FRATELLI
COLTELLI
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Maurizio Ponzi
Soggetto: Franco Ferrini, Enrico Vanzina, Carlo Vanzina
Sceneggiatura: Franco Ferrini, Emilio Solfrizzi, Cesare Frugoni
Fotografia: Maurizio Calvesi
Scenografia: Eugenio Liverani
Costumi: Raffaella Fantasia
Musica: Antonio Di Pofi
Montaggio: Sergio Montanari
Una produzione realizzata da: Video 80
(Italia, 1997)
Durata: 95'
Distribuzione cinematografica: MEDUSA
PERSONAGGI E INTERPRETI
Felice Emilio Solfrizzi
Guelfo Fabio Canino
Tonio Antonio Stornaiolo
Sonia Simona Ventura
Vannino Flavio Bucci
Niobe Katia Beni
Donna Virginia Graziella Scaliarini
Donna Virginia giovane Sara Ricci
Taison Pinuccio Sinisi
Gallo Dante Marmone

Da un soggetto dei fratelli Vanzina di alcuni anni fa, pensato per Diego
Abatantuono e Christian De Sica, ad una commedia con attori esordienti, o quasi. Questo il
percorso di "Fratelli Coltelli", diretto da Maurizio Ponzi, uno dei piu'
originali tra i registi italiani di commedie. L'autore di "Madonna che silenzio c'e'
stasera", che non sara' stato certo un capolavoro, ma che rispetto agli ultimi
diretti da Francesco Nuti era quantomeno dignitoso e divertente e, soprattutto, finito, ha
accettato questo incontro con la fertile faciloneria dei formidabili fratelli, proprio per
la possibilita' di guidare degli attori giovani, "incontaminati". Non degli
inesperti, comunque: se, da un lato Simona Ventura resta la diva del film, forte dei suoi
successi televisivi, la cui presenza aleggia dietro ogni sua battuta, la coppia
Solfrizzi-Stornaiolo, ha alle spalle anni di televisione e un grande successo regionale
nel teatro di cabaret in Puglia. Proprio la grande verve dei due nel rendere un tipo di
pugliese diverso dal gergo macchiettistico finora presente nel cinema italiano, da Lino
Banfi al terrunciello di Abatantuono, e' la forza di questo film, dalla trama debole e
scontata.
Il
modello di commedia anni cinquanta, che ogni tanto ritorna a galla, viene purtroppo quasi
sempre frainteso, imitato solo nella forma, sospeso nel tempo, lontano tanto dall'epoca di
origine, quanto dalla nostra. I fratelli coltelli sono l'ennesima farsa sul tema del ricco
e del povero, del settentrionale e del meridionale, affrontati con spirito positivo ed
antirazzista, ma con troppa semplicita'. Tutti troppo buoni o troppo facilmente cattivi,
nessuno veramente importante per il racconto, nessuno con cui lo spettatore possa
identificarsi, nessuno di cui allo spettatore freghi qualcosa. La forza unica di tutta la
pellicola sta proprio nel tanto denigrato dialetto, nella novita' del pugliese vero, nel
fascino ormai affermato del toscano, mentre il tentativo di fare della Ventura una nuova
Monica Vitti, si puo' dire fallito, per il momento, senza troppi rimpianti. Alcune battute
sono quasi memorabili (come la risposta del cameriere alla presentazione di un nobile:
"Borbone Parma" "Uno a uno", ma, tranne la figura inquietante del
maggiordomo Flavio Bucci, a meta' tra un pinguino ed un gufo, restano isolate. Troppo poco
per un film.