Tempi Moderni

I film del 1997


BUS IN VIAGGIO
(GET ON THE BUS)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Spike Lee
Soggetto e sceneggiatura: Reggie Rock Bythewood
Fotografia: Elliot Davis
Montaggio: Leander T.Sales
Musica: Terence Blanchard
Prodotto da: Bill Borden, Reuben Cannon,
Spike Lee, Barry Rosenbush (Usa, 1996)
Durata: 122'
Distribuzione cinematografica: BIM
Distribuzione home video: COLUMBIA TRISTAR HOME VIDEO

PERSONAGGI E INTERPRETI

Rick: Richard Belzer
Junior: De Andre Bonds
Evan Thomas, Sr: Thomas Jefferson Byrd
Flip: Andre Braugher
Jamal: Gabriel Casseus
Craig: Albert Hall

 

bus1.jpg (16547 bytes)Due sono, com'è noto, le linee direttrici dell'arte di Spike Lee: da un lato, la propensione per un cinema laccato (talvolta leccato) ed iperrealista, sinuoso ed elegante, incentrato sul privato e sulle storie personali; d'altro canto, lavori ed ipotesi su certo "cinema militante", di istanze collettive ed intenti più marcatamente pedagogici, meno attento alla forma e maggiormente sensibile ai contenuti.
Nel primo caso, si parte dall'effervescenza di "Lola Darling" per approdare ai deludenti lidi paramoralistici del recente "Girl 6" ; nel secondo, si principia con gli esiti alti di "Fa' la cosa giusta" - a nostro avviso il suo capolavoro, intriso d'un ambiguità feconda e provocatoria, infine mirabilmente composto per frammenti divergenti portati nel finale ad esplosiva collisione - per giungere a quelli discutibili di questo "Get on the bus", che pure ha qualche merito non disconoscibile.
bus2.jpg (15800 bytes)Nell'inscenare, infatti, la vicenda di un gruppo di uomini di colore che salgono su un autobus per partecipare alla storica Million Man March (organizzata dal leader carismatico della Nazione dell'Islam Farrakham, il 16 ottobre 1995), Lee è assai abile nel fornire un quadro composito ed assai mosso dei problemi che ancora affliggono la sua gente alle soglie del Duemila, grazie pure ad un gruppo di attori sensibile ed affiatato; ma, procedendo verso la conclusione, smarrisce ogni senso dell'ironia (della sua proverbiale cattiveria, nemmen parlarne) per assumere toni fastidiosamente sermoneggianti e lamentosamente unanimistici.
Si finisce così per rimpiangere l'asciuttezza ed il vigore narrativo di un "Clockers"; e per dover constatare, con preoccupazione, che il cinema del Nostro sembra ormai avviato ad essere un oggetto per uso interno, uno strumento educativo concepito ad esclusivo uso e consumo della black people: compito lodevole, ma - ci sembra - davvero troppo limitante per un così dotato cineasta.

Francesco Troiano