Tempi Moderni

I film del 1997


LA DODICESIMA NOTTE
(TWELFTH NIGHT)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Trevor Nunn
Sceneggiatura: Trevor Nunn
Fotografia: Clive Tickner
Scenografia: Sophie Becher
Costumi: John Bright
Montaggio: Peter Boyle
Musica: Shaun Davey
Prodotto da: Stephen Evans e David Parfitt
(Gran Bretagna, 1996)
Durata: 130'
Distribuzione Cinematografica: LIFE INTERNATIONAL

PERSONAGGI E INTERPRETI

Olivia: Helena Bonham Carter
Sir Andrew: Richard E. Grant
Malvolio: Nigel Hawthorne
Feste: Ben Kingsley
Sir Toby: Mel Smith
Maria: Imelda Staunton
Orsino: Toby Stephens
Viola: Imogen Stubbs
Sebastian: Steven Mackintosh

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Notte20.jpg (15153 bytes)Perché è senza dubbio così che le cose, non poco, si complicano. Come rendere la freschezza, la gioia unite alla malinconia di questa splendida commedia, con quel tono pervasivo di inafferrabilità a cui non ci possiamo sottrarre già dalla lettura di titolo e sottotitolo (cosa vorrà dire il famoso "or what you will"?). Viola e Sebastian, fratelli presumibilmente gemelli, in seguito a un'improvvisa tempesta finiscono sulla costa dell'Illiria - regione partorita più che altro dall'immaginazione di Shakespeare, pur avendo un referente reale sulla costa Dalmata - ciascuno ignaro della salvezza dell'altro e quindi disperato per la di lui/lei possibile morte. Viola travestitasi da uomo, sul modello del fratello, per entrare maggiormente nelle confidenze del duca Orsino che segretamente ama, anche se mal disposta, finisce per diventare latrice dei messaggi d'amore del duca per la bella Olivia e, per somma disdetta e complicazione, piuttosto che adempiere il suo compito, affascina quest'ultima fino a farla pazzamente innamorare del suo aspetto, diciamo così, ingannevole. Ma non pensate, illusi, che sia già questo il massimo della confusione...
Riprendendo quanto detto piu sopra, pur senza essere manifestamente irreale tutto ciò ha da essere sviante, elusivo, inafferabile, trasognato e immaginario, o almeno così prescrive il "canone" shakespeariano. Che forse è chiedere troppo; e bisogna accontentarsi di un adattamento tutto sommato più modestamente letterale e che certo non rispecchia la meravigliosa opacità che cercavamo. Trevor Nunn - regista e sceneggiatore - sottolinea tutto con maggiore preoccupazione di precisione, ma anche più banalmente ed eliminando quello che dava alla vicenda una dimensione di irrealtà fiabesca. In questo senso inizio e fine di commedia sono esemplari, dove ciò che sembrava magicamente irrisolto viene precisato con una certa oziosità. Poi Nunn mette molto in risalto quello che sembra uno studio dell'identità nell'opposto (dei sessi e non solo), con la bella figura di doppio "reale" Viola-Sebastian; e per il resto si accontenta di imitare, perciò senza troppa inventiva, il modello branaghiano di "Molto rumore per nulla": molti esterni ariosi, molto movimento e effervescenza (con tutti i giochi di parole che, però, come sempre, nel doppiaggio si perdono e lasciano solo un po' interdetti). Degli attori, al solito, si può dire tutto il bene possibile, ma, questo, inevitabilmente, è già noia.

Alfonso Iuliano