CAPITAN CONAN
(CAPITAINE CONAN)CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Bertrand Tavernier
Soggetto: dal romanzo omonimo di Roger Vercel
Sceneggiatura: Jean Cosmos e Bertrand Tavernier
Fotografia: Alain Choquart
Scenografia: Guy-Claude Francois
Costumi: Jacqueline Moreau
Montaggio: Luce Grunenwaldt, Laure Blancherie, Khadica Bariha-Simsolo
Musiche: Oswald D'Andrea
Prodotto da: Alain Sarde e Frederic Bourboulon
(Francia, 1996)
Durata: 127'
Distribuzione cinematografica: BIM
Distribuzione home video: MONDADORI VIDEO
PERSONAGGI E INTERPRETI
Conan: Philippe Torreton
Norbert: Samuel Le Bihan
De Scève: Bernard Le Coq
Generale: Claude Rich
Bouvier: Francois Berleand
Rouzic: Jean-Yves Roan
Madeleine Erlane: Catherine Rich


I
Balcani, 1918. Bisogna prendere il Mont Sokol per costringere alla resa i bulgari.
Accompagnati da Tavernier (e dal suo operatore Alain Chaquart) siamo al centro della
battaglia; alcuni soldati, quasi inspiegabilmente per noi che siamo abituati a un altro
tipo di rappresentazione della guerra, rimangono impalati, ebeti, altri addirittura
frignano, a parte quelli che muoiono. Un film storico quest'ultimo del regista francese,
un ritorno, quindi, dalle parti di "La vita e nient'altro" alla ricerca di uno
sguardo diverso sulla storia che ha cambiato il secolo. All'interno dell'armata francese
si narra l'amicizia tra due ufficiali: il tenente Norbert e il capitano Conan. Norbert è
anche il narratore del libro omonimo di Roger Vercel da cui il film è tratto, e sembra
lui il motore dello sguardo del film, lui che spesso ripete: "voglio solo
capire". Basta guardarli in faccia, e si capisce subito la diversità dei due
personaggi: tanto Norbert è istruito e diplomatico, quanto Conan è irriducibile e
violento insieme alla sua compagnia di assaltatori ex carcerati, comandati ad aprire la
strada a tutti gli altri, magari solo con braccia e pugnali e la follia di chi non ha
niente da perdere. La forza del film sta nel suo spunto, la materia ci aggredisce e in
mezzo al pandemonio siamo tesi e costretti a mettere anche noi bene a fuoco il nostro
sguardo. La Grande Guerra è finita, ma per l'armata dei nostri continua come in
cattività, nel grottesco andirivieni da un posto all'altro, in un tempo che per loro è
ancora più sospeso, visto che non sono neanche ufficiali di carriera.
Anche
Tavernier, fedele al suo personaggio più intellettuale, vuole solo capire: tra i due
protagonisti non c'è sostanziale presa di posizione; soltanto, come d'altronde Norbert,
restiamo affascinati da Conan, l'uomo d'azione in un film - per di più di guerra - che
paradossalmente sembra quasi negarla, e che certo ne nega ogni risoluzione. Le violenze e
le ingiustizie, come le nequizie dei comandanti si ripetono, la paura è l'umanità che
accomuna tutti, i più coraggiosi come i codardi. Quando scorgiamo Conan inzuppato di
sangue affondare esaltato i colpi sui nemici in fuga non possiamo con Norbert che
inorridire. Poi il finale provvede a esorcizzare il nostro orrore: Conan ritornato in
patria non è altro che un fantoccio d'uomo spoglio ormai di quella che era diventata la
sua orribile, unica ragione d'essere; ritorno alla civiltà, rimozione della colpa e della
fascinazione. Tavernier dispiega tutto il suo talento di costruttore di personaggi, scarta
la violenza all'emoglobina e perviene a ritrarre la Grande Guerra senza separare
l'umanità dall'orrore. Fondamentale, il talento di Philippe Torreton e di Samuel Le
Bihan, volti perfetti e una solidità da attori della razza.più pura. Il tempo ristagna
per poi franare addosso ai suoi eroi, l'immagine di un'epoca che costruisce i suoi nuovi
uomini, nell'incertezza del visibile ogni responsabilità non può più essere negata.