GORI HOME VIDEO
PERSONAGGI E INTERPRETI
Ottone: Lenardo Pieraccioni
Luna: Vanessa Lorenzo
Germano: massimo Ceccherini
Barbara: Barbara Enrichi
Demi: Mandala Tayde
Lorenza: Claudia Gerini
Psicanalista: Luigi Petrucci
Patata: Roberto Brunetti
"Un
mestiere in cui conta molto la rilassatezza nello scrivere, nel girare, nel montare e nel
proporsi agli altri, convinto come sono di fare film per tutti perché per me il cinema è
come un autobus allegro pieno di gente." Ecco il pensiero di Leonardo Pieraccioni,
campione assoluto d'incassi l'anno scorso con "Il Ciclone", onnipresente nelle
sua multipla veste di soggettista, sceneggiatore, regista e attore anche nell'imminente
"Fuochi D'artificio". Spenderò poche parole per descrivervi "Fuochi
D'artificio". La storia ruota intorno a Ottone (Leonardo Pieraccioni), dog sitter di
una qualche provincia toscana, e delle quattro donne della sua vita: la sua migliore amica
(Barbara Enrichi), la donna di cui si innamora (Vanessa Lorenzo), la sua datrice di lavoro
(Claudia Gerini) e la donna che finirà per amare (Mandala Tayde). Una sorta di viaggio
nella memoria atto a ripercorrere gli eventi degli ultimi mesi che Ottone compie in
compagnia di uno psicanalista incontrato per caso alle Maldive, il quale suo malgrado lo
aiuterà a fare chiarezza in se stesso. L'impianto narrativo è in tutto simile a quello
de "Il Ciclone": stesso personaggio maschile, stesse dinamiche relazionali,
stessa costruzione drammaturgica divisa in un susseguirsi di scenette. Ma se nel film
precedente Pieraccioni riusciva a divertirci in maniera quasi ingenua, qui si avverte una
forzatura, una volontà nel portare lo spettatore alla risata. Il risultato è che si fa
fatica ad avere una visione globale del film. Ci si perde, così come evidentemente si è
perso il Nostro nello stancante susseguirsi di gag per lo più mal riuscite e
incomprensibilmente infarcite di battutine quasi volgari e inefficaci. Le ragazze carine
(tutte modelle straniere!?), i personaggi buffi, il protagonista ammiccante, il tutto
appiccicato insieme al ritmo di una colonna sonora presumibilmente orecchiabile, senza
arte né parte. Un pout-pourri di bassa qualità insomma. Alla luce dell'assoluta
mediocrità del film, risulta quasi inutile prendersela con Pieraccioni. Non perché io
valuti la mia opinione così importante e abbia paura di non colpire nel segno, ma perché
mi sembra che un discorso serio e accurato rivolto a questo regista e al suo cinema, sia
in qualche modo sprecato. Mi spiego: in una recente intervista ad una radio romana,
Pieraccioni ha affermato che non è suo interesse annoiare il pubblico, bensì divertirlo.
Per far comprendere meglio il suo pensiero ha poi detto che non gli interessa fare quei
film noiosi in bianco e nero, girati tutti in controluce. Ha insomma utilizzato un
banalissimo stereotipo che classificasse in modo sommario il tipo di cinema a lui
estraneo. Quello che mi ha sempre colpito dei grandi maestri del cinema, è la loro
proprietà di linguaggio. Se leggete gli scritti di Truffaut, Hitchcock, Tarkowski,
Rossellini e Scorsese (per citarne alcuni) noterete che nell'ampio spettro di generi e non
generi che essi rappresentano, c'è un denominatore comune: la chiarezza. C'è chiarezza
di linguaggio nei loro scritti così come c'è chiarezza di linguaggio nei loro film. Non
sentirete o leggerete mai delle banalità; non vi confonderete ascoltandoli poiché loro
non saranno confusi.
Un'affermazione come quella da me riportata che raffiguri il cinema
noioso come un cinema in bianco e nero, girato in controluce, è indice di una grande
confusione a livello di linguaggio. Non può un regista di cinema parlare così. Uno
spettatore occasionale può forse parlare così. Allora ecco che la mia preoccupazione di
sprecare fiato, laddove la proprietà di linguaggio difetta in molti di coloro che si
occupano di cinema in Italia e nella fatti specie nella banda di "Fuochi
d'artificio", va bene al di là di una paranoia da critico inascoltato. Di fatti se
io mi mettessi ad argomentare al signor Bonolis che i suoi programmi televisivi sono
spazzatura, egli risponderebbe che il suo intento non è quello di far riflettere, ma solo
di divertire e sbandiererebbe a suo favore l'alto indice d'ascolto. A ciascuna critica,
anche se ben argomentata, contraporrebbe al presunto divertimento il suo opposto: la noia.
La posizione che Pieraccioni assume di fronte alle critiche è la stessa. Dunque chi
glielo spiega a questi personaggi che divertire il pubblico in maniera intelligente è
arduo lavoro, è studio e sacrificio? Chi mai potrebbe spiegare al campione assoluto
d'incassi che la rilassatezza nello scrivere e nel girare, questa moderna compulsione ad
evitare a tutti i costi l'inevitabile fatica dell'introspezione e della ricerca non è
altro che un'inutile fuga da se stessi in primo luogo, e secondariamente è il più sicuro
passaporto verso la mediocrità? "Fuochi D'artificio"con tutte le sue dichiarate
non pretese esce in 500 e passa sale. Sicuramente avrà il successo determinato
dall'effetto Ciclone ma forse la gente dirà che il primo era meglio. E' possibile e
probabile che lentamente si materializzi quello che avevo detto l'anno scorso: film dopo
film (almeno che non si avveda dei propri limiti) Pieraccioni si sgonfierà come un
palloncino che sparisce all'orizzonte, dimenticato da tutti. D'altronde, dopo tutto il
lavoro e l'amore di coloro che hanno contribuito a rendere il cinema quello straordinario
mezzo d'espressione quale è, sarebbe una vera presa per il culo se le cose andassero
diversamente.