VITE
STROZZATECAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Ricky Tognazzi
Soggetto: Simona Izzo, Ricky Tognazzi, Graziano Diana
Da un'idea di: Francesco Taurisano, Graziano Diana
Sceneggiatura: Simona Izzo, Ricky Tognazzi
Fotografia: Alessio Torresi Gelsini
Montaggio: Carla Simoncelli
Scenografia: Mariangela Capuano
Musiche: Ennio Morricone
Costumi: Paola Bonucci
Suono: Remo Ugolinelli, Corrado Volpicelli
Prodotto da: Vittorio e Rita Cecchi Gori
(Italia, 1996)
Durata: 110'
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP
PERSONAGGI E INTERPRETI
Francesco: Vincent Lindon
Miriam: Sabrina Ferilli
Sergio: Luca Zingaretti
Claudio: Ricky Memphis
Sauro: Lina Sastri

Con
lo stesso tempismo de 'La Scorta' e di 'Ultrà', l'ultimo film di Ricky Tognazzi, 'Vite
Strozzate', esce nelle sale nel momento in cui tutta l'Italia parla quotidianamente del
problema dell'usura.
Un usuraio (Luca Zingaretti), si ciba delle disgrazie altrui con la stessa spietatezza e
avidità di un vampiro alla ricerca di sangue.
Aiutato da un bancario che gli segnala l'imminente fallimento di piccoli imprenditori,
travestito da commercialista si inserisce nelle società con il falso intento di aiutarle
a rimettersi in piedi. Attraverso un complicato quanto efficace sistema, fa in modo che
l'imprenditore incontri degli strozzini, costringendolo a firmare un atto di cessione
della società.
Così, senza sporcarsi le mani, senza che una singola impresa risulti ufficialmente in suo
possesso, l'usuraio accumula negozi, ristoranti ed imprese che gli fruttano miliardi.
E' con questo sistema che s'intrufola anche in una ditta di costruzioni di proprietà di
un suo vecchio compagno di scuola (Vincent Lindon). Sposato con una bellissima donna
(Sabrina Ferilli), il piccolo imprenditore è sull'orlo del fallimento. Una volta
conquistata la loro fiducia, la macchina 'infernale' si mette in moto. Solo che questa
volta succede l'imprevisto. L'usuraio perde la testa per la donna. Si può rubare tutto
agli altri, ma non si può forzare nessuno ad amarci...
Ricky Tognazzi è alla sua quarta fatica e bisogna dire che di film in film ha
diligentemente migliorato se stesso sia come metteur en scène, che come direttore di
attori. Pochi altri registi italiani della sua generazione hanno imparato così bene a
confezionare un film. L'aspetto formale di un'opera non è, come ahimé sembrano non
accorgersi troppi registi italiani, di secondaria importanza. 'Vite Strozzate' è ben
stilizzato, con una fotografia (Alessio Torresi Gelsini) interessante e pertinente al
soggetto. La qualità delle immagini, le transizioni di scena in scena, l'ambientazione e
i costumi sono curati nei minimi particolari e sono senz'altro un punto a favore di questo
film. Questo vale anche per la scelta degli attori, tutti giusti nel loro ruolo e ben
diretti. Lo stesso però non si può dire della musica di Morricone che è una fotocopia
identica alla già insufficiente colonna sonora de 'La Scorta'.
C'è
chi critica sfavorevolmente questo ruolo di denuncia morale che Tognazzi si è ritagliato
all'interno del cinema italiano, etichettandolo come opportunista. Altri lo apprezzano
proprio per questo.
Sicuramente uno dei compiti maggiori del cinema è quello di essere lo specchio dei propri
tempi. In un suo racconto Cechov sosteneva che un grande artista può con una sua opera
fare evolvere il mondo di cento anni. Purtroppo l'essere fedeli alla realtà non è
sufficiente, perché scrivere un'opera teatrale o un film significa tradurre la vita in
qualcos'altro, in un linguaggio nuovo.
Di questo non sembra essere consapevole Ricky Tognazzi che ha il grave difetto di
raccontarci dei mondi 'reali' senza la minima ironia. A parte il personaggio dell'usuraio,
estremamente umano pur essendo corrotto nell'animo, la totale mancanza di contrasti negli
altri personaggi li rende completamente statici. I loro litigi sono sempre urlati allo
stesso modo, le loro tristezze sono sempre le stesse, ed anche le loro piccole gioie. Nel
tentativo di renderli troppo reali, il regista li appiattisce completamente.
Purtroppo Tognazzi ed i suoi sceneggiatori hanno da sempre la malaugurata tendenza a
prendersi troppo sul serio.
Sebastiano Tecchio