IL
CARNIERE
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Maurizio Zaccaro
Soggetto: Marco Bechis e Gigi Riva
Sceneggiatura: Marco Bechis, Gigi Riva,
Umberto Contarello, Maurizio Zaccaro,
con la collaborazione di Lara Fremder
Fotografia: Blasco Giurato
Scenografia: Paola Comencini
Costumi: Laura Costantini
Montaggio: Amedeo Salfa
Musiche: Pino Donaggio
Prodotto da: Giovanni Di Clemente
(Italia, 1997)
Durata: 94'
Distribuzione cinematografica: BUENA VISTA
PERSONAGGI E INTERPRETI
Renzo: Massimo Ghini
Paolo: Antonio Catania
Roberto: Roberto Zibetti
Rada: Paraskeva Djukelova
Giornalista: Leo Gullotta

Dopo
il discusso "Underground" di Emir Kusturica, quasi parallelamente a quello che
succede per gli adattamenti shakespeariani, si profilano già una serie di film sulla
guerra nell'ex-Jugoslavia: oltre a "Il carniere", c'è il "Forever
Mozart" di Godard visto a Venezia, ma che molto difficilmente uscirà nelle sale e
chissà se in cassetta, e il prossimo film di Michael Winterbottom che s'annuncia con un
titolo ben piu programmatico: "Sarajevo".
Se Godard e Kusturica hanno affrontato l'argomento in modo molto diverso, ma sempre
rispecchiandolo attraverso la loro forte autorialità, l'ultimo film di Maurizio Zaccaro
propone un approccio più semplice, vicino ai modi di certo cinema di genere americano.
Penso a film come "Urla del silenzio" di Joffé, e a "Un anno vissuto
pericolosamente" di Weir, accomunati tutti e tre dalla figura del
giornalista-narratore di conflitti che sembrano sempre al di là della sua modesta
comprensione, anche se qui la prima parte può ricordare (fatte le debite proporzioni)
soprattutto "Il cacciatore" di Cimino" - con quel pizzetto spuntato sul
volto di Ghini...
La storia del film è autentica e le sue vicende sono riprese dal diario di guerra del
giornalista sportivo Gigi Riva (qui sceneggiatore), interpretato nel film da Leo Gullotta.
Autunno 1991. Tre amici in viaggio verso la Jugoslavia (non ancora ex), come d'abitudine
per andare a caccia in una riserva, incontrano, malcapitati, i primi e già cruenti
focolai di guerra. Feritosi uno dei tre, si rifugiano in un hotel dove incontrano il
giornalista che raccoglierà la loro testimonianza.
Girato
con insolito spiegamento di mezzi per una produzione italiana di questo periodo, "Il
carniere" nonostante la gravità della materia non riesce a interessare piu di tanto.
Il film si ferma nel voler rispecchiare la confusione delle impressioni che
caratterizzarono il mediatizzato e colpevolmente impotente mondo occidentale. Sia i tre
cacciatori che il giornalista non compiono nessun particolare percorso emotivo o
conoscitivo all'interno della tragedia balcanica, rendendo il generale punto di vista del
film paurosamente esterno ad essa; e soprattutto per il giornalista la sensazione
ineludibile, e purtroppo estendibile a tutto il film, è che si tratti di un inutile
orpello retorico. Da segnalare la giovane attrice bulgara Paraskeva Djukelova: faccino
serio, quasi imbronciato, grintosa e impaziente, con i suoi movimenti impercettibili che
si sforzano di nascondere un doloroso segreto, costituisce l'unico reale - emozionale -
interesse del film.