BLACKOUTCAST
TECNICO ARTISTICO
Regia: Abel Ferrara
Sceneggiatura: Marla Hanson, Christ Zois, Abel Ferrara
Fotografia: Ken Kelsch
Scenografia: Richard Hoover
Costumi: Melinda Eshelman
Musica: Joe Delia
Montaggio: Anthony Redman
(USA, 1997)
Durata: 96'
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP
Distribuzione home video: CECCHI GORI HOME VIDEO
PERSONAGGI E INTERPRETI
Matty: Matthew Modine
Mickey: Dennis Hopper
Susan: Claudia Schiffer
Annie 1: Beatrice Dalle
Annie 2: Sarah Lassez


Matty è una delle star cinematografiche più famose del mondo: assediato dai fotografi
e braccato dai fans, cerca rifugio nella droga e nell'alcool. Alla ricerca di una qualche
stabilità, chiede alla propria ragazza, Annie, di sposarlo: ma quando lei, in seguito,
gli rivela un segreto sconvolgente, Matty si dispera e finisce per trovarsi solo.
Profondamente depresso, egli è sempre più dipendente dagli stupefacenti, e quando sembra
aver toccato il fondo trova provvisorio conforto fra le braccia di una giovanissima
cameriera, Annie 2, insieme alla quale partecipa ad una festa nel nightclub del suo amico
Micky: durante quella notte, però, Matty perde ogni controllo e successivamente non
ricorda più quanto gli è successo...
Anche se dai titoli di testa di "Blackout" fosse stato cancellato il nome del
regista, a questo punto lo spettatore non avrebbe più dubbi sul fatto di stare assistendo
ad un film diretto da Abel Ferrara: come ossessioni, ritornano infatti i temi cari al
cineasta newyorkese, luce ed ombra, purezza e contagio, colpa ed espiazione.
Come già il "cattivo tenente", i fratelli Tempio di "The funeral", i
vampiri/tossici consapevoli e tormentati di "The addiction", il regista e gli
attori funestati dagli "occhi di serpente", Matty si dibatte fra una realtà
contaminata dall'imperfezione umana ed un inattingibile ideale di edenico candore:
dilacerandosi in maniera straziante, strisciando in lacrime fra cocci di vetro, urlando la
propria disperazione a squarciagola senza ottener risposte.
Salvo azzardare, per uscire dall'impasse, un'escursione nel proprio inconscio destinata a
risolversi in una condanna senza appello: sorta di trasparente alter ego dell'uomo dietro
la macchina da presa, Matty/Ferrara non troverà soluzione altra da quella d'affrontare il
viaggio definitivo (come il giovane pescatore in "Tabù" di Murnau, od il prete
esulcerato in "Maddalena" di Kawalerowicz), verso la scaturigine perduta, verso
il desiderio rimosso di un'impossibile regressione alla perduta innocenza.