Tempi Moderni

I film del 1997


IL DOLCE DOMANI
(THE SWEET HEREAFTER)

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: Atom Egoyan
Fotografia: Paul Sarossy
Scenografia: Philipp Barker
Costumi: Beth Pasternak
Montaggio: Susan Shipton
Musica: Mychael Danna
Prodotto da: Atom Egoyan, Camelia Frieberg
Durata: 110'
(CANADA, 1997)
Distribuzione cinematografica: LUCKY RED
Distribuzione home video: LUCKY RED

PERSONAGGI E INTERPRETI

Mitchell: Ian Holm
Zoe: Caethan Banks
Nicole: Sarah Polley
Sam: Tom McCamus

 

dolce1.jpg (10514 bytes)Una comunità senza futuro, un piccolo paese privato dei suoi bambini: l'immagine assoluta del dolore, sul quale innestare altro dolore, molte reazioni naturali ed altre imprevedibili. Un avvocato, padre di una figlia sieropositiva, prigioniera da anni della droga; lo stesso padre che anni prima aveva rischiato di dover praticare una trachectomia d'emergenza alla propria bambina, ed era pronto a farlo; l'avvocato che oggi arriva in quel piccolo gruppo di case coperte dalla neve e dal dolore per stanare le madri e i padri, convinto, per calcolo professionale e per chissà quale sentimento di rivincita, che qualcuno deve pagare: se l'autobus della scuola abituato a compiere lo stesso percorso con qualsiasi condizione climatica è finito dentro un burrone, la colpa non può essere del destino; qualcuno ha speculato, ha risparmiato qualche centesimo sulla pelle della gente. Tra famiglie distrutte e i pochi sopravvissuti da convincere ad affrontare un processo, il compito si scontra, più che col dolore, con tutto un passato di amore e di odio di una piccola cittadina qualsiasi.
dolce2.jpg (9503 bytes)Dopo "Exotica", Egoyan, uno dei registi più sensibili e penetranti delle nuove generazioni, costruisce un'altra storia fatta di rimandi, di rapporti che vediamo incrociarsi e svilupparsi in più direzioni, verso un futuro che li disbriga e dentro un passato che ce li svela. Non c'è posto per buoni-buoni, o per gli sciocchi di turno: il dolore accomuna tutti e ci mostra tutti per quegli esseri umani che sono, con sfumature fastidiose magari, ma mai fuori luogo. Come l'indagine che conduce l'avvocato della storia, si è trascinati in questa ricerca della verità, che non consente di giudicare storcendo il naso e che lascia ancora più amarezza di quanta la luttuosa vicenda, coraggiosa e forse impopolare per il nostro cinema spensierato, non abbia già portato. Non è un film intellettuale, non si ciba di atmosfere rarefatte, anche se si basa su una costruzione complessa; non si priva dei mezzi essenziali del cinema, né li utilizza in maniera spasmodica e saccente. Egoyan, armeno trapiantato in Canada, con una gran voglia di scavare nell'anima della gente, realizza un film che sarebbe un peccato perdere, vincitore a Cannes del Gran Premio della giuria, un film con alcune immagini bellissime, come il ricordo della rischiosissima operazione sintetizzato nei profondi occhi neri della bambina, che un giorno sappiamo si drogherà, ma che in quel momento ci annichilisce col suo sguardo innocente e implacabile.

Marco Medelin