Tempi Moderni

I film del 1997


DRAGONHEART

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Rob Cohen
Sceneggiatura: Charles Edward Pogue
Fotografia: David Eggby, A.C.S.
Musica: Randy Edelman
Scenografia: Benjamin Fernandez
Costumi: Anna Shepherd
Montaggio: Peter Amundson
Prodotto da: Raffaella De Laurentis
(USA, 1996)
Durata: 100'
Distribuzione cinematografica: U.I.P.

PERSONAGGI E INTERPRETI

Bowen: Dennis Quaid
Einon: David Thewlis
Gilbert: Pete Postlethwaite
Kara: Dina Meyer
Felton: Jason Isaacs
Brok: Brian Thompson
Einon da giovane: Lee Oakes
Hewe: Wolf Christian
Redbeard: Terry O'Neill
Re Freyne: Peter Hric
Felton's Minx: Eva Vejmelkova
Voce di Draco: Gigi Proietti

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In seguito ad una mortale ferita al cuore, il giovane re viene infatti condotto dalla madre Aislinn (Julie Christie) nell'antro di un gigantesco drago dove, con un prodigio inspiegabile, parte del cuore del ragazzo viene sostituito con quello della bestia, rendendogli così salva la vita. Dopo tale evento il re diviene incredibilmente crudele e sottopone i suoi sudditi a vessazioni di ogni tipo. Bowen abbandona disgustato il reame, rinnega i suoi ideali cavallereschi e dedica la sua vita allo sterminio dei draghi, responsabili, secondo la sua visione, del cambiamento del re.
L'incontro con Draco (doppiato, nella versione italiana, dal bravo Gigi Proietti) gli farà cambiare idea sulle mitiche bestie, e il cavaliere stringerà un singolare patto di mutua collaborazione con l'animale senziente che li porterà, alla fine, a combattere fianco a fianco per restituire libertà e giustizia al reame di Einon. Realizzare oggi un film fantasy è, di per sé, impresa lodevole. Il genere è infatti quasi definitivamente estinto (se si escludono le squallide produzioni destinate alla vendita diretta in video) e le reazioni del pubblico sono oggettivamente imprevedibili. Lo script di "Dragonheart" parte da presupposti interessanti ma, durante il percorso narrativo, è afflitto da approssimazioni e cadute di gusto di ogni genere che ne compromettono il risultato finale.
In ogni caso, che importa se le scenografie rivelano in più di un occasione la presenza indiscreta di illuminazioni non proprio "medioevali", o se il monaco Gilbert (uno spaesato Pete Postlethwaite) cita brani da una particolare versione della Bibbia (quella che, in America, è denominata di "King James") circa 500 anni prima che venga redatta: la gente ha pagato il biglietto per vedere il Drago, giusto? Giusto. E il drago arriva, preceduto da sibili e schianti amplificati e resi terribili dalla magia del *Dolby Digital (*solo in cinema selezionati). Lo spettacolo è emozionante: raramente si sono visti effetti in computer grafica di tale complessità e realismo (neanche il celebratissimo "Jurassic Park" può competere con l'animazione di Draco) e forse per la prima volta nella storia del cinema un personaggio generato al computer "recita" con dignitosi risultati.
Quel che indispone lo spettatore più adulto (il film, non dimentichiamolo, è destinato ad un pubblico dai 12 anni in giù) è la leziosità del personaggio, costruito sui più zuccherosi modelli Disneyani (ormai irrimediabilmente datati) ma ruffianamente dotato di sentori di violenza e malvagità atti ad incuriosire una platea più eterogenea (che rimarrà poi inevitabilmente delusa). Rob Cohen ("Daylight") conferma la sua predisposizione per una regia televisiva, priva di slanci e dalle prevedibili inquadrature, compiendo un diligente lavoro nel difficile compito di conciliare attori ed effetti speciali, e nulla più.
"Dragonheart" è consigliato a tutti gli amanti del cinema costruito al computer, mentre fornirà facile argomento ai detrattori della tecnologia, in questo caso nel pieno diritto di affermare l'invadenza dell'immagine su una storia che, privata del supporto digitale, risulta veramente fatta di nulla.

Luigi De Angelis