Tempi Moderni

I film del 1996


VERSO IL SOLE
(SUNCHASER)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Michael Cimino
Sceneggiatura: Charles Leavitt
Fotografia: Doug Milsome
Scenografia: Victoria Paul
Montaggio: Joe D'Augustine
Musica: Maurice Jarre
Prodotto da: Arnon Milchan, Michael Cimino
Larry Spiegel, Judy Goldstein
Joseph S. Vecchio
(USA, 1996)
Durata: 122'
Distribuzione cinematografica: WARNER BROS
Distribuzione home video: WARNER

PERSONAGGI E INTERPRETI

Dottor Michael Reynolds: Woody Harrelson
Brandon "Blue" Monroe: Jon Seda
Dott.ssa Renata Baumbauer: Anne Bancroft
Victoria Reynolds: Alexandra Tydings
Dott. Chip Byrnes: Matt Mulhern
Donna Navajo: Talisa Soto
Dott. Bradford: Richard Bauer

verso1.jpg (17185 bytes)Carriera davvero travagliata quella di Michael Cimino. Tutti lo ricordano per il bellissimo "Il cacciatore" con cui nel 1976 conquistò ben 5 premi Oscar ma da allora la sua carriera è stata costellata da enormi flop commerciali (uno su tutti "I cancelli del cielo") che ne hanno compromesso la carriera a Hollywood.
Segnato profondamente dall'insuccesso di quel film Cimino in sedici anni ha girato soltanto quattro opere: "L'anno del dragone", ottimo poliziesco d'autore, i deludenti "Il siciliano" e "Ore disperate" ed ora "Verso il sole" (ma in originale il titolo è senza dubbio più incisivo "Sunchaser", ovvero "Cacciatore del sole"), presentato con successo all'ultimo festival di Cannes.
Il cinema di Cimino ha sempre contrapposto alla società americana bianca e di successo quella delle origini, dei grandi spazi e dei padri fondatori. Cimino è un cineasta che possiede sangue indiano nelle vene e ha sempre accettato a malavoglia di lavorare a Hollywood. D'altronde come può il suo cinema conciliarsi con le esigenze del pubblico adolescenziale americano? verso2.jpg (13904 bytes)"Verso il sole" quindi segna non solo il suo ritorno sullo schermo dopo sette anni di assenza ma si ricollega coerentemente con la sua idea di cinema.
La trama del film è abbastanza semplice: il dottor Reynolds (Woody Harrelson) è un oncologo di successo costretto a malavoglia ad occuparsi della salute di Blue, un sedicenne carcerato (ha ammazzato il patrigno a tredici anni) affetto da un cancro incurabile e con un solo mese di vita. Reynolds incarna l'America materialista: guida una Porsche rossa fiammante, ha una bellissima moglie, sta per acquistare una villa del valore di due milioni di dollari. Blue rappresenta l'altra faccia dell'America: è un meticcio, mezzo indiano navajo, mezzo americano, un emarginato che ha vissuto nei quartieri ghetto di Los Angeles e tuttavia ha una sua spiritualità. E' convinto, infatti, di potere miracolosamente guarire se riuscirà ad immergersi in un misterioso lago sacro, nel cuore della riserva navajo, di cui suo nonno è lo stregone. "Che la bellezza sia davanti a me, che la bellezza sia sotto di me, che la bellezza sia tutta intorno a me " è la preghiera che Blue recita per sopravvivere. Il ragazzo riesce a fuggire e rapisce il dottor Reynolds, suo passaporto per la libertà.
verso3.jpg (13491 bytes)In viaggio attraverso l'America assistiamo al contrapporsi di due mentalità: il contrasto, evidente, è tra la razionalità e la spiritualità. Ma il film offre anche un'altra chiave di lettura: il viaggio attraverso l'America selvaggia e incontaminata diventa anche la ricerca delle origini del cinema americano, quello di John Ford e Raoul Walsh. Alla fine del film Blue troverà "la salvezza" nel suo lago e Reynolds ritroverà la sua anima. Certo si potrà rimproverare a Cimino un certo schematismo nel tratteggio dei personaggi e delle situazioni (simili peraltro al suo film d'esordio "Una calibro 20 per lo specialista") e una mancanza di originalità nella trama, tuttavia la sua cinepresa filma in maniera prodigiosa panorami dimenticati dal cinema americano e il suo film vibra di un'intensità che i prodotti computerizzati e plastificati di Hollywood non potranno mai avere. Bentornato Cimino: fedele a se stesso e ai suoi temi prediletti il regista ha fatto una nuova incursione brillante e spettacolare nel cinema, per ricordarci con malinconia che Hollywood non è più quella mitica di una volta.

Maurizio Imbriale