CINQUE
GIORNI DI TEMPESTACAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Francesco Calogero
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Veronesi, Sandro Veronesi
Fotografia: Giulio Pietromarchi
Scenografia e costumi: Roberta Barbanera
Musica: Mario Tronco
(ITALIA, 1997)
Durata: 95 '
Prodotto da: DIGITAL FILM
In collaborazione con RAI
Distribuzione cinematografica: ISTITUTO LUCE
Distribuzione home video: RCS
PERSONAGGI E INTERPRETI
Giovanni: Roberto De Francesco
Sergio: Massimo Reale
Antonella: Amanda Sandrelli
Fioranna: Karin Proia
Loredana: Chiara Caselli
Barbara: Angiola Baggi
Dario: Gigio Alberti
Michele: Rocco Papaleo
In una famiglia povera di pescatori nelle isole Eolie vive Giovanni. A ventisette anni,
dopo aver interrotto gli studi universitari, riceve la cartolina precetto. La caserma
militare dove si dovrà presentare si trova a Bolzano e Giovanni si incammina verso la
meta disturbato dall'idea messagli in testa dal cugino Vince che gli ha offerto un ricco
lavoro in Australia. Il viaggio del giovane non sarà facile e si troverà ad affrontare
indifferenza, sfortuna, tradimenti e insofferenze attraverso un'Italia disincantata. Gli
incontri e le conoscenze lungo la strada sono molti. E' con Loredana quello più
importante e che gli causerà grossi problemi. Giovanni si troverà ad inseguire la donna
da Malamocco a Prato fin giù a Roma e poi a Venezia. Coinvolto in un incidente stradale e
ad un solo giorno dalla chiamata alle armi Giovanni è sempre più confuso e sbandato e
man mano prende coscienza che il dovere di cittadino verso lo Stato non può essere al di
sopra di ciò che sente dentro. Abbandonato anche il pensiero per Loredana e tutti gli
altri vecchi e nuovi compagni del suo viaggio si ritroverà di fronte ad una nave
mercantile pronta per salpare verso l'Australia. L'ultima immagine mostra Giovanni mentre
chiama i genitori da Sidney.
Discreta pellicola per il regista Calogero che lavora tentando di comunicare il suo
pensiero attraverso il viaggio del giovane. Gli incontri ci raccontano la sua Italia,
attraverso i quali dimostrare la perfetta disillusione delle nuove generazioni, un esteso
sentimento di generale disincanto che abbraccia tutti quelli che Giovanni incontra. Lo
stile nel racconto manca di inventiva e non riesce nel coinvolgimento visuale più di
tanto con dei blandi piani ripresa dove gli attori sono più che mai sfuggevoli. Si
perdono sullo sfondo gli sforzi per impostare elementi metaforici che per come vengono
presentati lasciano più pensare ad eventi casuali all'interno della narrazione. Tra i
più significativi i lucchetti abbandonati agganciati alla ringhiera di un ponte che
sottolineano il senso di chiusura e costrizione in cui il giovane si ritroverebbe con
l'inizio del servizio militare o come il colore differente dei suoi due occhi che
tenderebbe a rappresentare il sentimento di dualità della persona sempre incerta se
propendere da una parte o dall'altra in una decisione. Presso l'università dove aveva
passato diversi anni della sua vita aveva praticato un buco nel muro di cinta che circonda
l'edificio per entrare e uscire liberamente. Allora come alla fine del viaggio Giovanni
non ha mai desiderato per alcun motivo soffocare il proprio senso di libertà. Lui è
sempre stato libero, libero di intraprendere un viaggio che dà l'impressione di essere
interminabile, un confronto con un mondo i cui confini sono dettati unicamente dalla sua
mente.