Tempi Moderni

I film del 1997


DOBERMANN

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Jan Kounen
Sceneggiatura: Joel Houssin dai suoi romanzi della serie "Dobermann"
Fotografia: Michel Amathieu
Scenografia: Michel Barthélémy
Montaggio: Bénédicte Brunet
Musica: Schyzomaniac
Prodotto da: Frédérique Dumas e Eric Névé
(Francia, 1997)
Durata: 100'
Distribuzione cinematografica: MEDUSA
Distribuzione home video: MEDUSA

PERSONAGGI E INTERPRETI

Le Dobermann: Vincent Cassel
Christini: Tcheky Karyo
Nat: Monica Bellucci
Moustique: Antoine Baster
L'Abbé: Dominique Betenfeld
Manu: Romain Duris
Léo: Francois Levantal
Sonia: Stéphane
Pitbull: Chick Ortéga
Lefèvre: Pascal Demolon
Baumann: Marc Duret
Silverberg: Ivan Mérat-Barboff
Clodarec: Patrick Rocca

 

dober1.jpg (10090 bytes)L'imbarazzo nel descrivere quest'opera del regista francese Jan Kounen (autore praticamente esordiente con alle spalle qualche lavoro sperimentale e molti video-clip), è molto forte. Potrei affermare che ci troviamo di fronte al film più abietto, violento, gratuitamente volgare e moralmente spregevole degli ultimi anni. Scontato e fuor di luogo sarebbe ogni riferimento a Tarantino e ai post-tarantiniani dell'ultima ora, anche perché il film è tratto da una serie di romanzi polizieschi francesi (di Joel Houssin, autore anche della sceneggiatura) che raccoglieva lettori e consensi prima ancora che il buon Quentin rivalutasse la cultura pulp. Trama convulsa, personaggi sgradevoli, immagini ad alto tasso d'emoglobina e riprese ipercinetiche inclini all'estetismo ridondante fanno di "Dobermann" un cult (nell'accezione deteriore del termine) annunciato, destinato a raccogliere consensi fra le schiere di giovani cinefili rampanti, incuranti dei significati morali e culturali che un film può (deve?) trasmettere al pubblico. Un possibile livello di lettura dell'opera è suggerito da uno dei protagonisti che, dopo aver assolto ai suoi bisogni fisiologici (il tutto con dovizia di superflui particolari che la macchina da presa mostra con abulica noncuranza), si pulisce il deretano con le pagine dei Cahiers du Cinema. La fine del noir ?

Luigi De Angelis