Tempi Moderni

I film del 1997


IL DECISIONISTA

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Mauro Cappelloni
Soggetto e sceneggiatura: Mauro Cappelloni, Elide Cortesi
Fotografia: Mauro Marchetti
Scenografia: Francesco Frigeri
Costumi: Gianni Casalnuovo
Montaggio: Patrizio Cappelloni
Musica: Sergio Cammariere
Prodotto da: Mauro Cappelloni, Gian Marco Tognazzi
per Video Lucky cinematografica
(Italia, 1995)
Durata: 90'
Distribuzione cinematografica: WARNER BROS

PERSONAGGI E INTERPRETI

Gian Luigi Rossi Distante: Gian Marco Tognazzi
Donna (giornalista): Maria Grazia Cucinotta
Ferrante: Luca Lionello
Camilla De Porto: Cinzia Carrea
Sofia: Sabina Knaflitz
Giorgio: Luigi Di Fiore
Segretaria: Adriana Russo
Senatore Caroli: Marino Mase'
Madre: Gian Luigi Bedy Moratti
Annunziata: Massimo Sarchielli
Sergio: Fabrizio Vidale
Morosini: Antonio Cantafora

 

decisioni.jpg (11599 bytes)Gian Luigi Rossi Distante e' un giovane uomo d'affari che ha imparato alla perfezione l'arte di arrampicarsi sulle spalle della gente. Investe soldi non suoi, stringe amicizie interessate, gioca sporco e non ha nessuno scrupolo. La sua vita e' fatta di frenesia e di rabbia, non naviga in acque tranquille, ne' e' interessato a farlo: anche la sua storia d'amore, infatti, nasconde altri obiettivi e non e' priva di menzogne e di tradimenti. Ma il gioco comincia a farsi pericoloso e Gian Luigi finira' in una strada dalla quale non sara' piu' possibile uscire.
"Il decisionista", nome che si riferisce in modo diretto ed inquietante al "mestiere" del protagonista, esce dopo due anni di congelamento. E' un progetto pensato e realizzato materialmente da Cappelloni e Tognazzi, che lo hanno prodotto di persona, accollandosi tutti gli oneri delle spese, stimate attorno al miliardo. Una cifra piuttosto esigua, a sentire l'attore, che non poteva permettere una realizzazione differente da quella che ha avuto. Ma qui ci permettiamo di dissentire: i film italiani sono costretti a fare un uso dei mezzi piuttosto funambolico, e' vero, e assai raramente possono permettersi effetti speciali o profusioni dissennate dei materiali; hanno pero' fatto sempre grande affidamento sulla struttura narrativa, su quella che viene semplicemente chiamata storia, e che ha alla propria base un'idea. In questo film, l'idea voleva essere quella di mostrare un personaggio tanto squallido e cinico, quanto invece appare affascinante e convincente; un figlio, come si dice, del nostro tempo, con tutto il corredo di automobili, telefonini, tennis, belle donne, ipocrisia e conti in banca, ovvero tutto cio' che e', in pratica, rimasto degli anni ottanta. Se questa idea di fondo non e' particolarmente originale, ne' assume il valore di una denuncia, talmente e' vaga e senza bersaglio, la sceneggiatura che l'ha seguita e' caduta in un baratro piu' profondo del suo protagonista, con quel nome cosi' idiota. L'intreccio manifesta, minuto dopo minuto, una complessita' impossibile da districare, molte situazioni presentano interrogativi e contraddizioni mai risolte, calati in un'ambientazione ridicola quanto piu' vorrebbe essere seriosa. Ad arricchire un quadro cosi' preoccupante, sono stati scritti poi dei dialoghi contorti, falsi e ancora piu' divertenti (folgorante la massima della Cucinotta:"sapere e tacere, tacere e nascondere, nascondere e proteggere", che ha evidentemente impressionato pure il Distante, che se la ricorda ancora, parecchio tempo dopo la scomparsa della ragazza), recitati esattamente come sono stati scritti: male. Unici a distinguersi, i due attori principali, la cui improvvisa fama e' la vera ragione della tardiva uscita del film: Gian MarcoTognazzi, che ogni tanto mozzica le parole e le perde per strada, non sappiamo se di proposito o meno, e Maria Grazia Cucinotta, che parla con un certo accento meridionale, che rimane pero' solamente tra le buone intenzioni. Inutile allora lamentarsi della scarsita' dei mezzi e dell'ostracismo degli spettatori per i film italiani drammatici. E' piu' utile imparare come si fanno, i film, a cominciare da una sceneggiatura decente.

Marco Medelin