LA
DODICESIMA NOTTE
(TWELFTH NIGHT)
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Trevor Nunn
Sceneggiatura: Trevor Nunn
Fotografia: Clive Tickner
Scenografia: Sophie Becher
Costumi: John Bright
Montaggio: Peter Boyle
Musica: Shaun Davey
Prodotto da: Stephen Evans e David Parfitt
(Gran Bretagna, 1996)
Durata: 130'
Distribuzione Cinematografica: LIFE INTERNATIONAL
PERSONAGGI E INTERPRETI
Olivia: Helena Bonham Carter
Sir Andrew: Richard E. Grant
Malvolio: Nigel Hawthorne
Feste: Ben Kingsley
Sir Toby: Mel Smith
Maria: Imelda Staunton
Orsino: Toby Stephens
Viola: Imogen Stubbs
Sebastian: Steven Mackintosh

Perché è senza dubbio così che le cose, non poco, si complicano.
Come rendere la freschezza, la gioia unite alla malinconia di questa splendida commedia,
con quel tono pervasivo di inafferrabilità a cui non ci possiamo sottrarre già dalla
lettura di titolo e sottotitolo (cosa vorrà dire il famoso "or what you
will"?). Viola e Sebastian, fratelli presumibilmente gemelli, in seguito a
un'improvvisa tempesta finiscono sulla costa dell'Illiria - regione partorita più che
altro dall'immaginazione di Shakespeare, pur avendo un referente reale sulla costa Dalmata
- ciascuno ignaro della salvezza dell'altro e quindi disperato per la di lui/lei possibile
morte. Viola travestitasi da uomo, sul modello del fratello, per entrare maggiormente
nelle confidenze del duca Orsino che segretamente ama, anche se mal disposta, finisce per
diventare latrice dei messaggi d'amore del duca per la bella Olivia e, per somma disdetta
e complicazione, piuttosto che adempiere il suo compito, affascina quest'ultima fino a
farla pazzamente innamorare del suo aspetto, diciamo così, ingannevole. Ma non pensate,
illusi, che sia già questo il massimo della confusione...
Riprendendo quanto detto piu sopra, pur senza essere manifestamente irreale tutto ciò ha
da essere sviante, elusivo, inafferabile, trasognato e immaginario, o almeno così
prescrive il "canone" shakespeariano. Che forse è chiedere troppo; e bisogna
accontentarsi di un adattamento tutto sommato più modestamente letterale e che certo non
rispecchia la meravigliosa opacità che cercavamo. Trevor Nunn - regista e sceneggiatore -
sottolinea tutto con maggiore preoccupazione di precisione, ma anche più banalmente ed
eliminando quello che dava alla vicenda una dimensione di irrealtà fiabesca. In questo
senso inizio e fine di commedia sono esemplari, dove ciò che sembrava magicamente
irrisolto viene precisato con una certa oziosità. Poi Nunn mette molto in risalto quello
che sembra uno studio dell'identità nell'opposto (dei sessi e non solo), con la bella
figura di doppio "reale" Viola-Sebastian; e per il resto si accontenta di
imitare, perciò senza troppa inventiva, il modello branaghiano di "Molto rumore per
nulla": molti esterni ariosi, molto movimento e effervescenza (con tutti i giochi di
parole che, però, come sempre, nel doppiaggio si perdono e lasciano solo un po'
interdetti). Degli attori, al solito, si può dire tutto il bene possibile, ma, questo,
inevitabilmente, è già noia.