Tempi Moderni

I film del 1996


PER AMORE DI VERA
(LARGER THAN LIFE)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Howard Franklin
Sceneggiatura: Roy Blount, Jr.
Fotografia: Elliot Davis
Montaggio: Sidney Levin, A.C.E.
Scenografia: Marcia Hinds-Johnson
Costumi: Jane Robinson
Musica: Miles Goodman
Produttori: Richard B. Lewis, John Watson, Pen Densham
(USA, 1996)
Durata: 95'
Distribuzione cinematografica: UIP per RCS
Distribuzione home video: RCS

PERSONAGGI E INTERPRETI

Jack Corcoran: Bill Murray
Mamma: Anita Gilette
Celeste: Maureen Mueller
Walter: Jeremy Piven
Mo: Janeanne Garofalo
Vernon: Pat Hingle
Hurst: Keith David
Luluna: Lois Smith
Terry: Linda Fiorentino
Tip: Mathew McConaughey
Vera: Tai

vera1.jpg (12827 bytes)Il miglior complimento che si puo' azzardare nei confronti di "Per Amore Di Vera" e' che Vera, l'elefantessa protagonista accanto a Bill Murray, e' davvero una bravissima attrice. Avevo gia' avuto modo di vederla all'opera in "Quando Gli Elefanti Volavano", film-disastro della Walt Disney ambientato in Vietnam. E si, devo proprio dire che questa elefantessa, oltre ad essere particolarmente fotogenica, e' di un' intelligenza quasi commovente. Credo pero' che lavorare con lei sia un impegno assai gravoso. Deve esserlo perche' i film che ho citato sono entrambi un grande buco nero costruito intorno ad un elefante. Ma non possiamo per questo dare la colpa alla povera Vera. Lei, indiscussa star degli elefanti, rimane comunque una splendida attrice.
"Per Amore Di Vera" e' il tipico film che funziona soltanto a livello di soggetto. Se vi racconto la storia, cosi' come viene raccontata dai trailers o nel press book di presentazione, potrebbe anche darsi che vi venga la malsana idea di andare al cinema o di portarci i vostri figli. Ma la promessa di grandi risate e di momenti di commozione non e' altro che uno specchietto per le allodole. In questo film non si ride e non ci si commuove.
E' la storia di Jack Corcoran, una sorta di psicologo-confessore per il grande pubblico televisivo, che un giorno riceve un telegramma da parte di un avvocato che lo informa che il padre, che lui crede scomparso ormai da tanti anni, e' morto in realta' solo di recente e che lui e' l'unico erede di tutto il suo 'grande' patrimonio. Ma le sorprese non sono finite: l'eredita' consiste infatti in una elefantessa del peso di oltre tre tonnellate e mezzo, che risponde al nome di Vera. Gia', papa' faceva il clown in un circo.
vera2.jpg (14993 bytes)Dopo aver pagato le spese sostenute dall'avvocato e i danni causati da Vera durante il periodo di custodia, Jack si ritrova senza una lira e con questo enorme fardello. Decide cosi' di portare Vera a Hollywood e di venderla ad un famoso circo, ma durante il lungo e articolato tragitto attraverso gli Stati Uniti, tra i due vagabondi nasce una grande amicizia che cambiera' le sorti di entrambi.
Oltre il soggetto che potremmo definire carino, il film e' un ricettacolo di luoghi comuni, una serie infinita di battute da cabaret messe in bocca a Bill Murray come se qualsiasi cosa egli dicesse, anche la meno comica, potesse farci ridere. Gli sguardi in macchina, le continue smorfie, le battutine in stile televisivo non riescono mai a far breccia nello spettatore. Il personaggio di Murray, cosi' come ogni altro personaggio del film, non riesce a comunicare alcunche' e questo va attribuito alla debole sceneggiatura scritta da Roy Blount, Jr., un giornalista alla sua prima esperienza cinematografica. Purtroppo sono sempre piu' frequenti i casi di film dove la sceneggiatura viene in qualche modo considerata un accessorio, uno dei tanti aspetti della creazione di un'opera - il cinema degradato alla meccanicita' di una catena di montaggio. Questa visione del cinema fa si che troviamo sempre piu' spesso personaggi mal costruiti, vagamente abbozzati. Cosi', invece di vivere di luce propria, spesso sono il risultato di decine di citazioni di altri personaggi, di altri film. E' il caso di Jack Corcoran, il quale, in una sorta di involontaria vocazione pirandelliana, non riesce in tutto il film a chiarirsi, a trovare un'identita', lasciando lo spettatore a secco di emozioni.

Sebastiano Tecchio