Tempi Moderni

I film del 1997


COP LAND

CAST TECNICO ARTISTICO

Soggetto, Sceneggiatura e Regia: James Mangold
Fotografia: Eric Edwards
Scenografia: Lester Cohen
Musica: Howard Shore
Prodotto da: Cart Woods, Cathy Konrad, Ezra Swedrdlow
(USA, 1997)
Durata: 105'
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP
Distribuzione home video: CECCHI GORI HOME VIDEO

PERSONAGGI E INTERPRETI

Freddy Heflin: Sylvester Stallone
Moe Tilden: Robert De Niro
Gary Figgis: Ray Liotta
Ray Donlan: Harvey Keitel
Murray Babitch: Michael Rapaport
Liz Randone: Annabella Sciorra

 

cop1.jpg (13708 bytes)La proliferazione dei poliziotti che sfuggono alla soffocante metropoli cercando casa altrove vede la provinciale cittadina di Garrison vincere il soprannome di "cop land" o terra dei poliziotti. Una tragica notte Murray, funzionario di polizia, si trova coinvolto con la propria auto in una collisione con un altro veicolo dove a bordo si trovano due balordi drogati. Murray scarica la pistola contro i due individui che cadono sotto la pioggia di proiettili. L'oggetto brandito in mano da uno di essi si rivela essere una innocua sbarra di ferro e la situazione per Murray precipita. Abitante anche lui a Garrison viene aiutato dai compagni che lo fanno sparire facendo credere ad un suicidio. Gary, Ray e il resto di un gruppo di poliziotti che lavora a New York ma vive a Garrison sono complici del piano e si ritrovano ben presto in un mare di guai anche perché le motivazioni che hanno portato al "suicidio" di Murray non convincono nessuno né tantomeno la stampa. Freddy Heflin, lo sceriffo della zona che ha sempre sognato di essere un poliziotto della grande metropoli collabora con un agente degli affari interni, Moe, sempre sulle tracce della corruzione fra i ranghi della polizia. E' infatti la speculazione edilizia ad essere al centro degli interessi dei poliziotti coinvolti in loschi affari, primo fra tutti Ray. Le convinzioni di Freddy riusciranno a prendere forma solo dopo aver risolto il caso e rischiato la propria vita. Mangold alla sua seconda regia parte con il piede giusto per narrare una storia di amicizia, corruzione e lealtà. Un cast di attori da sogno o "dream team" come è stato ribattezzato dalla critica riesce ad aver ragione del copione solo in parte dove una ridda di elementi nel corso della narrazione non riesce, complici montaggio e sceneggiatura, ad accattivare più di tanto. La partenza con un buon taglio giallo-drammatico si perde man mano che la storia approfondisce gli elementi, mancando di un preciso baricentro. La scoperta dei retroscena legati alla speculazione edilizia non arriva in tempo e soprattutto Stallone ha pesanti movenze ed un comportamento troppo gigione. Non era questo che intendeva sicuramente dare con la propia recitazione ma il tentativo di raccontare un personaggio un po' stupido e sempliciotto ha dato risultati piuttosto scadenti. De Niro finisce relegato in una particina che ha lo stesso peso e valenza di quella avuta in "Backdraft-Fuoco Assassino" e anche Keitel si perde purtroppo nel buio della notte. Peccato perché con un così ricco cast si sarebbe potuto lavorare non di più ma in maniera diversa magari concentrandosi su meno elementi che incontrovertibilmente hanno finito per generare uno sciame di sottotrame. In questo modo probabilmente si sarebbe riusciti a contenere la noia che assale lo spettatore una volta spirata l'idea di una certa ritmica nel film .

Claudio Pofi

Intervista a Sylvester Stallone, James Mangold, Ray Liotta