DRAGONHEART
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Rob Cohen
Sceneggiatura: Charles Edward Pogue
Fotografia: David Eggby, A.C.S.
Musica: Randy Edelman
Scenografia: Benjamin Fernandez
Costumi: Anna Shepherd
Montaggio: Peter Amundson
Prodotto da: Raffaella De Laurentis
(USA, 1996)
Durata: 100'
Distribuzione cinematografica: U.I.P.
PERSONAGGI E INTERPRETI
Bowen: Dennis Quaid
Einon: David Thewlis
Gilbert: Pete Postlethwaite
Kara: Dina Meyer
Felton: Jason Isaacs
Brok: Brian Thompson
Einon da giovane: Lee Oakes
Hewe: Wolf Christian
Redbeard: Terry O'Neill
Re Freyne: Peter Hric
Felton's Minx: Eva Vejmelkova
Voce di Draco: Gigi Proietti

In seguito ad una mortale ferita al cuore, il giovane re viene infatti
condotto dalla madre Aislinn (Julie Christie) nell'antro di un gigantesco drago dove, con
un prodigio inspiegabile, parte del cuore del ragazzo viene sostituito con quello della
bestia, rendendogli così salva la vita. Dopo tale evento il re diviene incredibilmente
crudele e sottopone i suoi sudditi a vessazioni di ogni tipo. Bowen abbandona disgustato
il reame, rinnega i suoi ideali cavallereschi e dedica la sua vita allo sterminio dei
draghi, responsabili, secondo la sua visione, del cambiamento del re.
L'incontro con Draco (doppiato, nella versione italiana, dal bravo Gigi Proietti) gli
farà cambiare idea sulle mitiche bestie, e il cavaliere stringerà un singolare patto di
mutua collaborazione con l'animale senziente che li porterà, alla fine, a combattere
fianco a fianco per restituire libertà e giustizia al reame di Einon. Realizzare oggi un
film fantasy è, di per sé, impresa lodevole. Il genere è infatti quasi definitivamente
estinto (se si escludono le squallide produzioni destinate alla vendita diretta in video)
e le reazioni del pubblico sono oggettivamente imprevedibili. Lo script di
"Dragonheart" parte da presupposti interessanti ma, durante il percorso
narrativo, è afflitto da approssimazioni e cadute di gusto di ogni genere che ne
compromettono il risultato finale.
In ogni caso, che importa se le scenografie rivelano in più di un occasione la presenza
indiscreta di illuminazioni non proprio "medioevali", o se il monaco Gilbert
(uno spaesato Pete Postlethwaite) cita brani da una particolare versione della Bibbia
(quella che, in America, è denominata di "King James") circa 500 anni prima che
venga redatta: la gente ha pagato il biglietto per vedere il Drago, giusto? Giusto. E il
drago arriva, preceduto da sibili e schianti amplificati e resi terribili dalla magia del
*Dolby Digital (*solo in cinema selezionati). Lo spettacolo è emozionante: raramente si
sono visti effetti in computer grafica di tale complessità e realismo (neanche il
celebratissimo "Jurassic Park" può competere con l'animazione di Draco) e forse
per la prima volta nella storia del cinema un personaggio generato al computer
"recita" con dignitosi risultati.
Quel che indispone lo spettatore più adulto (il film, non dimentichiamolo, è destinato
ad un pubblico dai 12 anni in giù) è la leziosità del personaggio, costruito sui più
zuccherosi modelli Disneyani (ormai irrimediabilmente datati) ma ruffianamente dotato di
sentori di violenza e malvagità atti ad incuriosire una platea più eterogenea (che
rimarrà poi inevitabilmente delusa). Rob Cohen ("Daylight") conferma la sua
predisposizione per una regia televisiva, priva di slanci e dalle prevedibili
inquadrature, compiendo un diligente lavoro nel difficile compito di conciliare attori ed
effetti speciali, e nulla più.
"Dragonheart" è consigliato a tutti gli amanti del cinema costruito al
computer, mentre fornirà facile argomento ai detrattori della tecnologia, in questo caso
nel pieno diritto di affermare l'invadenza dell'immagine su una storia che, privata del
supporto digitale, risulta veramente fatta di nulla.