Tempi Moderni

I film del 1997


FUNNY MONEY
(THE ASSOCIATE)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Donald Petrie
Soggetto e sceneggiatura: Nick Thiel
Fotografia: Alex Nepomniaschy
Scenografia: Andrew Jackness
Costumi: April Ferry
Montaggio: Bonny Koehler
Musiche: Cristopher Tyng
Prodotto da: Frederic Golchan, Patrick Markey, Adam Leipzig
(USA, 1996)
Durata: 95'
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP
Distribuzione home video: CECCHI GORI GROUP

PERSONAGGI E INTERPRETI

Laurel: Whoopi Goldberg
Sally Dugan: Dianne Wiest
Frank Peterson: Tim Daly
Donald Fallon: Eli Wallach
Camille Scott: Bebe Neuwirth

 

funny1.jpg (12762 bytes)Laurel, consulente finanziario di indubbie capacitā, non riesce a far riconoscere il valore del suo lavoro, sfruttato dagli squali del mondo maschilista di Wall Street. Decisa a farsi rispettare, si inventa un socio tanto maschile che virtuale, tal Robert S. Cutty - lo crea, naturalmente, grazie al computer e ad internet, anche se sul come il film č abbastanza approssimativo - , tale da funzionare come un passepartout che permetta di aprire tutte le porte chiuse alle donne. L'idea ha buon fine e la coppia diventa presto, con la parte maschile in maggior evidenza, il caso del giorno a Wall Street. Solo che ora il mondo pretende di conoscere il partner virtuale!
"Funny money" č una commedia degli equivoci dal classico copione di ascese e cadute ben consolidato, ma che al di lā del postulato femminista non troppo risolto non va molto oltre. In sostanza, per nuotare nel mondo degli affari se giā non si č uomini bisogna comunque mascherarcisi e poi alla fine ti fregano lo stesso, salvo finale che metta le cose a posto. L'aggiunta di tematiche "virtuali", necessaria al concatenarsi degli equivoci, anche se trattata in maniera troppo sbrigativa, si concede invece una digressione sui paradossi della virtualitā: non tanto il mondo incorporeo della rete ricade su quello reale (come ad esempio in "The net"), ma č piuttosto il secondo a servirsi del primo e a usarlo per i propri fini quasi come una maschera per la propria precaria identitā. Peccato che questo, a parte le ovvie inverosimiglianze del caso, non si inserisca tanto bene nella vicenda, probabilmente per un certo pressappochismo generale della sceneggiatura Talché, e nonostante la simpatia delle interpreti, il film rimane solo una buona professione di intenti, senza che l'amalgama riesca mai veramente a funzionare.

Alfonso Iuliano