FUGA DA LOS
ANGELES
(ESCAPE FROM L. A.)CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: John Carpenter
Sceneggiatura: John Carpenter, Debra Hill e Kurt Russell
Fotografia: Gary B. Kibbe
Musica: John Carpenter e Shirley Walker
Scenografia: Lawrence G. Paull
Costumi: Robin Michel Bush
Montaggio: Edward A. Warschilka
Prodotto da: Debra Hill e Kurt Russell
(USA, 1996)
Durata: 98'
Distribuzione cinematografica: U.I.P.
PERSONAGGI E INTERPRETI
"Iena" Plissken: Kurt Russell
Malloy: Stacy Keach
Map To the Stars Eddie: Steve Buscemi
Pipeline: Peter Fonda
Cuervo Jones: George Corraface
Il Capo Chirurgo di Beverly Hills: Bruce Campbell
Taslima: Valeria Golino
Hershe: Pam Grier
Utopia A.J. Lamger
Il Presidente degli Stati Uniti d'America: Cliff Robertson
Brazen: Michelle Forbes

Seguito
ideale di quel "1997: Fuga da New York" che consacrò Kurt Russell (e il suo
personaggio "Iena" Plissken) attore di culto, "Fuga Da Los Angeles"
ripropone pedissequamente luoghi, situazioni e battute del suo predecessore, mutando però
radicalmente i presupposti morali della trama. Se a New York "Iena" doveva
scontrarsi con criminali tradizionali, nella città di Los Angeles (distaccatasi
dall'America in seguito ad un gigantesco terremoto) sono confinati gli indesiderabili
della nuova America moralista e ultra conservatrice.
I presupposti non ingannino: non tutti gli idealisti e i filosofi sono degni di
considerazione e stima. Non lo è, sicuramente, Cuervo Jones (George Carraface), uno
spietato rivoluzionario sudamericano che ricorda molto Che Guevara, auto proclamatosi
"Leader Maximo" di Los Angeles e pronto a riscattare coloro che considera gli
oppressi con mezzi non proprio ortodossi e condivisibili. Non meno pericoloso e
detestabile è il Presidente degli Stati Uniti (Cliff Robertson), uomo vile e bigotto
pronto ad adottare senza rimorsi provvedimenti di sommaria intolleranza al fine di
garantire il surreale ordine morale alla base della sua politica. In questo scenario
agisce Plissken, ancora una volta costretto con l'inganno a recarsi nella città-prigione
per recuperare una misteriosa valigia dal letale contenuto rubata da Utopia, figlia
dissidente (e particolarmente svanita) del Presidente, e consegnata al pericoloso Cuervo.
Non c'è salvezza nel mondo sognato (temuto?) da Carpenter, solo dannazione e dannati. Il
famoso pessimismo dell'autore si spinge al suo limite in quest'ultima opera, raggiungendo
un punto di non ritorno in cui la condanna di ogni estremismo è urlata con tale anarchica
rabbia da far temere allo spettatore l'instaurarsi di nuove e ancor più estreme
ideologie. "Fuga da Los Angeles" è un film coraggioso, capace di affrontare
argomenti scomodi con spietata naturalezza, che possiede anche l'indubbio merito di
ironizzare sui luoghi comuni dell'action movie pur sfruttandoli ed usandoli con impudica
avidità.
In esso si sopperisce alla mancanza (o, perlomeno, alla occasionale latenza) di violenza
fisica con tanta, troppa, violenza ideologica rispetto alla quale l'autore, rappresentato
idealmente dalla sua controparte filmica Russel-Plissken, non assume mai una precisa
posizione, lasciandosi ogni responsabilità alle spalle con una studiata noncuranza degna
dei migliori western eastwoodiani. Malgrado tali interessanti premesse, il film di
Carpenter non decolla, e dopo un inizio folgorante (quanta emozione per i carpenteriani
"doc") si avvita in una spirale di varie banalità (soprattutto, ma non solo,
visive) che evidenziano la frettolosa trascuratezza della messa in scena. Peccato, perché
di situazioni interessanti ce ne sono a iosa (due su tutte: il terrificante episodio
horror dei "chirurghi di Beverly Hills" e quello, delirante e dissacratorio,
dell'attacco aereo con mitra su Disneyland), ed è forse l'eccessiva e indiscriminata
accumulazione di idee a privare l'opera di una precisa identità. In conclusione, una cosa
è certa: un film come questo, nel bene e nel male, costringe lo spettatore ad assumere
una posizione critica, senza però trascurare mai il presupposto fondamentale del cinema
di genere, cioè il puro divertimento. Non è poco.