Tempi Moderni

I film del 1997


LA VITA E' BELLA

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Roberto Benigni
Soggetto e sceneggiatura: Roberto Benigni, Vincenzo Cerami
Fotografia: Tonino Delli Colli
Scenografia, Costumi, Arredamento: Danilo Donati
Musica: Nicola Piovani
(ITALIA, 1997)
Durata: 120
Distribuzione cinematiografica: CECCHI GORI GROUP

PERSONAGGI E INTERPRETI

Guido: Roberto Benigni
Dora: Nicoletta Braschi
Zio: Giustino Durano
Ferruccio: Sergio Bustric
Laura: Marisa Paredes

bella.jpg (3937 bytes)Pieni di speranze e desiderosi di fare, giungono in una bella ed accogliente cittą due amici provenienti dalla campagna: siamo sul finire degli anni Trenta, il fascismo incombe come una cappa mentre Guido e Ferruccio perseguono i propri progetti, rispettivamente aprire una libreria e diventare un poeta famoso. Nel frattempo Guido trova un posto da cameriere al Grand Hotel, Ferruccio continua a fare il tappezziere: poi, nella vita del primo irrompe l'amore sotto le vesti della maestrina Dora, che egli finirą per sposare dopo un lungo e complicato corteggiamento. Avranno un bambino, Giosuč, metteranno su la libreria, cercherannno di vivere dignitosamente; ma i tempi si fanno cupi, Ferruccio viene portato lontano dalla guerra, un brutto giorno le leggi razziali colpiscono Guido, che finisce internato con la sua famigliola in un campo di sterminio... bella1.jpg (13588 bytes)Da questo momento in avanti, "La vita č bella" (sesta prova registica di Roberto Benigni, dopo un silenzio di oltre tre anni seguito al successo de "Il mostro") abbandona il tono ilare e buffo - tra René Clair e Jaco Van Dormael - della prima parte per spostarsi nei territori del drammatico: pur senza perdere quell'andamento da favola, da piccola novella sospesa sull'abisso del reale che č la sua vera carta vincente. La realtą del lager, trasfigurata da Danilo Donati con uno splendido lavoro di sottrazione (niente baracche né filo spinato, solo toni grigi, esterni plumbei, disciplina insensata), risulta vieppi riprodotta con estrema precisione: l'idea di far apparire agli occhi del piccolo Giosuč il tutto come un gioco a premi č una splendida trovata di sceneggiatura, sostenuta da Benigni con una recitazione intensa ed attenta alle sfumature, fino all'aspro ed asciutto prefinale. Di contro, la sua regia appare piuttosto notarile, come preoccupata dalla gravitą dell'argomento e frenata dalla paura dell'eccesso; č forse l'unico neo di un film che, per nitore e timbro, per originalitą ed interna coesione ha l'andamento di un piccolo classico.

Francesco Troiano