COSA FARE A
DENVER QUANDO SEI MORTO
(THINGS TO DO IN DENVER WHEN YOU'RE DEAD) CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Gary Fleder
Sceneggiatura: Scott Rosenberg
Fotografia: Elliot Davis
Scenografia: Nelson Coatesi
Montaggio: Richard Marks
Prodotto da: Cary Woods
(USA, 1995)
Durata: 110'
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP
Distribuzione home video: CECCHI GORI HOME VIDEO
PERSONAGGI E INTERPRETI
Jimmy "il Santo": Andy Garcia
Il Boss: Christopher Walken
Olden "Pieces" Polymeros: Christopher Lloyd
Dagney: Gabrielle Anwar
Critical Bill: Treat Williams
Mr. Shhh: Steve Buscemi
Franchise Chyser: William Forsythe
Easy Wind: Bill Nunn
Joe Heff: Jack Warden

Jimmy "il Santo" (Andy Garcia) è un ex-gangster che cerca di
sbarcare il lunario con l'"Afterlife Advice", una ditta che si occupa di
videoregistrare annunci di persone in fin di vita da lasciare come guida e testimonianza
ai propri cari. Le sue precarie condizioni economiche lo convincono ad accettare un lavoro
sporco propostogli da un importante boss di Denver (Christopher Walken). Si tratta di
mettere paura ad un ragazzo e, per compiere l'impresa, Jimmy raduna un gruppo di balordi
di sua conoscenza. Pieces (Christopher Lloyd) è il proiezionista di un cinema porno
affetto da lebbra che, lentamente, perde pezzi dal corpo in decomposizione; Critical Bill
(Treat Williams) è uno psicopatico violento che non prende a pugni nessuno da più di un
anno, usando come terapia la boxe contro cadaveri prelevati direttamente dai feretri
dell'impresa funebre "Carlotti"; Earl Denton (Bill Nunn) si occupa del controllo
della peste, mentre Franchise Chyser (William Forsythe) è l'unico a condurre una vita
normale, per quanto ai margini della società, con moglie e figli a carico. Il semplice
compito diverrà un incubo dai risvolti imprevedibili e i cinque uomini dovranno lottare
contro il tempo per fuggire al letale Mr.Shh (Steve Buscemi), un killer pagato per
eliminarli nel modo più doloroso possibile. Sin dalla descrizione dei personaggi il
lettore avrà compreso l'alto grado di ripugnanza dell'insieme che, almeno nella prima
parte dell'opera, contribuisce ad avvicinare lo stile di regia di Gary Fleder a quello di
un David Lynch in stato di dormiveglia.
Le apparenze non
ingannino, "Cosa fare a Denver.." (bellissimo titolo che sintetizza
brillantemente lo spirito del film) è un'opera originale, ben girata e scritta
superbamente che vede la luce nelle sale italiane dopo ben due anni dall'uscita in patria.
Gli accostamenti e i rimandi al noir degli anni '40, riletto secondo l'ottica moderna e
spregiudicata delle grandi-piccole metropoli americane, colmeranno di gioia il cuore del
cinefilo amante del genere, pur lasciando un evidente sentore di manierismo che avvicina
l'opera ad un esercizio di stile tanto superbo quanto spregiudicato. Il film resta
comunque un ottimo biglietto di presentazione, da cui si evince che Fleder (al suo primo
lungometraggio di spessore dopo una lunga militanza nell'underground) sa girare con classe
e Rosenberg (autore della sceneggiatura) scrivere con grinta e lo spettatore, da par suo,
non può che attendere con interesse successive opere che confermino tali confortanti
premesse.