HE LIU
(IL FIUME)CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Tsai Ming-Liang
Soggetto e sceneggiatura: Tsai Ming-Liang, Yang Bi-Ying, Tsai Yi-Chun
Scenografia: Lee Pao-Lin
Montaggio: Chen Sheng-Chang, Lei Cheng-Ching
Prodotto da: Hsu Li-Kong, Chiu Shun-Ching
(Cina, 1996)
Durata: 115'
Distribuzione cinematografica: LUCKY RED
Distribuzione home video: LUCKY RED
PERSONAGGI E INTERPRETI
Xiao-Kang: Lee Kang-Sheng
Il padre: Miao Tien
La madre: Lu Hsiao-Ling

Da
Tsai Ming Liang, stesso autore del Leone d'oro 1994 "Vive l'amour", questo film
viene a concludere, riprendendo gli stessi personaggi dei precedenti, una trilogia su
solitudine e società contemporanea. Orso d'argento al festival di Berlino di quest'anno
che con il già detto Leone e il premio di Cinema Giovani di Torino (1993) per
"Rebels of the neon god" fa trilogia anche di premi. E possiamo, in effetti,
definire il giovane regista di "Taipei" come una sorta di super-autore del
cinema delle sue parti. I paragoni a grandi maestri nel tempo si sono sprecati; questi
sono film che qua e là citano, ma che ancora di più, nonostante il corpus ancora
ristretto, arditamente si citano. Nella prima scena del film il protagonista deve
sostituire un manichino recalcitrante che non riesce a fare la sua parte di morto anche se
semplicemente a galla in un fiume. Presogli il posto, mi sembra quasi inutile dirlo,
esegue il suo compito a perfezione. Perché tutti i personaggi che provengono dalla
fantasia del nostro autore sono privi di volontà prima che di psicologia e si aggirano su
territori altrettanto spogliati di identità (capita l'analogia?). Il problema de "Il
fiume" - per quanto mi riguarda vale lo stesso per gli altri due film - sta nella sua
fredda pretenziosità autoriale-intellettuale. Continuando lo scarno repertorio delle sue
figure, i dialoghi quasi non esistono, così come, in sostanza, il regista tende ad
azzerare tutte le componenti drammatiche nei più estenuanti piani sequenza. Così, la
disperazione esistenziale del film si comunica con una autoritarietà che non trova molti
pari, immagini e suoni vengono svuotati fino al paradosso di significare con l'evidenza
incontrovertibile caratteristica della prima scena che ho sopra descritto - si svuota
tutto per dire che tutto è vuoto! Il cinema di Ming Liang è un pallido teorema per cui
basterebbero quattro o cinque immagini, cinema da salotto elegante e impegnato,
virtuosismo accademico di un gran pedante.